235 Rassegna Web della Prima Divisione Lega Pro Serie C1 Calcio Corte di Giustizia Federale: no a Venezia e Juve stabia. Penalizzazione di un punto per il Pescara, confermate multe e inibizioni per il Taranto | seriec1 | Il Cannocchiale blog
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Verdetti 2010-2011
Retrocesse dalla serie B
Frosinone Portogruaro
Triestina Piacenza
Promosse dalla 2a Div
Tritium Carpi
Latina FeralpiSalò
Carrarese Trapani
Retrocesse in 2a Div
Paganese Cavese
Monza Sudtirol
Ternana Cosenza
Promosse in serie B
Gubbio Nocerina
H.Verona Juve Stabia


Supercoppa 2010-2011
22 - 26 maggio
Gubbio Nocerina 1 - 1
Nocerina Gubbio 0 - 1
Vincente: Nocerina


Play Off Lega Pro
29 maggio 2011
Girone "A"
Verona Sorrento 2 - 0
Salernitana Alessandria 1 - 1
Girone "B"
Juve Stabia Benevento 1 - 0
Taranto A. Roma 0 - 1
5 giugno 2011
Girone "A"
Sorrento Verona 1 - 1
Alessandria Salernitana 1 - 3
Girone "B"
Benevento Juve Stabia 1 - 1
A. Roma Taranto 2 - 3
Finali Play Off 2011
Andata 12 giugno
Verona Salernitana 2 - 0
Juve Stabia A. Roma 0 - 0
Ritorno 19 giugno
Salernitana Verona 1 - 0
A. Roma Juve Stabia 0 - 2


Play Out Lega Pro
29 maggio 2011
Girone "A"
Sudtirol Ravenna 1 - 0
Monza Pergocrema 1 - 0
Girone "B"
Viareggio Cosenza 3 - 1
Foligno Ternana 1 - 0
5 giugno 2011
Girone "A"
Ravenna Sudtirol 2 - 1
Pergocrema Monza 1 - 0
Girone "B"
Cosenza Viareggio 0 - 1
Ternana Foligno 1 - 1


Lega Pro 1a Div - Girone A
10a giornata - 25 ott 09
Alessandria Viareggio 0 - 0
Como Arezzo 0 - 0
Classifica - 10a giornata
 1  Novara 24   
 2  Cremonese 22

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10 dicembre 2008

Corte di Giustizia Federale: no a Venezia e Juve stabia. Penalizzazione di un punto per il Pescara, confermate multe e inibizioni per il Taranto


FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO
00198 ROMA – VIA GREGORIO ALLEGRI, 14
CORTE DI GIUSTIZIA FEDERALE
IIa SEZIONE
L.I.C.P.
COMUNICATO UFFICIALE N. 77/CGF
(2008/2009)
TESTI DELLE DECISIONI RELATIVE AL
COM. UFF. N. 65/CGF – RIUNIONE DEL 14 NOVEMBRE 2008
1° Collegio composto dai Signori:
Prof. Piero Sandulli - Presidente; Avv. Edilberto Ricciardi, Prof. Francesco Delfini, Prof. Enrico
Moscati, Avv. Mario Antonio Scino – Componenti; Dott. Raimondo Catania – Rappresentante
dell’A.I.A.; Dott. Antonio Metitieri - Segretario.

