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Verdetti 2010-2011
Retrocesse dalla serie B
Frosinone Portogruaro
Triestina Piacenza
Promosse dalla 2a Div
Tritium Carpi
Latina FeralpiSalò
Carrarese Trapani
Retrocesse in 2a Div
Paganese Cavese
Monza Sudtirol
Ternana Cosenza
Promosse in serie B
Gubbio Nocerina
H.Verona Juve Stabia


Supercoppa 2010-2011
22 - 26 maggio
Gubbio Nocerina 1 - 1
Nocerina Gubbio 0 - 1
Vincente: Nocerina


Play Off Lega Pro
29 maggio 2011
Girone "A"
Verona Sorrento 2 - 0
Salernitana Alessandria 1 - 1
Girone "B"
Juve Stabia Benevento 1 - 0
Taranto A. Roma 0 - 1
5 giugno 2011
Girone "A"
Sorrento Verona 1 - 1
Alessandria Salernitana 1 - 3
Girone "B"
Benevento Juve Stabia 1 - 1
A. Roma Taranto 2 - 3
Finali Play Off 2011
Andata 12 giugno
Verona Salernitana 2 - 0
Juve Stabia A. Roma 0 - 0
Ritorno 19 giugno
Salernitana Verona 1 - 0
A. Roma Juve Stabia 0 - 2


Play Out Lega Pro
29 maggio 2011
Girone "A"
Sudtirol Ravenna 1 - 0
Monza Pergocrema 1 - 0
Girone "B"
Viareggio Cosenza 3 - 1
Foligno Ternana 1 - 0
5 giugno 2011
Girone "A"
Ravenna Sudtirol 2 - 1
Pergocrema Monza 1 - 0
Girone "B"
Cosenza Viareggio 0 - 1
Ternana Foligno 1 - 1


Lega Pro 1a Div - Girone A
10a giornata - 25 ott 09
Alessandria Viareggio 0 - 0
Como Arezzo 0 - 0
Classifica - 10a giornata
 1  Novara 24   
 2  Cremonese 22

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3 dicembre 2008

Tifo, tifosi e altro

fonte: sportpeople.net

Favoloso Stracqualursi, dal carcere alla gloria

Fonte: "Ifgonline.it"

Sei mesi fa, quando cercava il gol sui campi della modesta Liga de Rafaela, non avrebbe mai pensato di diventare protagonista del campionato argentino. Denis Stracqualursi, 21enne attaccante dal cognome impronunciabile, ce l’ha fatta a uscire da una storia di anonimato e a sorprendere tutti grazie a un’ascesa fulminante e curiosa. Solo due settimane fa, El Traca, come viene soprannominto dai compagni, ha debuttato con il Gimnasia a due anni di distanza dal grande rifiuto: nel 2006, infatti, la squadra di La Plata lo prende in prova per alcuni mesi, senza restare pienamente convinta delle sue doti. Il tecnico di allora, Guillermo Sanguinetti, decide comunque di lasciare aperto uno spiraglio e approva il suo riscatto dal Rafaela ma, tra le fila dei titolari, nemmeno un minuto. Ancora indietro, ai campetti di periferia con un sogno che non vuole realizzarsi, almeno fino a oggi. Ma l’esordio in prima divisione non gli è bastato; Denis ha voluto rendere il racconto ancora più interessante con il primo gol nell’ultimo weekend di campionato. Vittima del destino, il Colon, la squadra di cui è da sempre ultrà sfegatato. E lui non ha voluto farne mistero, mettendo in bella vista il simbolo del “suo” club, tatuato sul polpaccio, durante l’esultanza. Un segno profondo, quello dei Sabaleras, visto che negli anni dell’adolescenza Stracqualursi è finito in carcere diverse volte proprio per disordini tra tifoserie. Il padre, stanco dei continui problemi con la giustizia, decide addirittura di chiuderlo in un riformatorio. Tutto sembra finito, ma il giovane riesce a trasformare l’intemperanza in grinta e a dare una svolta alla sua vita e alla sua carriera. Un cammino che ricorda quello di un altro calciatore poi divenuto famoso nel campionato italiano, Aparecido Cesar. Nel 1994, il brasiliano 19enne, allora giocatore del Juventus Sao Paulo, aiuta due rapinatori a sottrarre al presidente della società il premio in denaro per la promozione e, dopo la confessione, viene condannato a cinque anni di carcere. Come il laterale sinistro, anche Denis ha avuto la forza di uscire dai guai. I dirigenti europei stanno già puntando gli occhi su questo ragazzone di 1.90 che si ispira a Roberto Sosa, compagno nel Gimnasia, ora fuori per infortunio. Difficile dire, se come il Pampa, farà fortuna anche oltreoceano. Poco importa, la favola è già completa così com’è.

