MILANO -
Il Novara insegue la serie B da quasi 32 anni. Per la prima volta da
quella lontana retrocessione, nella città piemontese, uno dei quattro
vertici dello storico quadrilatero calcistico completato da
Alessandria, Casale e Vercelli, si respira un'aria di grande ottimismo,
motivato da una campagna acquisti in grande stile, dalla sorprendente
vittoria a Parma in Coppa Italia e dal successo della prima di
campionato a Figline Valdarno.
L'entusiasmo è
alle stelle per il debutto casalingo dei biancoazzurri con il Sorrento.
E, infatti, domenica pomeriggio lo stadio Silvio Piola è contornato da
migliaia di tifosi. I tabellini della partita parlano di quasi 2800
spettatori tra abbonati e paganti: decisamente un bel numero per una
gara di Prima Divisione. Il problema è che avrebbe potuto
tranquillamente essere sfondato il muro delle 3000 persone, se non
fosse stato per lunghissime code alle
biglietterie, degne di una partitissima
metropolitana.
Di qui centinaia di appassionati, di là
alcuni inservienti intenti a registrare i dati di ogni acquirente
(nome, cognome, luogo e data di nascita) nei computer in modo che la
questura possa verificare eventuali precedenti di violenza da stadio.
Perché adesso anche nella vecchia serie C i biglietti sono nominativi e
numerati, per volere delle norme antiviolenza varate dal Ministero
degli Interni (fino alla scorsa stagione i tagliandi erano prestampati
e la distribuzione era molto più veloce).
Il problema è
che quello che risulta per una società di A o B, lo è ancora di più per
un club di Lega Pro. Il risultato è una fila che non si muove,
centinaia di persone che non riescono a comprare il biglietto di una
partita di calcio, qualche imprecazione e tanta delusione. Il calcio
d'inizio è alle 16, la maggior parte dei tifosi in attesa si rende
conto che sarà impossibile smaltire tutte le richieste prima del via e
torna a casa, anche se i più cocciuti resteranno incolonnati quasi fino
all'intervallo, tanto che, al quarto d'ora del primo tempo, la fila è
ancora di una ventina di metri. E' dura perdersi l'esordio del Novara
in questa stagione così carica di speranze. Il rammarico cresce quando
i padroni di casa passano in vantaggio all'8' del primo tempo con
Bertani: festa sugli spalti e gioia mista a rabbia fuori. Perdono la
pazienza anche gli appassionati in coda agli ingressi dove si formano
lunghi serpentoni perché gli steward devono passare ogni tagliando in
un lettore ottico: il gol del Novara ha l'effetto di un cavatappi che
libera il collo di questa bottiglia
E in pochi secondi tutti sono dentro. Chi invece non riesce a comprare
il biglietto, si rivolge alle forze dell'ordine. Quasi tutti chiedono
ai funzionari di polizia che senso abbiano queste disposizioni
applicate in uno stadio dove non avvengono scontri da decenni (a parte
qualche scaramuccia quando arrivano i rivali della Pro Patria) e che
hanno l'unico effetto di impedire a tante persone di vedere una partita
di calcio alla quale fino a pochi mesi prima si poteva accedere con la
stessa semplicità di una serata al cinema.
Il Novara si
aspettava qualche disguido e aveva invitato tutti ad arrivare allo
stadio con un certo anticipo, creando anche una postazione apposita per
il ritiro degli abbonamenti nel vicino campo di atletica. Dopo gli
inconvenienti di domenica, la società piemontese ha deciso di costruire
una nuova biglietteria e aumentare il numero dei lettori ottici ai
varchi che conducono alla gradinate. In precedenza aveva dovuto
acquistare computer, stampanti e software per l'emissione dei biglietti
nominativi e dotarsi di una nutrita serie di steward per controllare
gli ingressi, creando una cablatura elettronica tra biglietteria e
lettori ottici. Investimenti da parte dei club e disagi per i tifosi:
il tutto in una situazione dove i rischi per l'ordine pubblico sono
sempre stati minimi.
"Abbiamo dovuto
sostenere parecchie spese per adeguarci alle nuovo disposizioni. Con la
diffusione della tessera del tifoso sarà tutto più rapido - spiega Sara
Palazzeschi, responsabile marketing e comunicazione del Novara -. E noi
cerchiamo di spingere i tifosi ad acquistare i biglietti in prevendita.
Purtroppo bisogna capire non è più possibile venire allo stadio 20
minuti prima".
Quanto accaduto
domenica nel capoluogo piemontese è indicativo di quello che succede in
altre realtà della stessa categoria, al punto che altre società di Lega
Pro hanno chiesto una deroga per mettersi in regola con le nuove norme.
Un altro esempio è rappresentato da chi non può andare a vedere una
partita di serie A sottoposta a restrizioni perché non ha la residenza
nella provincia dove si gioca. Ma almeno a quei livelli esistono seri e
concreti motivi di ordine pubblico, tristemente noti alle cronache
recenti. Parallelamente alla giustissima e ovviamente condivisibile
attività di repressione e prevenzione dei fenomeni violenti, esiste
però ormai un problema di fruibilità dello spettacolo calcistico che è
sotto gli occhi di tutti (anche nelle categorie inferiori).
Basta parlare
con qualche esponente dei club dei tifosi (non degli ultrà, ma delle
tante associazioni che mai hanno creato disordini) per rendersi conto
della disaffezione generale: tanti di loro hanno lasciato, stanchi
delle lungaggini necessarie a portare striscioni o materiale
coreografico all'interno degli stadi. Il tutto mentre si vedono alcuni
capi di note curve (sottoposti a indagini da parte della magistratura e
in attesa di sapere se saranno o meno rinviati a giudizio) liberi di
scorrazzare da una televisione all'altra in qualità di ospiti. Oppure
si getta un occhio alle stesse curve accorgendosi che lì gli steward
non osano entrare intimoriti dalle possibili conseguenze.
"Ma che senso ha
costringere a tutte queste complicazioni gente che non creerà mai un
problema?", si chiedono i tifosi in coda prima di Novara-Sorrento,
mentre gli addetti a fatica riescono a immagazzinare nel computer le
generalità di chi chiede un biglietto. Intanto a decine tornano a casa,
senza aver visto i primi gol di un campionato atteso da oltre 30 anni.
fonte:
repubblica.it