1) RICORSO DEL PROCURATORE FEDERALE AVVERSO IL PROSCIOGLIMENTO
DEI SIGNORI SOGLIA GERARDO, PRESIDENTE DEL C.D.A. E SOGLIA
FRANCESCO, AMMINISTRATORE DELEGATO, ENTRAMBI LEGALI
RAPPRESENTANTI DELLA SOC. PESCARA CALCIO S.P.A., E DELLA SOC.
PESCARA CALCIO S.P.A. DALLE VIOLAZIONI RISPETTIVAMENTE ASCRITTE
CON NOTA DI DEFERIMENTO
N. 682/105PF08-09SP/BLP DELL’11.8.2008 (Delibera
della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008)
Con atto in data 11.8.2008 il Procuratore Federale presso la F.I.G.C. deferiva alla Commissione
Disciplinare Nazionale i sigg. Soglia Gerardo, quale Presidente e legale rappresentante della Pescara
Calcio S.p.A., e Soglia Francesco, quale amministratore delegato e legale rappresentante della
medesima società, nonché la stessa Pescara Calcio S.p.A. contestando, ai primi due, nelle rispettive
qualità, la violazione dell’art. 8, comma 5, C.G.S., in relazione all’allegato a), par. III, lett. b), punto 5,
del Com. Uff. n. 93/A del 5.5.2008, per non aver depositato presso la Co.Vi.So.C., entro il termine
perentorio del 30.6.2008, l’attestazione sottoscritta dal legale rappresentante e dal presidente del
collegio sindacale in ordine all’avvenuto pagamento del debito IVA relativo al periodo di imposta
2006, e alla Pescara Calcio S.p.A., a titolo di responsabilità diretta ai sensi dell’art. 4, comma 1,
C.G.S., anche con riferimento all’art. 8, comma 5, C.G.S. medesimo, la violazione disciplinare
ascrivibile ai suoi legali rappresentanti.
All’esito del procedimento di primo grado, la Commissione Disciplinare Nazionale, con decisione
pubblicata il 18.9.2008, proscioglieva i soggetti deferiti.
Avverso tale decisione il Procuratore Federale proponeva reclamo in data 25.9.2008, affidandolo a
due motivi e chiedendo, in riforma della stessa, l’applicazione, nei confronti dei sigg. Soglia Gerardo
e Soglia Francesco, della sanzione dell’inibizione per mesi sei e, nei confronti della Pescara Calcio
S.p.A., della sanzione della penalizzazione di punti uno nella classifica del campionato di competenza,
da scontarsi nel corso della Stagione Sportiva 2008/2009.
Resistevano i soggetti deferiti, eccependo, con controdeduzioni a difesa, l’inammissibilità del
reclamo e, nel merito, il rigetto del medesimo, con conseguente conferma della decisione della
Commissione Disciplinare Nazionale.
Occorre preliminarmente esaminare la questione relativa all’ammissibilità del reclamo, sollevata
dai soggetti reclamati nelle controdeduzioni a difesa.
Sostengono questi ultimi che il giudizio di secondo grado sarebbe stato radicato dinanzi a questa
Corte secondo termini e modalità procedurali la cui applicabilità andrebbe esclusa, avuto particolare
riguardo alla fattispecie in contestazione.
Infatti, la Procura Federale avrebbe proposto reclamo facendo ricorso al cd. rito abbreviato di cui
al Com. Uff. n. 89/A del 24.4.2008 senza che ne ricorressero i presupposti e, in particolare, senza che
ricorresse quella “specifica esigenza di dare sollecita conclusione agli eventuali procedimenti
riguardanti gli illeciti e le violazioni di cui agli artt. 7, 8 e 10 C.G.S.”, elevata a fondamento
giustificativo della diversa e più celere disciplina procedurale delineata nel menzionato Comunicato
Ufficiale.
In proposito, giova rammentare che l’art. 33, comma 11, C.G.S. ha attribuito al Presidente
Federale il potere di stabilire modalità procedurali particolari e abbreviazione dei termini ordinari,
dandone comunicazione agli Organi della Giustizia Sportiva e alle parti, nei casi particolari in cui
esigenze sportive e organizzative delle competizioni impongono una più sollecita conclusione dei
procedimenti.
Con il Com. Uff. n. 89/A, il Presidente Federale ha esercitato tale potere, disponendo
l’abbreviazione dei termini procedurali dinanzi agli Organi di Giustizia Sportiva per i procedimenti
riguardanti gli illeciti e le violazioni di cui agli artt. 7, 8 e 10 C.G.S.
E’ stato, dunque, ritenuto - come desumibile anche dalle premesse del provvedimento - che la
sollecita conclusione di tali procedimenti sia imposta dalla necessità di assicurare il corretto
svolgimento e la tempestiva organizzazione delle competizione sportive.
Poiché la violazione contestata dalla Procura Federale attiene al mancato deposito presso la
Co.Vi.So.C., nel termine previsto, dell’attestazione relativa all’avvenuto pagamento di debiti erariali
(per l’esattezza, I.V.A. riferita al periodo di imposta 2006), appare evidente - né d’altra parte vi è
contestazione sul punto - che la stessa rientri tra le violazioni in materia gestionale ed economica di
cui all’art. 8 C.G.S., che sanziona espressamente (anche) la mancata produzione di documenti nei
termini fissati dalle norme federali in materia di ammissione ai campionati professionistici, con
conseguente assoggettamento del relativo procedimento alle prescrizioni di cui al Com. Uff. n. 89/A.
Non condivisibile appare la tesi dei reclamati secondo la quale non potrebbe farsi luogo
all’applicazione delle disposizioni di cui al Com. Uff. n. 89/A, e, conseguentemente, non potrebbe
farsi ricorso al cd. rito abbreviato, per difetto del presupposto della sussistenza delle “esigenze
sportive e organizzative delle competizioni” che imporrebbero la sollecita conclusione dei
procedimenti, avuto riguardo alla funzionalizzazione della particolare disciplina procedimentale alla
tutela delle situazioni relative alla Stagione Sportiva 2007/2008.
Infatti, l’esame del contenuto del Com. Uff. n. 89/A non evidenzia elementi da cui desumere che
le disposizioni ivi contenute siano state dettate con esclusivo riferimento ai procedimenti riguardanti
gli illeciti e le violazioni di cui agli artt. 7, 8 e 10 C.G.S., la cui celere definizione si imponeva per
soddisfare le esigenze sportive e organizzative delle competizioni in svolgimento unicamente nel
corso della Stagione Sportiva 2007/2008, durante la quale la stessa Comunicazione Ufficiale è stata
emanata, e non anche le competizioni destinate a svolgersi nel corso delle successive stagioni sportive.
Deve, al contrario, ritenersi che, in difetto di siffatti elementi, le disposizioni di cui al Com. Uff. n.
89/A siano destinate a trovare applicazione a tutti i procedimenti riguardanti gli illeciti e le violazioni
di cui agli artt. 7, 8 e 10 C.G.S., indipendentemente dalla stagione sportiva nel corso della quale gli
stessi vengano avviati e/o definiti.
Anzi, la necessità del ricorso a modalità procedimentali semplificate e termini più brevi può
apprezzarsi non solo verso il termine di una stagione sportiva, al fine di consentire che le situazioni in
contestazione vengano definite prima della chiusura della stessa, con conseguente irrogazione delle
eventuali sanzioni nel corso della medesima, ma anche prima dell’avvio di una stagione sportiva, o,
comunque, nelle fasi iniziali della stessa, in quanto un’immediata irrogazione delle eventuali sanzioni
si presenta idonea a garantire uno svolgimento della competizione sportiva massimamente ispirato a
connotati di correttezza, rendendo le sanzioni maggiormente efficaci e ponendo tutti i competitori in
condizione di conoscere quanto prima l’effettiva situazione di ciascuno di essi nella competizione.
Con riferimento, poi, alla circostanza della mancata osservanza del cd. rito abbreviato nel corso
del giudizio di primo grado, va rilevato che, come più volte ha affermato la giurisprudenza di questa
Corte, sono i giudici di prime cure a verificare la sussistenza o meno delle ragioni di celerità che
suggeriscono l’adozione del rito abbreviato senza che ciò comporti in alcun caso una menomazione
del diritto alla difesa; fattispecie che si verificherebbe, invece, ove si assistesse al mutamento del rito
tra il primo ed il secondo grado (cfr., con riferimento all’adozione di un rito diverso da quello
previsto, Cass. 18.8.2006, n. 18201; Cass. 19.9.1997, n. 9313).
Nel caso in esame, può ritenersi che, avuto riguardo al regolare svolgimento dell’attività
defensionale da parte dei reclamati, manifestatasi, in particolare, mediante il tempestivo deposito di