 Al vaglio degli inquirenti

Napoli–Lecce e Genoa–Atalanta all’esame del Casms

L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive condanna gli episodi di violenza nel campionato dilettanti e nelle serie minori
Fonte: "Melitoonline.it"


Gli incontri di calcio di serie A Napoli–Lecce e Genoa–Atalanta, in programma rispettivamente sabato 13 e domenica 14 dicembre, saranno portati all’attenzione del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (Casms) nella prossima riunione del 4 dicembre. 

La deliberazione è stata assunta dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive che, nella riunione di ieri, ha analizzato i comportamenti delle tifoserie nell’ultimo periodo. In apertura di riunione è stato stigmatizzato il comportamento negativo di alcuni tifosi dello Juve Stabia dopo l’incontro “Juve Stabia–Lanciano” culminata con l’aggressione a due calciatori stabiesi. 

Sono state inoltre evidenziate le criticità verificatesi sia nel corso di alcuni incontri di calcio del campionato Dilettanti e delle serie Minori che lungo le vie di trasporto, che hanno visto protagonisti i tifosi dell’Aquila, del Falerna e della Puteolana. 

Nel corso della stessa riunione è stato analizzato il calendario delle partite di calcio in programma nelle prossime giornate di campionato con l’individuazione delle seguenti gare, per le quali il Casms effettuerà le proprie valutazioni: “Benevento–Juve Stabia” (1° Div./B) in programma il 7 dicembre 2008; “Miglianico–L’Aquila” (Dilettanti) in programma lunedì 8 dicembre 2008; “Napoli–Lecce” (serie A), “Avellino-Salernitana” (serie B) e “Nissa-Siracusa ” (Dilettanti) in programma sabato 13 dicembre 2008; “Genoa–Atalanta” (serie A), “Cavese-Benevento” (1° Div./B), “Potenza-Taranto” (1° Div./B), “Akragas-Licata” (Dilettanti), “Grottaglie-Bitonto” (Dilettanti) e “Ippogrifo Sarno–Battipagliese” (Dilettanti).


Maledetto caro-biglietti

Parlano i coordinatori degli Inter Club dopo che Mourinho ha chiesto una maggior presenza di tifosi allo stadio

«San Siro semivuoto? Colpa dei prezzi»

Fonte: "Cronacaqui.it"

CALCIO 03/12/2008 - Parla Mourinho, si scatenano i tifosi. Non si sono fatte atten­dere le reazioni del pubblico nerazzurro dopo il “J’accuse” del tecnico portoghese «Sui fi­schi alla squadra l’allenatore ha ragione – dice Luca Cipriani, responsabile del coordinamen­to Inter Club a Milano Centro – Ci sono però delle precisazioni da fare, perché gli spettatori de­vono affrontare problemi di va­ria natura, a partire dai biglietti nominali. Non si può nemmeno ignorare il fatto che ci sia una congiuntura economica sfavo­revole ». Ancora più spietata è l’analisi di Virgilio Motta, re­sponsabile di uno degli In­ter Club più in vista a San Siro, la Banda Bagaj. Il grup­po ha spesso cercato di “ravvivare” il settore blu dello stadio con l’ausilio di alcuni stri­scioni, ma non sempre ha potu­to offrire il proprio apporto. «Già in passato abbiamo avuto delle controversie – dice – Ad esempio ci hanno impedito di esporre dei semplici “Grazie Mancio” o “Complimenti per il vostro strameritato secondo po­sto” contro la Roma in Super­coppa. Purtroppo abbiamo avu­to la conferma che nelle nostre richieste di autorizzazione manca un passaggio, perché quando noi chiediamo aiuto al­la società questa non si premura di chiamare la questura. In occa­sione di Inter-Juventus abbiamo esposto lo striscione “Retroces ­si” in maniera abusiva e ha avu­to un tale successo che nessuno si è lamentato, perché avrebbero fatto una brutta figura».

LA QUESTIONE CHAM­PION’S

Il quadro dei presenti nelle ma­nifestazioni europee è tutt’altro che roseo. «Il problema princi­pale è la politica dei prezzi – continua Motta – Contro il Pa­nathinaikos è balzata ancora più all’occhio la differenza tra l’Inter e le altre società: siamo gli unici in Europa che concedono il pri­mo anello ai sostenitori avversa­ri, che con il Milan vanno al terzo, e i greci ci hanno dato una lezione di tifo». È invece vicino allo scioglimento un altro club tra i più noti, “Quelli di Rho”.
Marziano Penati, un’istituzione tra i tifosi nerazzurri, spiega il perché della scelta. «Lo scorso anno mi hanno rispedito a casa con lo striscione per ben cinque volte e quest’anno colui che ha preso le redini ha avuto la stessa sorte perché è arrivato allo stadio con 10 minuti di ri­tardo – dice ­ Non sto par­lando solo di cartelli o teli, anche le ban­diere dell’Ar­ gentina o della Colombia so­no state re­spinte. Spero si vada avanti fino al termine della stagione, poi vedremo».