controdeduzioni, nonché all’assenza di temi di discussione nuovi rispetti a quelli affrontati in primo
grado, non sia rinvenibile un pregiudizio del diritto di difesa degli stessi, cui è stato ampiamente
assicurato il diritto al contraddittorio e all’acquisizione di mezzi istruttori.
Per tali motivi, pertanto, il reclamo proposto deve ritenersi ammissibile.
Con i due motivi del reclamo, la Procura Federale evidenzia che la società si sarebbe resa
inottemperante all’obbligo di depositare presso la Co.Vi.So.C., nel termine perentorio del 30.6.2008,
la dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della società e dal soggetto responsabile del
controllo contabile o dal presidente del collegio sindacale o del consiglio di sorveglianza, attestante
l’avvenuto pagamento dei tributi IRES, IRAP e IVA, esposti nelle relative dichiarazioni, riferiti ai
periodi di imposta terminati entro il 31 dicembre degli anni 2002, 2003, 2004, 2005 e 2006.
In particolare, la dichiarazione depositata dalla società non sarebbe idonea ad attestare il
pagamento dei debiti erariali, in quanto, in relazione al debito di I.V.A. per il periodo di imposta 2006,
la rateizzazione dell’importo dovuto, concessa dall’amministrazione finanziaria, non potrebbe
considerarsi valida ed efficace, in assenza della prestazione dell’apposita garanzia fideiussoria.
L’avversata decisione della Commissione Disciplinare Nazionale viene, quindi, censurata nella
parte in cui, dopo aver dato atto che la validità e l’efficacia del piano di rateazione del debito erariale
era subordinato alla prestazione di apposita garanzia fideiussoria, ha escluso che quest’ultima fosse
dovuta ed esigibile, in quanto, a seguito dell’approvazione del d.l. n. 112/08, tale requisito sarebbe
venuto meno.
Orbene, dalle risultanze procedimentali - non oggetto di specifica contestazione delle parti -
emerge che l’Agenzia delle entrate, con il cd. avviso bonario, emesso in data 10.6.2008, ha
evidenziato un debito erariale della società pari ad € 1.616.827,00, a titolo di acconto e saldo IVA per
il periodo di imposta 2006.
A seguito della richiesta da parte del Pescara Calcio S.p.A., l’Agenzia ha concesso, con
provvedimento del successivo 18 giugno, la massima rateizzazione dell’importo dovuto, comunicando
il relativo piano di ammortamento, in esecuzione del quale la società ha provveduto, in data
26.6.2008, al pagamento della prima rata, provvedendo, in pari data, al deposito della dichiarazione
richiesta presso la Co.Vi.So.C.
Quindi, in data 10.7.2008, ha presentato la relativa polizza fideiussoria, ottenendo, in tal modo,
l’iscrizione al campionato da parte della Co.Vi.So.C., originariamente dalla stessa negata per mancato
assolvimento dell’onere.
Si rileva già per tabulas, la tardività - mai contestata dalle parti reclamate - del deposito della
polizza fideiussoria.
Ciò premesso, deve osservarsi che l’art. 3 bis del d.lgs. 18.12.1997, n. 462, introdotto dall’art. 1,
comma 144, della l. 24.12.2007, n. 244, prevede che, in presenza di somme dovute a seguito di
controlli automatici ovvero dei controlli eseguiti ai sensi degli artt. 36-bis, d.P.R. 29.9.1973, n. 600, e
54-bis d.P.R. 29.9.1972, n. 633, come nel caso in esame, ovvero dei controlli formali effettuati ai sensi
dell’art. 36-ter, d.P.R. 29.9.1973, n. 600, è possibile la rateizzazione degli importi dovuti prima della
loro iscrizione a ruolo, con l’obbligo da parte del contribuente, in caso di somme dovute superiori a
cinquantamila euro, di prestare idonea garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria
o rilasciata da un consorzio di garanzia collettiva dei fidi iscritto negli elenchi di cui agli artt. 106 e
107, d.lgs. 1.9.1993, n. 385, ovvero, su autorizzazione dell’ufficio, di concessione di ipoteca
volontaria di primo grado su beni immobili di esclusiva proprietà del concedente.
Nei casi, invece, in cui di debiti erariali per i quali si è già provveduto alla iscrizione a ruolo e alla
notifica della relativa cartella di pagamento la possibilità di rateizzazione delle somme è rimessa,
ferma restando l’iniziativa del contribuente, alla decisione dell’agente della riscossione, il quale può
concederla nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà dell’istante.
L’originario disposto dell’art. 19 del d.P.R. 29.9.1973, n. 602, prevedeva che se l'importo iscritto a
ruolo fosse superiore a cinquantamila euro, il riconoscimento del beneficio dovesse essere subordinato
alla prestazione di idonea garanzia mediante polizza fidejussoria o fidejussione bancaria ovvero
rilasciata da uno dei menzionati consorzi di garanzia collettiva dei fidi ovvero alla concessione di
ipoteca
Il recente d.l. 25.6.2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella l. 6.8.2008, n. 133, all’art. 83,
comma 23, ha modificato il predetto art. 19, eliminando l’obbligo di prestazione della garanzia.
Alla luce del riferito quadro normativo, può affermarsi che l’ordinamento prevede distinte
fattispecie attinenti alla rateizzazione dei debiti erariali, in funzione della circostanza che per essi sia
provveduto alla relativa iscrizione a ruolo o meno.
Nel primo caso, la rateizzazione, che può interessare, come ovvio, solo gli importi iscritti a ruolo,
è rimessa al potere discrezionale dell’agente della riscossione; nel secondo, l’amministrazione
finanziaria, che gestisce direttamente il rapporto con il contribuente, è tenuta ad accogliere l’istanza di
rateizzazione del debito erariale.
La diversa disciplina delle due fattispecie, resa particolarmente evidente con la riforma operata
con il d.l. n. 112/08, può trovare una spiegazione, dal punto di vista logico, con la circostanza che,
mentre l’amministrazione finanziaria non può rifiutare la rateizzazione chiesta dal contribuente, per
cui appare ragionevole l’imposizione dell’obbligo della garanzia a tutela del rischio
dell’inadempimento del contribuente, l’agente della riscossione può evitare tale rischio non accedendo
alla richiesta di rateizzazione.
Appare, dunque, evidente che il caso in esame è sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 3-bis
del d.lgs. n. 462/97, per cui va affermata la permanenza, anche dopo l’entrata in vigore del d.l. n.
112/08, che non ha inciso su tale fattispecie, dell’obbligo di prestare adeguata fideiussione a corredo
dell’istanza di rateizzazione del debito erariale.
Poiché la società ha provveduto a prestare la garanzia solo dopo lo spirare del termine perentorio
del 30.6.2008, la stessa risulta essere incorsa nell’illecito disciplinare previsto dal Com. Uff. n. 93/A,
sancito avuto riguardo alla natura della fideiussione di elemento cui è subordinata la validità e
l’efficacia del beneficio della rateizzazione.
Al riguardo, non appare invocabile al caso in esame quella giurisprudenza che riconduce effetto
estintivo al pagamento della prima rata del condono fiscale previsto dalla l.n. 299/02, in quanto si
riferisce ad una fattispecie, quella della definizione delle liti pendenti, chiaramente diversa.
Per le suesposte considerazioni, pertanto, il reclamo va accolto e, in riforma della decisione della
Commissione Disciplinare Nazionale del 18.9.2008, va disposta l’applicazione nei confronti dei sigg.
Soglia Gerardo e Soglia Francesco, entrambi nella qualità di legali rappresentanti del Pescara Calcio
S.p.A., della sanzione dell’inibizione per sei mesi, ai sensi dell’art. 8, commi 5 e 10, e della stessa
Pescara Calcio S.p.A. della sanzione della penalizzazione di punti uno nella classifica del campionato
di competenza, da scontarsi nel corso della Stagione Sportiva 2008/2009.
Per questi motivi la C.F.G., previa declaratoria di ammissibilità, accoglie il reclamo proposto dalla
Procura Federale e, per l’effetto, applica l’applicazione nei confronti di Soglia Gerardo e Soglia
Francesco la sanzione dell’inibizione per 6 mesi, ai sensi dell’art. 8, commi 5 e 10, e della Pescara
Calcio S.p.A. la sanzione della penalizzazione di punti uno nella classifica del campionato di
competenza, da scontarsi nel corso della Stagione Sportiva 2008/2009.

2) RICORSO DELL’OLBIA CALCIO AVVERSO LE SANZIONI:
• SQUALIFICA PER 2 GARE EFFETTIVE AL SIG. PUCCICA ROSOLINO;
• SQUALIFICA PER 3 GARE EFFETTIVE AL CALCIATORE PALUMBO
VINCENZO;
INFLITTE SEGUITO GARA VALENZANA/OLBIA DEL 5.10.2008 (
Delibera del Giudice
Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico – Com. Uff. n. 35/DIV del 7.10.2008)
Visto il preannuncio “di dichiarazione di reclamo” fatto il 7.10.2008 dalla società Olbia Calcio
S.r.l. avverso la decisione pubblicata sul Com.Uff. n. 35/DIV del 7.10.2008 del Giudice Sportivo
presso la Lega Italiana Calcio Professionistico;
- vista la lettera del 17.10.2008 con la quale la medesima società, ha dichiarato di voler rinunciare
al reclamo;
- ritenuto che siffatta rinuncia, quale espressione tipica dell’autonomia negoziale privata, fa venir
meno l’intenzione della parte di coltivare l’attivazione dello strumento processuale;
- constatato che, ai sensi dell’art. 33 comma 8 C.G.S., il reclamo, anche se solo preannunciato, è
gravato dalla prescritta tassa.
Per questi motivi la C.G.F., preso atto della rinuncia, dichiara estinto il giudizio come sopra
proposto dall’Olbia Calcio di Olbia (Sassari).
Dispone addebitarsi la tassa reclamo non versata.
2° Collegio composto dai Signori:
Prof. Piero Sandulli - Presidente; Avv. Edilberto Ricciardi, Dott. Alfredo Maria Becchetti, Prof.
Francesco Delfini, Prof. Enrico Moscati – Componenti; Dott. Raimondo Catania – Rappresentante
dell’A.I.A.; Dott. Antonio Metitieri - Segretario.

3) RICORSO DEL SIG. POLETTI ARRIGO AVVERSO LA SANZIONE DELLA
INIBIZIONE PER MESI 8 INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL
PROCURATORE FEDERALE (NOTA N. 684/107PF08-09/SP/BLP DELL’11.8.2008) PER
VIOLAZIONE DELL’ART. 8, COMMA 5 C.G.S. IN RELAZIONE AI PAR. V PUNTO 1) E
III LETT. B, PUNTO 4 DELL’ALL. A DEL C.U. 93/A DEL 5.5.2008
(Delibera della
Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008)

4) RICORSO DEL SIGNOR SIG. POLETTI UGO AVVERSO LA SANZIONE DELLA
INIBIZIONE PER MESI 8 INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL
PROCURATORE FEDERALE (NOTA N. 684/107PF08-09/SP/BLP DELL’11.8.2008) DEL
PROCURATORE FEDERALE PER VIOLAZIONE DELL’ART. 8, COMMA 5 C.G.S. IN
RELAZIONE AI PAR. V PUNTO 1) E III LETT. B, PUNTO 4) DELL’ALL. A DEL C.U.
93/A DEL 5.5.2008
(Delibera della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 18/CDN
del 18.9.2008)