NUMERI

In controtendenza vanno alcuni dati riguardanti la Serie A: la media spettatori è in aumento rispetto allo scorso anno, 24.620 contro 22.515. I nerazzurri si attestano al secondo posto (53.316) con ottomila spettatori di media in meno rispetto ai cugini del Milan, che godono di prezzi migliori. La media con cui ha chiuso l’Inter lo scorso anno era leggermente inferiore (52.216), ma ciò che preoccupa sono gli ampi spazi vuoti in Champion’s League, dove solo sommando i tre incontri casa­linghi il pubblico interista avrebbe fatto poco più di un tutto esaurito: 32.956 spettatori con il Werder, 27.247 con l’Anorthosis e 34.955 con il Pa­nathinaikos, totale 95.167.


Giornalisti sportivi violenti? Un'esagerazione!

"Oggi, ci sono situazioni a rischio di violenza e sembra che si preferisca fare delle "soluzioni tampone", come le partite a porte chiuse o senza i tifosi ospiti, invece di fare politiche più radicali che contemplino anche il blocco del campionato"
Fonte: "Italiachiamaitalia.net"


Vorrei riprendere un argomento che riguarda la violenza negli stadi.

Come tutti sanno, a seguito dei fattacci avvenuti a Catania il 02 febbraio 2007 (in occasione del derby tra la squadra locale ed il Palermo) che causarono la morte dell'ispettore Filippo Raciti, l'allora governo presieduto da Romano Prodi fece un decreto contro la violenza negli stadi. Tra la varie cose, questo decreto (emanato nel giorno 08 febbraio del 2007) impone anche limitazioni a certi cronisti, che vengono in qualche modo accusati di istigare alla violenza.

 

Come tutti noi sappiamo, ci sono certi giornalisti che si comportano anche da tifosi e che magari possono eccedere nelle loro esultanze. Esempi di ciò sono il milanista Tiziano Crudeli, noto giornalista romagnolo che fa le sue "infuocate" telecronache del Milan nella trasmissione "Diretta stadio...ed è subito gol", in onda sulla rete "7 Gold", o il giornalista milanese Emilio Bianchi (anch'egli milanista), ex giornalista e di Radio Reporter (di cui fu tra i fondatori) e di Mediaset, ex telecronista della trasmissione prima citata ed oggi ospite fisso della trasmissione sportiva "Qui studio...voi stadio" (in onda su "Antenna 3-Telelombardia") e giornalista di Radio Number One oppure (per par condico) Filippo Tramontana, telecronista interista, sempre di "Diretta stadio...ed è subito gol".

Io vorrei spezzare una lancia a favore di questo tipo di giornalisti. Essi fanno delle telecronache infarcite di tifo, di grandi esultanze quando le loro squadre segnano un gol o di altrettanto grandi arrabbiature quando esse il gol lo prendono.
Però, nelle loro telecronache non ravviso espressioni che istigano alla violenza. Le loro telecronache possono anche non piacere a chi preferisce solo commenti tecnici, senza elementi comici e macchiettistici, però dire che esse istighino alla violenza mi sembra esagerato.

Io seguo sia Tiziano Crudeli che Emilio Bianchi e devo dire che nel loro atteggiamento non c'è nulla di violento. Anzi sono di grande obiettività.

Giusto ieri, dopo la "purtroppo" meritata vittoria del Palermo sul Milan (dico "purtroppo" perché anch'io sono milanista), Tiziano Crudeli ha fatto un'analisi tecnica molto obiettiva e critica verso la squadra di mister Ancelotti. Mi viene da ridere quando sento certe osservazioni che imputano a questi giornalisti la causa della violenza negli stadi. E' colpa di Emilio Bianchi e dell'interista Andrea Bosio (ex telecronista di "Diretta Stadio...ed è subito gol" ed oggi ospite fisso di "Qui studio...voi stadio) se ci sono stati episodi di violenza nel derby Inter-Milan dei quarti di finale di Champions League della stagione 2004-2005, in cui rimase coinvolto anche il portiere milanista Nelson Dida?

Battute a parte, la violenza negli stadi è una cosa seria che dipende anche da fattori di politiche sbagliate. Ad esempio, grazie alle politiche del primo ministro Margaret Thatcher, oggi gli stadi in Inghilterra sono accoglienti e se un tifoso esagitato si alza per lanciare un oggetto in campo, arriva lo stuart che lo prende (anche con metodi "sbrigativi") e lo porta al più vicino posto di polizia.