5) RICORSO DELLA S.S.C. VENEZIA S.P.A. AVVERSO LA SANZIONE DELLA
PENALIZZAZIONE DI PUNTI 2 IN CLASSIFICA INFLITTA ALLA RECLAMANTE A
SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER LE
VIOLAZIONI ASCRITTE AI PROPRI DIRIGENTI SIGG. POLETTI ARRIGO E
POLETTI UGO, AI SENSI DELL’ART. 4, COMMA 1, C.G.S. (NOTA N. 684/107 PF08-
09SP//BLP DELL’11.8.2008)
(Delibera della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff.
n. 18/CDN del 18.9.2008)
La Commissione Disciplinare Nazionale, con Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008, notificato ai
ricorrenti il 19.9.2008, ha accolto il deferimento del Procuratore Federale a carico dei ricorrenti
signori Poletti Arrigo e Poletti Ugo e della società “S.S.C. Venezia S.p.A.” , come descritto in
precedenza e specificatamente per i seguenti inadempimenti:
I) al signor Arrigo Poletti è stata irrogata la sanzione dell’inibizione di mesi 8 per responsabilità
relativa alla mancata presentazione nel termine del 30.6.2008 della fideiussione bancaria a prima
richiesta dell’importo di € 207.000,00 e per responsabilità per non aver provveduto alla regolare e
tempestiva trasmissione della dichiarazione attestante l’avvenuto pagamento dei contributi ENPALS
fino a tutto il mese di aprile 2008;
II) al signor Ugo Poletti è stata irrogata la sanzione dell’inibizione di mesi 8 per responsabilità
relativa alla mancata presentazione nel termine del 30.6.2008 della fideiussione bancaria a prima
richiesta dell’importo di € 207.000,00 e per responsabilità per non aver provveduto alla regolare e
tempestiva trasmissione della dichiarazione attestante l’avvenuto pagamento dei contributi ENPALS
fino a tutto il mese di aprile 2008;
III) alla società “S.S.C. Venezia S.p.A.” per gli inadempimenti ascritti ai signori Arrigo Poletti e
Ugo Poletti attribuibile in via diretta alla società “S.S.C. Venezia S.p.A.” infliggendo pertanto alla
stessa, come detto, la penalizzazione di punti 2 (due) in classifica.
I ricorrenti, per mezzo di tre distinti ricorsi reclamano la limitazione della responsabilità dei
deferiti alla sola mancata presentazione nel termine del 30.6.2008 della fideiussione bancaria di €
207.000,00, responsabilità ascrivibile al signor Ugo Poletti ed alla “S.S.C. Venezia S.p.A.”, ma non al
signor Arrigo Poletti nei confronti del quale si chiede la non imputabilità della violazione ascrittagli,
motivando il suo reclamo con la completa estraneità alle operazioni relative all’iscrizione della
“S.S.C. Venezia S.p.A.” al Campionato di I Divisione 2008/2009 di cui, si sarebbe, invece, occupato
il solo Amministratore Delegato signor Ugo Poletti.
I ricorrenti reclamano tutti la palese e totale insussistenza della seconda inadempienza contestata
nell’atto di deferimento e fatta propria e recepita dal Giudice di Prime Cure, avendo la “S.S.C.
Venezia S.p.A.”, al contrario, provveduto tempestivamente alla trasmissione della dichiarazione
attestante l’avvenuto pagamento dei contributi ENPALS a tutto il mese di aprile 2008.
In sede dibattimentale la Corte ammette i difensori dei ricorrenti e la Procura Federale, la quale
solleva in via preliminare eccezione circa la tardiva presentazione dei gravami da parte dei ricorrenti
sostenendo l’applicabilità al procedimento in oggetto della abbreviazione dei termini procedurali di
cui agli artt. 7, 8 e 10 C.G.S. introdotta con Com. Uff. n. 89/A pubblicato il 24.4.2008 e rimettendo la
decisione alla Corte di Giustizia Federale.
I ricorrenti eccepiscono l’irritualità dell’eccezione, motivando nel senso che la Procura avrebbe
dovuto, semmai, proporre sulla materia una memoria o contestare tale circostanza nei modi rituali.
La Corte, in via preliminare, in ordine a detta eccezione procedurale, evidenzia la ritualità
dell’eccezione proposta dalla Procura, essendo la materia anche rilevabile d’ufficio, ma al contempo
rigetta tale eccezione, ritenendo applicabile il procedimento “ordinario” poiché l’abbreviazione dei
termini procedurali viene decisa, ove sussista una specifica esigenza, dal Giudice di Prime Cure e
conseguentemente tale procedimento abbreviato si trasfonde per i termini e per le modalità nei
procedimenti avanti la Corte di Giustizia Federale, la quale da se sola non può, e non deve, abbreviare
i termini laddove gli stessi non siano già stati abbreviati dalla Commissione Disciplinare Nazionale.
Nel merito la Procura Federale fa rilevare che il ricorso presentato dalla “S.S.C. Venezia S.p.A.” è
stato sottoscritto dal signor Michele Pirro, il quale si è qualificato legale rappresentante pro-tempore
della “S.S.C. Venezia S.p.A.”, ma che non riveste tale qualifica.
La Corte, dopo un’attenta analisi, respinge il reclamo della “S.S.C. Venezia S.p.A.”, poiché
sottoscritto e presentato da un soggetto non a ciò autorizzato.
La Corte, rispetto ai reclami presentati dal signor Arrigo Poletti rileva che, essendo egli Presidente
e legale rappresentante della “S.S.C. Venezia S.p.A.”, non poteva non essere estraneo alle operazioni
di iscrizione al Campionato di I Divisione 2008/2009 poiché, è pur vero che Amministratore Delegato
è il signor Ugo Poletti, ma quest’ultimo riveste una qualifica che gli attribuisce poteri delegati che al
contempo non vengono dismessi dal legale rappresentante della società, il quale deve sempre rimanere
responsabile ed informato delle operazioni relative alla società stessa.
In ordine al secondo motivo di gravame, avente ad oggetto la tempestiva e regolare attestazione
dell’avvenuto pagamento dei contributi previdenziali, la Corte rileva come le prove fornite dai
ricorrenti risultano inidonee a superare il tenore letterale delle disposizioni di riferimento; in
particolare quelle relative ai pagamenti dei contributi previdenziali in genere, ove sono previste regole
di effettiva comunicazione dell’avvenuto pagamento dei contributi previdenziali, poiché a nulla rileva
la prevedibilità degli stessi pagamenti ovvero le dichiarazioni comprovanti la rateizzazione dei
pagamenti contributivi.
La regolarità contributiva delle società deve essere provata in fatto, per mezzo di documentazione
idonea alla dimostrazione dell’effettivo pagamento di detti contributi previdenziali.
La Corte pertanto rileva l’inidonea ed insufficiente documentazione comprovante tale regolarità
contributiva presentata da parte dei ricorrenti
Per questi motivi la C.G.F. respinge i ricorsi come sopra presentati dai sigg. Arrigo Poletti e Ugo
Poletti e dalla società S.S.C. Venezia S.p.A. di Venezia:
- per la “S.S.C. Venezia S.p.A.” conferma la penalizzazione di 2 punti in classifica;
- per i signori Arrigo Poletti ed Ugo Poletti conferma l’inibizione di mesi 8 per violazione dell’art. 8
comma 10 C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n.18/CDN del 18
settembre 2008).
Dispone l’incameramento delle tasse reclamo.

6) RICORSO DELLA S.S. JUVE STABIA S.P.A. AVVERSO LA SANZIONE DELLA
PENALIZZAZIONE DI PUNTI 2 IN CLASSIFICA INFLITTA ALLA RECLAMANTE A
SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE PER
RESPONSABILITÀ DIRETTA, AI SENSI DELL’ART. 4, COMMA 1 C.G.S. PER LE
VIOLAZIONI ASCRITTE AL PROPRIO PRESIDENTE E LEGALE
RAPPRESENTANTE ALL’EPOCA DEI FATTI, SIG. GREGORIO ENNIO GIOVANNI

(Delibera della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008)

7) RICORSO DEL SIG. GREGORIO ENNIO GIOVANNI AVVERSO LA SANZIONE
DELLA INIBIZIONE PER MESI 8 INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL
PROCURATORE FEDERALE PER VIOLAZIONE DELL’ART. 8, COMMA 5 C.G.S. IN
RELAZIONE AL PAR. V, PUNTO 1) DELL’ALL. A) DEL COM. UFF. N. 93/A DEL
5.5.200
8 (Delibera della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 18/CDN del
18.9.2008)
Avverso la decisione della Commissione Disciplinare Nazionale, che ha irrogato le sanzioni di cui
sopra, hanno presentato ricorso la S.S. Juve Stabia S.p.A. e il signor Gregorio Ennio Giovanni.
La decisione appellata della Commissione Disciplinare Nazionale è stata pronunciata in
accoglimento del deferimento del Procuratore Federale in data 11.8.2008 nei confronti:
1) del signor Ennio Giovanni Gregorio, amministratore unico e legale rappresentante della Juve
Stabia S.pA all’epoca dei fatti, per violazione di cui all’art. 8, comma 5, C.G.S. in relazione al par. V
punto 1) dell’all. A del Com. Uff. n. 93/A del 5.5.2008, per non aver depositato presso la Lega Italiana
Calcio Professionistico, entro il termine del 30.6.2008, la fideiussione bancaria a prima richiesta
dell’importo di € 207.000,00 e per violazione dell’art. 8, comma 5, C.G.S., in relazione al par. III, lett.
b) punto 4 dell’all. A del Com. Uff. n. 93/A del 5.5.2008, per non aver depositato, entro il termine del
30.6.2008, l’attestazione sottoscritta dal legale rappresentante e dal presidente del collegio sindacale
in ordine all’avvenuto pagamento dei contributi ENPALS riguardanti gli emolumenti dovuti fino al
mese di aprile 2008 compreso, ai tesserati, dipendenti e collaboratori addetti al settore sportivo;
2) della Juve Stabia S.pA, a titolo di responsabilità diretta, ai sensi dell’art. 4, comma 1, C.G.S.,
per le violazioni ascritte al proprio Presidente e legale rappresentante all’epoca dei fatti.
La Commissione Disciplinare ha ritenuto che sul primo capo d’imputazione (mancato tempestivo
deposito della fideiussione bancaria) vi sia pieno riconoscimento dell’inadempimento da parte dei
soggetti deferiti ed ha ritenuto che, quanto al secondo inadempimento (mancata attestazione del
pagamento dei contributi ENPALS) le tesi difensive dei soggetti deferiti, pur se formulate in modo
suggestivo, non potessero essere accolte, in quanto la documentazione prodotta non attesta, come
preteso, la regolare posizione contributiva della società deferita: il documento 4 (in primo grado: carta
21 nel presente giudizio) è infatti una attestazione dell’ENPALS di Napoli con cui si certifica la
regolare posizione al mese di maggio 2007 (data ininfluente per la fattispecie in esame) ed il
documento 5 (in primo grado: carta 19 nel presente giudizio) è una attestazione dell’ENPALS di
Napoli con cui si certifica che la Società ha regolarmente pagato le rate dovute con riferimento alla
scadenza del mese di maggio 2006 e che dette rate sono state pagate con regolarità sino al mese di
aprile 2008.
La Commissione ha poi rilevato che nello stesso documento 5 si fa cenno ad una richiesta di
nuova dilazione di pagamento dei contributi ENPALS dovuti per il periodo dicembre 2007/maggio
2008 e che detta dilazione risulta concessa con determinazione n. 830 del 14.7.2008 (come affermato
nella racc. dell’ENPALS di Napoli in data 25.9.2008: carta 20 nel presente giudizio), sicché alla data
del 30.6.2008 la Juve Stabia non era in regola con il pagamento dei contributi ENPALS (non potendo
valere al riguardo la presentazione della istanza di dilazione di pagamento in data 27.6.2008 che non
può essere considerata come adempimento).
La Commissione ha infine rigettato la richiesta subordinata, di contenimento delle sanzioni
richieste dalla Procura, proposta dalla difesa dei deferiti secondo la quale le contestazioni formulate
dovrebbero essere considerate come “unico inadempimento”: la Commissione ha infatti osservato che
la prima violazione è prevista al par. V, punto 1) dell’all. A del Com. Uff. n. 93/A del 5.5.2008
mentre l’altra è prevista al par. III, lett. b) punto 4 dello stesso allegato.
All’udienza del 14.11.2008 i rappresentanti della Procura ed i difensori degli appellanti hanno
discusso oralmente la causa. La Procura Federale ha chiesto la conferma della decisione della
Commissione Disciplinare Nazionale, condividendone le motivazioni; i difensori degli appellanti
hanno diffusamente illustrato le proprie tesi giuridiche, già esposte analiticamente negli atti di
impugnazione e ne hanno richiamato le conclusioni.
In particolare la difesa degli appellanti, pur confermando la sussistenza della prima violazione di
cui al riferimento (mancato deposito presso la Lega Italiana Calcio Professionistico, entro il termine
del 30.6.2008, della fideiussione bancaria a prima richiesta dell’importo di € 207.000,00), ha ribadito
la ritenuta insussistenza della seconda violazione.
Il dott. Fogliamanzillo, componente del Collegio di difesa, ha sottolineato che tale violazione non
ricorrerebbe perché risulterebbe la accettazione dell’ENPALS di Napoli (carta 20) della proposta di
dilazione formulata dalla società e tale accettazione, a ragione nel computo degli interessi richiesti
dall’ENPALS a far data dal 27.6.2008 (data di presentazione della richiesta di dilazione), opererebbe
retroattivamente e consentirebbe di ritenere concluso l'accordo di dilazione a quella data del
27.6.2008, così rispettandosi il termine del 30.6.2008 previsto nell’all. A del Com. Uff. n. 93/A del
5.5.2008.
Questa Corte ritiene che le prospettazioni difensive degli appellanti, pure efficacemente e
analiticamente illustrate, non possano essere condivise e che dunque la decisione appellata vada
confermata.
Quanto alla prima violazione, va ribadito il rilievo, già formulato dalla Commissione Disciplinare,
del riconoscimento da parte degli stessi deferiti dell'inadempimento contestato.
Quanto alla seconda violazione occorre osservare quanto segue:
- il par. III, lett. b) punto 4 dell’all. A del Com. Uff. n. 93/A del 5.5.2008, prevede che, oltre alla
dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della società, <<in caso di accordi per dilazioni
concessi dagli enti impositori le società devono, altresì, depositare presso la Co.Vi.So.C., anche
mediante fax, la documentazione attestante l'avvenuta regolarizzazione degli stessi>> carta 14).
Ritiene questa Corte che ivi l’impiego dei termini “accordi” e “concessi” sia decisivo nel senso
che la norma qui in esame considera, in piena coerenza con la disciplina tributaria, le dilazioni in
questione quali contratti, soggetti alle ordinarie norme sulla conclusione dell’accordo previste nella
Sezione I ad essa dedicata nel codice civile (Sez. I del capo II del titolo II del Libro quarto).
Ferma dunque la possibilità di una conclusione immediata degli accordi tra le parti, se presenti
nello stesso contesto spazio temporale, essi - qualora stipulati inter absentes e pertanto, come nel
nostro caso, frutto della iniziativa del debitore (la c.d istanza di dilazione) accettata dall’Ente
(accoglimento della c.d. istanza) - siano soggetti all’art. 1326, 1° co., cod. civ. con l’effetto che la
conclusione avviene nel momento in cui chi ha fatto la proposta (la società istante) ha conoscenza
dell'accettazione (l’accoglimento dell’istanza) dell'altra parte (l’ENPALS).
In difetto di alcuna norma speciale che, in deroga alla disciplina codicistica sopra richiamata -
peraltro espressione di un principio generale dell'ordinamento - preveda una retroattività della
accettazione dell’ente, l’accordo dilatorio deve dunque ritenersi concluso al momento in cui la società
Juve Stabia ha avuto conoscenza della predetta accettazione dell’ENPALS e cioè, a quanto risulta
documentalmente (carta 20), alla data del 25 settembre 2008 (recte al ricevimento di tale
raccomandata dell’EMPALS che dà notizia alla società calcistica dell’accettazione della dilazione
proposta).
Né può avere alcun rilievo la data di decorrenza degli interessi applicati dall’ ENPALS, perché
altro è il decorso di interessi su di un debito liquido ed esigibile (il cui termine iniziale è appunto la
scadenza del debito), altro è il momento di conclusione del contratto.
Da ultimo, sul punto, questa Corte rileva come non si possa ritenere, come esposto nella
discussione orale dalla difesa degli appellanti, che la Co.Vi.So.C. abbia mutato ingiustificatamente
contegno nei confronti della società appellante nell'anno in questione rispetto a quello precedente
(2007): infatti per il 2007 l'accettazione, da parte dell’EMPALS, della dilazione richiesta dalla Juve
Stabia anche per tale anno risultava intervenuta e comunicata (e dunque il contratto di dilazione
concluso) entro il termine del 30.6.2007.
Quanto infine alla tesi difensiva di pretesa unicità od omogeneità delle violazioni, che
consentirebbe di applicare un'unica sanzione, ritiene la Corte che tale prospettazione, pur suggestiva,
non possa essere accolta per le ragioni già addotte dalla Commissione Disciplinare ed in particolare
per l'ostacolo costituito dalla diversa collocazione delle violazioni e delle rispettive sanzioni
nell'ambito dell’all. A del Com. Uff. n. 93/A del 5.5.2008 e per la natura formale delle violazioni
medesime.
Ricorrendo dunque una duplicità di violazioni, non può essere ridotta la sanzione applicata in
misura tabellare dalla decisione impugnata alla società calcistica, ed appare altresì congrua la sanzione
parimenti comminata dalla Commissione Disciplinare al legale rappresentante della società.
Per questi motivi la C.G.F. riuniti i ricorsi nn. 6 e 7, respinge i reclami come sopra proposti dalla
S.S. Juve Stabia S.p.A. di Castellammare di Stabia (Napoli) e dal signor Gregorio Ennio Giovanni e
per l’effetto conferma la decisione della Commissione Disciplinare Nazionale impugnata.
Dispone incamerarsi la tassa di reclamo.