Qui in Italia uno stuart non può fare questo perché rischia di venire pestato e se fa qualcosa contro un ultrà esagitato rischia anche una denuncia da quest'ultimo. Qui in Italia si è sempre scelta la linea del buonismo che non ha portato a nessun risultato positivo. Se avessero fatto una politica simile a quella adottata dalla signora Thatcher in Inghilterra, forse molti episodi non ci sarebbero mai stati e l'ispettore Raciti sarebbe ancora vivo. Sarebbe bastata più fermezza.

Oggi, ci sono situazioni a rischio di violenza e sembra che si preferisca fare delle "soluzioni tampone", come le partite a porte chiuse o senza i tifosi ospiti, invece di fare politiche più radicali che contemplino anche il blocco del campionato e soluzioni che i buonisti chiamano "repressive".

Per concludere, dico che è meglio guardare alle cose più serie, invece delle quisquilie come le telecronache di Tiziano Crudeli, di Filippo Tramontana o dello juventino Claudio Zuliani, che tutto sono meno che violente.
A prova ci ciò, mostro anche due video presi da Youtube, in cui ci sono le esultanze di Emilio Bianchi (che è il giornalista con gli occhiali) ed una telecronaca di Tiziano Crudeli, che fa la solita macchietta con il suo amico-rivale interista Elio Corno. Chi legge giudichi...mentre io faccio i miei complimenti al Palermo che ha meritato di vincere e che sta facendo una buona stagione.


Lode a "Il Tempo" critico

Divise sempre più folli: il calcio vende l'anima al merchandising

Come i nobili che sono costretti a vendere l'argenteria, anche il calcio sta vendendo, per sopravvivere alla propria follia, un pezzetto per volta, la propria anima.
Ricordo come circa 30 anni fa fosse considerata una profanazione l'iniziativa dell'Udinese che per prima mise sulle proprie maglie la pubblicità di un gelato.

Fonte: "Il Tempo"


Prima di accettarle, si è litigato per anni sulle dimensioni che quelle scritte potevano avere.
La maglia è sempre stata considerata il simbolo dell'identità di un club. Per la loro originalità e diversità sono rimaste storiche due maglie, quella nera del Casale e quella a strisce orizzontali bianche e blu della Pro Patria, ma il Casale manca dalla serie A dal 1934, la Pro Patria dal 1956.
Le prime variazioni sono state rese obbligatorie dalla necessità di differenziare le maglie delle squadre che hanno gli stessi colori. Nell'attuale serie A ci sono tre squadre (Juventus, Siena e Udinese) che hanno le stessa maglia. Lo stesso può valere per la Lazio ed il Napoli, per l'Inter e l'Atalanta, per il Genoa ed il Cagliari, per il Catania ed il Bologna, per la Roma ed il Torino.
Queste omonimie cromatiche hanno reso obbligatoria ed istituzionale la seconda maglia che una volta doveva essere indossata dalla squadra di casa (supponendo che fosse più facile averne a disposizione un'altra) mentre invece ora questo obbligo spetta alla squadra in trasferta.
L'esigenza della seconda maglia è stata immediatamente sfruttata sul piano commerciale consentendo ad un club di sottoscrivere un doppio e magari anche un triplo contratto con le ditte fornitrici. Infatti l'ultima trovata è stata quella di creare una maglia diversa per le partite di coppa, Italia, Champions o Uefa, una specie di moltiplicazione dei marchi, dei contratti e delle entrate.
In tutto questo si è venuto a creare un senso di confusione che probabilmente non è gradito al pubblico degli appassionati ed in particolare a quello dei tifosi che inevitabilmente sono i più affezionati ai colori originali.
In tutte queste trasformazioni ci hanno messo qualcosa anche le aziende produttrici, costantemente alla ricerca di formule che, giocando sui colori ma anche sui fregi, rendessero più riconoscibile il loro logo. Naturalmente la televisione, che si è sempre più impadronita del prodotto calcio, ha imposto ma anche proposto soluzioni miste che hanno reso sempre meno identificabile l'identità di un club.
Un primo passaggio è stato quello dell'abbandono della numerazione tradizionale. Per molti anni il numero 2 era il terzino destro, il numero 11 era l'ala sinistra. Il primo problema è nato con l'introduzione del libero che generalmente era il 4 oppure il 6, raramente il 5. L'idea, rubata allo sport americano, di identificare i giocatori con il loro nome ha completato una trasformazione che ha complicato il lavoro degli statistici ma non solo. Una volta la formazione di una squadra era recitata come un'Ave Maria (Bacigalupo, Ballarin, Maroso ed ancora Sarti, Magnini, Cervato e così via) ora nemmeno il più appassionato dei tifosi è in grado di pronunciare con disinvoltura la formazione della propria squadra.
I tempi, come le maglie, cambiano ma si vorrebbe che le origini e soprattutto i colori non venissero dimenticati e soprattutto venduti.



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