8) RICORSO DELLA S.S. MANFREDONIA CALCIO S.R.L. AVVERSO LA SANZIONE
DELLA INIBIZIONE PER MESI 6 INFLITTA AL SUO PRESIDENTE, SIG. RICCARDI
ANGELO A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE PER
VIOLAZIONE DELL’ART. 8, COMMA 5 C.G.S. IN RELAZIONE AL PAR. III, LETT. C),
PUNTO 1) DELL’ALL. A DEL COM. UFF. N. 93/A DEL 5.5.2008
(Delibera della
Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008)

9) RICORSO DELLA S.S. MANFREDONIA CALCIO S.R.L. AVVERSO LA SANZIONE
DELLA PENALIZZAZIONE DI PUNTI 1 IN CLASSIFICA INFLITTA ALLA
RECLAMANTE A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE
PER RESPONSABILITÀ DIRETTA, AI SENSI DELL’ART. 4, COMMA 1 C.G.S. PER LE
VIOLAZIONI ASCRITTE AL PROPRIO PRESIDENTE E LEGALE
RAPPRESENTANTE ALL’EPOCA DEI FATTI
(Delibera della Commissione Disciplinare
Nazionale– Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008)
Con reclamo del 26.9.2008 il signor Angelo Riccardi, nella sua qualità di Presidente e legale
rappresentante della S.S. Manfredonia Calcio S.r.l., proponeva appello avverso la sanzione
dell’inibizione per mesi 6 inflittagli dalla Commissione Disciplinare Nazionale con delibera
pubblicata sul Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008, notificata il 19.9.2008, per violazione dell’art. 8,
5° comma, C.G.S. in relazione al par. III, lett. c), punto 1) dell’All.to A al Com. Uff. n. 93/A del
5.5.2008, in merito al Deferimento del Procuratore Federale dell’11.8.2008 (Prot. n. 687/111 pf. 08-
09/SP/blp).
Con reclamo sempre del 26.9.2008 la S.S. Manfredonia Calcio S.r.l. proponeva appello avverso la
sanzione della penalizzazione di un punto in classifica, inflitta alla società medesima dalla
Commissione Disciplinare Nazionale con delibera pubblicata sul Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008,
notificata 19.9.2008, per responsabilità diretta ai sensi dell’art. 4, comma 1, in ordine alla violazione
dell’art. 8, comma 5, C.G.S., in relazione al par. III, lett. c), punto 1) dell’All.to A al Com. Uff. n.
93/A del 5.5.2008, ascritta al suo Presidente e legale rappresentante signor Angelo Riccardi, a seguito
del deferimento del Procuratore Federale dell’11.8.2008 (Prot. n. 687/111 pf 08-09/SP/blp).
Con due reclami, pressoché di identico contenuto, il Sig. Angelo Riccardi, nella sua qualità di
Presidente della S.S. Manfredonia Calcio S.r.l., e la società medesima contestano la decisione della
Commissione Disciplinare Nazionale del 18.9.2008 di cui al Com. Uff. n. 18/CDN, che, in
accoglimento del deferimento del Procuratore Federale, aveva inflitto al Presidente della società la
sanzione dell’inibizione di mesi 6 e alla società la sanzione di un punto di penalizzazione, a titolo di
responsabilità diretta, per non avere depositato presso la COVISOC entro il termine del 5.7.2008 la
documentazione attestante l’avvenuto superamento della situazione prevista dall’art. 2482-ter c.c. In
particolare, a sostegno dei due reclami, assumono gli appellanti che in data 4.7.2008 era stata inviata
via fax alla COVISOC copia del verbale di Assemblea del 27.6.2008 con il quale era stato deliberato
l’azzeramento del capitale sociale di € 10.698,00 e la ricostituzione del capitale stesso “fino ad un
massimo di € 800.000,00 … mediante emissione di nuove quote da offrire in opzione ai soci in
proporzione delle rispettive partecipazioni”. In secondo luogo, gli appellanti affermano anche di avere
inviato “all’Organo di Controllo la relativa documentazione”. Conseguentemente, gli appellanti
concludono per l’”insussistenza della violazione ascritta dalla Procura Federale e dalla Commissione
Disciplinare Nazionale”, stante l’”assoluta irrilevanza … della data dei versamenti in conto capitale,
essendo sufficiente la mera delibera assembleare”. In buona sostanza, i due appellanti censurano la
decisione della Commissione Disciplinare Nazionale del 18.9.2008 che aveva rilevato che “non risulta
dagli atti del giudizio che il verbale della Assemblea sia stato trasmetto alla COVISOC nei termini
previsti, accertato che la documentazione trasmessa via fax in data 4 luglio 2008 non mostra attinenza
con la menzionata Assemblea”.
Alla riunione del 14.11.2008 il rappresentante della Procura Federale ha eccepito l’inammissibilità
per tardività di entrambi i reclami dovendosi applicare ai procedimenti in esame l’abbreviazione dei
termini, trattandosi di una violazione dell’art. 7 C.G.S. giusta Com. Uff. n. 89/A del 24.4.2008. Nel
merito il rappresentante della Procura Federale ha insistito sul fatto che non vi era prova della
trasmissione entro il termine del 5.7.2008 della documentazione attestante l’avvenuto superamento
della situazione prevista dall’art. 2482–ter c.c. e ha chiesto, pertanto, la conferma della decisione della
Commissione Disciplinare Nazionale. La difesa dei due appellanti ha fatto presente che il giudizio di
prime cure, avanti alla Commissione Disciplinare Nazionale, si era svolto secondo il rito ordinario
senza l’applicazione della norma di cui al predetto Com. Uff. del 24.4.2008 e che, quindi, anche il
procedimento di appello si doveva svolgere secondo i termini ordinari; nel merito i due appellanti
hanno insistito sulla circostanza di avere ottemperato al disposto dell’art. 2482–ter c.c. e hanno chiesto
la riforma della decisione della Commissione Disciplinare Nazionale, con conseguente
proscioglimento da ogni addebito e annullamento delle sanzioni comminate nel giudizio di primo
grado.
Preliminarmente la Corte di Giustizia Federale dispone la riunione dei due reclami in oggetto
trattandosi di due impugnazioni della medesima delibera della Commissione Disciplinare Nazionale
(Com. Uff. n. 18/CDN del 18.9.2008).
In secondo luogo, ma sempre preliminarmente, la Corte ritiene, dopo ampia e approfondita
discussione, di dover aderire alla tesi difensiva degli appellanti in ordine alla tempestività dei due
reclami, in quanto, essendo stati applicati i termini ordinari nel giudizio avanti alla Commissione
Disciplinare Nazionale, gli stessi termini ordinari valgono anche per il giudizio di appello.
Nel merito ritiene la Corte che la decisione della Commissione Disciplinare Nazionale non meriti
le censure mosse dai due appellanti. I due reclami sono infondati. Infatti, la decisione impugnata ha
rilevato correttamente che “quanto deliberato nella Assemblea del 27.6.2008 non costituisce
superamento della situazione prevista dall’art. 2482-ter c.c. in quanto la Società deferita non ha
comprovato alcuna sottoscrizione del nuovo capitale sociale da parte dei soci così da rendere
assolutamente ininfluente quanto deliberato in Assemblea”. In secondo luogo, la sentenza impugnata
ha rilevato in punto di fatto che “dagli atti del procedimento” risulta che “gli unici versamenti che
sarebbero intervenuti in conto capitale dopo l’Assemblea dei Soci del 27.6.2008 nel termine previsto
del 5.7.2008 ammonterebbero ad € 7.500,00 … ed € 10.000,00, somme inidonee a porre in una
situazione regolare la società deferita”.
Alla luce delle considerazioni che precedono la sentenza impugnata è ineccepibile sia in punto di
diritto che in punto di fatto.
Infatti, la delibera dell’Assemblea dei Soci che dispone l’azzeramento del capitale sociale e la sua
ricostituzione deve essere seguita dalla sottoscrizione delle quote, senza la quale è “tamquam non
esset”. Risponde a un elementare principio di diritto che la delibera di ricostituzione del Capitale
Sociale, che si sia ridotto al di sotto della soglia minima, costituisce solo l’inizio del procedimento per
superare la situazione di cui all’art. 2482–ter c.c. Lo spirito di questa norma è chiaro: tutte le volte in
cui il capitale sociale si riduca al di sotto della soglia minima, per evitare la trasformazione o la messa
in liquidazione della Società il capitale deve essere ricostituito. Ma al fine della sua ricostituzione non
basta la mera dichiarazione di volerlo ricostituire (rectius: la delibera dell’Assemblea dei soci)
essendo necessaria la sottoscrizione delle quote. E’ solo in tal modo che il capitale sociale viene
effettivamente ricostituito.
Nel caso di specie il rispetto dell’art. 2482–ter c.c. avrebbe dovuto comportare che entro il termine
del 5.7.2008 si doveva procedere alla sottoscrizione delle quote. Oltre tutto, nel caso di specie
l’inosservanza del disposto dell’art. 2482–ter c.c. è ancora più evidente se si considera che
l’Assemblea dei Soci della S.S. Manfredonia Calcio S.r.l. ha deliberato che “la sottoscrizione delle
quote” dovrà avvenire “entro e non oltre 30 (trenta) giorni dal momento in cui verrà loro [ai soci]
comunicato, a cura dell’organo amministrativo, che il capitale come sopra ricostituito può essere
sottoscritto …” (v. punto 7 della delibera assembleare). E’ mancata, quindi, in punto di fatto una
sottoscrizione delle quote contestuale alla delibera di ricostituzione del capitale sociale; anzi, la
sottoscrizione delle quote è stata addirittura differita a un momento successivo, quello della
comunicazione “a cura dell’organo amministrativo”. Poiché non sussiste in atti nessuna prova che la
sottoscrizione della quote per la ricostituzione del capitale sociale minimo sia avvenuta entro il
termine perentorio del 5.7.2008, la decisione della Commissione Disciplinare Nazionale è ineccepibile
in punto di fatto e in punto di diritto. In altri termini, entro il 5.7.2008 non è stata superata la
situazione prevista dall’art. 2482–ter c.c.
L’infondatezza dei due reclami riuniti comporta l’incameramento delle due relative tasse.
Per questi motivi la C.G.F., previa riunione dei due reclami, respinge i reclami come sopra
proposti dal signor Angelo Riccardi e dalla S.S. Manfredonia Calcio S.r.l. di Manfredonia (Foggia), e
dispone incamerarsi le due tasse reclamo.
3° Collegio composto dai Signori:
Prof. Piero Sandulli - Presidente; Avv. Edilberto Ricciardi, Prof. Francesco Delfini, Dott. Gabriele De
Sanctis, Avv. Patrizio Leozappa – Componenti; Dott. Raimondo Catania – Rappresentante
dell’A.I.A.; Dott. Antonio Metitieri - Segretario.

10) RICORSO DEL TARANTO SPORT AVVERSO LE SANZIONI:
• DELL’AMMENDA DI € 15.000,00 ALLA RECLAMANTE;
• DELL’INIBIZIONE PER MESI 8 E AMMENDA DI € 5.000,00 AL PRESIDENTE
LUIGI VITO BLASI ;
• DELL’INIBIZIONE PER MESI 6 E DELL’AMMENDA DI € 5.000,00 AL SIG.
GENNARO CESARE URSINI;
• DELL’INIBIZIONE PER MESI 6 AL SIG. VITTORIO GALIGANI;
INFLITTE A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE PER
LE VIOLAZIONI RISPETTIVAMENTE ASCRITTE DEGLI ARTT. 1, COMMA 1, E 4,
COMMI 1, 2 E 3, C.G.S. IN RELAZIONE A QUANTO STABILITO DALLE
DISPOSIZIONI AMMINISTRATIVE E ORGANIZZATIVE DELLA LEGA
PROFESSIONISTI SERIE C SOTTOSCRITTE IN DATA 14.5.2007; CIRCOLARE
LEGA PROFESSIONISTI SERIE C N. 17 DEL 28.10.2005; COM. UFF. N. 2/C DEL
31.7.2006 ; CIRCOLARE N. 42 DEL 19.4.2007
(Delibera della Commissione Disciplinare
Nazionale – Com. Uff. n. 19/CDN del 19.9.2008)
Con riferimento all’incontro di calcio, valevole per i Play Off del Campionato Nazionale Serie C/1
Taranto/Avellino in data 27.5.2007, la Commissione Disciplinare Nazionale, con Com. Uff. n.
19/CDN del 19.9.2008, accogliendo il deferimento del Procuratore Federale, comminava, le sanzioni:
dell’inibizione per mesi 8 e dell’ammenda di € 5.000,00 a Luigi Vito Biasi, Presidente della Società
Taranto Sport S.r.l., dell’inibizione per mesi 6 e dell’ammenda di € 5.000,00 a Gennaro Cesare Ursini,
responsabile organizzativo e dell’inibizione per mesi 6 a Vittorio Galigani, direttore generale, per
avere:
a) posto in essere (Blasi, Ursini e Galigani) iniziative finalizzate a permettere l’ingresso alla gara
di almeno 3.000 spettatori in più rispetto al numero massimo consentito, che avevano occupato settori
non autorizzati, in spregio alle norme e disposizioni vigenti e al corretto svolgimento di tutti gli
adempimenti collegati alla manifestazione;
b) tenuto un comportamento ostruzionistico e non collaborativo (Galigani e Ursini) - in particolare
da parte di quest’ultimo - sia manifestando il disappunto riguardo all’annullamento dei biglietti
operato dagli agenti di PS, sia avviando una violenta discussione ad uno dei varchi con il Dirigente
dell’Ordine Pubblico della PS;
c) tenuto comportamenti non collaborativi (Blasi e Ursini), i quali, ritualmente convocati presso
l’ufficio del Procuratore Federale, non si presentavano nè adducevano giustificazione alcuna;
d) tenuto un comportamento non veritiero ed omissivo (Galigani), innanzi al Sostituto Procuratore
Federale in sede di audizione, volto a coprire le gravi responsabilità della società Taranto Sport S.r.l.;
Il giudice di primo grado comminava, di seguito, la sanzione dell’ammenda di € 15.000,00 alla
società Taranto Sport S.r.l., per responsabilità diretta della stessa;
Con l’appello in esame, la Società Taranto Sport S.r.l. deduce:
- insussistenza, delle violazioni ascritte sia alla medesima che ai suoi rappresentanti;
- assenza, da parte dei soggetti deferiti, di condotte scorrette e/od ostruzionistiche,
premeditatamente finalizzate a favorire l’indebito ingresso degli spettatori;
- non imputabiltà al sodalizio pugliese ed ai suoi dirigenti di eventuali anomalie e disfunzioni nella
distribuzione dei biglietti e nei controlli pre-partita;
- del pari, non rilevabilità, a carico degli incolpati degli ulteriori addebiti ex art. 1 comma 1 C.G.S.
agli stessi attribuiti ;
- in via subordinata, eccessività e spropositatezza delle sanzioni statuite dal giudice di prime cure,
con conseguente richiesta di congrua e sensibile riduzione delle medesime.
Nel gravame, l’appellante asserisce che non potrebbe ricavarsi dagli atti nessun elemento
probatorio, serio, preciso e concordante, di un vero e proprio piano d’azione, ideato e posto in essere
dalla società per il tramite dei suoi tre esponenti, allo scopo di eludere le previsioni organizzative ed
amministrative in ordine alla gara in parola, in modo che fosse permesso un afflusso di spettatori di
gran lunga superiore alla capienza massima consentita. Infatti, in primo luogo, risulterebbe che, con
dichiarazione fatta con congruo anticipo rispetto alla data della partita, lo stesso Presidente, dopo i
colloqui intercorsi con le Autorità competenti, provvide a smentire categoricamente l’eventualità di
biglietti-omaggio oltre il limite concesso dalla Lega Professionisti di Serie C, organizzatrice
dell’evento. Inoltre, dalla relazione della Questura di Taranto del 29.5.2007, risulterebbe che la società
tarantina acquistò 450 biglietti, che, destinati agli abbonati, non furono però consegnati ai medesimi (i
quali sarebbero entrati allo stadio esibendo l’abbonamento ormai scaduto) bensì furono custoditi dalla
Questura e riconsegnati alla società, in presenza di Lega e SIAE, quando non sarebbe stato più
possibile “riciciarli”, con ciò restando dimostrata la condotta virtuosa ed encomiabile del Sodalizio
pugliese.
L’appellante soggiunge che nessuna responsabilità potrebbe essere ascritta alla società ed ai suoi
Dirigenti per la fabbricazione e la distribuzione (“bagarinaggio”) di biglietti falsi, venduti, per di più, a
prezzi superiori a quelli normali.
Quanto, poi, alle ulteriori violazioni dei principi di lealtà, correttezza e probità contestati, a vario
titolo, al Blasi, aIl’Ursini ed al Galigani , parte appellante afferma che la mancata presenza dei primi
due all’audizione davanti alla Procura Federale era dovuta ad improrogabili impegni personali e
professionali degli stessi, i quali si mantenevano, peraltro, a disposizione per una nuova convocazione,
mai pervenuta.
Il Galigani, dal canto suo, regolarmente comparso dinanzi all’Organo inquirente, avrebbe
rilasciato dichiarazioni assolutamente veridiche ed esaustive, astenendosi da qualunque atteggiamento
ostruzionistico od omissivo ma, al contrario, non tacendo nulla di quanto a sua conoscenza.
Infine, nessun coinvolgimento del Blasi e del sodalizio dallo stesso presieduto sarebbe ipotizzabile
in merito all’episodio della somministrazione di bibite scadute nel settore ospiti dello stadio, atteso
che la gestione del punto di ristoro all’interno dell’impianto ed il relativo servizio erano curati,
direttamente ed autonomamente, da una ditta legata non già con la società calcistica, bensì con il
Comune da un contratto ad hoc.
All’odierna udienza, sia il rappresentante della Procura, il difensore hanno brevemente ribadito le
conclusioni scritte.
L’appello siccome giuridicamente infondato va respinto.
Vi si sostiene, anzitutto, che dall’esame degli atti ufficiali e dagli stessi documenti richiamati
dall’Organo requirente, prima, e da quello giudicante, poi, si evincono conclusioni contrarie a quelle
assunte dal giudice di prime cure. Tesi questa che, a parere del Collegio non può essere accolta, ove si
consideri che in particolare dalle relazioni della Questura di Taranto (suffragata da dichiarazioni,
informative e testimonianze di varia provenienza) emerge l’esistenza di un effettivo piano prima
preordinato e poi attuato dalla società Taranto Sport S.r.l. attraverso i suoi rappresentati – anche a
seguito del formale divieto che essa aveva ricevuto per l’ampliamento della capienza dello stadio
Iacovone - per consentire l’accesso allo stadio di un numero di spettatori (circa 3.000) ben superiore a
quello massimo consentito.
La società afferma al riguardo, in primo luogo, che il Presidente Blasi, con congruo anticipo
rispetto alla data dell’incontro, smentì le sue iniziali divulgazioni fatte sui mass media circa un
generalizzato afflusso gratuito allo stadio, ma, opina il Collegio, siffatta rettifica non fu sufficiente ad
eliminare le problematiche di ordine pubblico che le precedenti promesse avevano ingenerato
nell’ampia massa degli aspiranti spettatori, indistinti destinatari di quelle divulgazioni.
Inoltre, l’argomento addotto dall’appellante - dell’acquisto da parte della società tarantina di 450
biglietti da consegnare agli abbonati - pur se contenuto nel rapporto della Questura - in realtà assume
un valore solo marginale e limitato, se visto nel contesto del rapporto stesso (che nel suo complesso è
fortemente negativo per la società medesima). Tale episodio peraltro, costituì solo uno dei vari
interventi adottati proprio dalla Questura e concordato oltrechè con la società, con l’ispettore della
Lega e con la SIAE, al fine di evitare il riciclaggio dei biglietti (che non vennero dati agli abbonati) e
di scongiurare pericoli all’ordine pubblico.
Per quel che concerne la mancata presenza dei dirigenti Blasi e Ursini all’audizione davanti alla
Procura Federale (che era stata previamente concordata per telefono), l’appellante enuncia solamente
ma non precisa gli “improrogabili impegni personali” dei medesimi, i quali peraltro non produssero al
Requirente nè la documentazione giustificativa di tali impegni, né una qualsiasi comunicazione. E ciò
a fronte del preciso obbligo di presenza contemplato nell’art. 1 comma 3 C.G.S..
Quanto al Galigani, varie sue affermazioni nel corso dell’interrogatorio risultano palesemente non
rispondenti a verità perchè non collimanti con le risultanze degli atti (assenza di spettatori entrati
gratuitamente a fronte dell’ammissione che nello stadio c’erano più di 10.000 spettatori; assenza ai
varchi di ingresso dello stesso Galigani e di Blasi; sufficienza del numero delle guardie giurate
impiegate e assenza di afflusso degli spettatori da varchi alternativi e con tagliandi riutilizzati).
Per quel che riguarda, infine, gli ulteriori motivi di gravame - quali la fabbricazione e la
distribuzione di biglietti falsi, il bagarinaggio e la somministrazione di bibite scadute nel settore ospiti
dello stadio - il Collegio opina che essi, non essendo stati in alcun modo oggetto della gravata
decisione, non possano qui assumere alcun rilievo.
Congrua, infine, in relazione alla gravità dei fatti, appare l’entità delle sanzioni comminate.
Da quanto sopra, consegue la pronuncia di rigetto dell’appello e di conseguente conferma della
decisione di primo grado.
Per questi motivi la C.G.F. respinge il ricorso come sopra proposto dal Taranto Sport di Taranto.
Dispone addebitarsi la tassa reclamo non versata.
IL PRESIDENTE
Piero Sandulli
----------------------------
Pubblicato in Roma il 10 Dicembre 2008
IL SEGRETARIO IL PRESIDENTE
Antonio Di Sebastiano Giancarlo Abete

fonte: Corte di Giustizia Federale

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