1 agosto 2010
In fuga dagli stadi

Dopo aver abdicato nel modo peggiore al Mondiale,
l'Italia registra un crollo del numero degli abbonamenti. Se si eccettua
l'Inter, campione d'Europa e d'Italia, e il Bari, tutte le altre
squadre sono alle prese con un'emorragia di tifosi: ne mancano, rispetto
ad un anno fa di questi tempi, almeno 40 mila all'appello. Uno su
cinque, in media, non ha rinnovato la tessera. Il caso più eclatante
riguarda la Lazio: appena 1.600 abbonati (l'80% in meno rispetto al 30
luglio 2009), cifra misera anche per un club di serie C. La Juventus
segna una riduzione del 22,5%. Se il disamore si può capire, dopo la
stagione scorsa dei bianconeri, nel caso della Roma, protagonista invece
di un campionato comunque esaltante, il deficit del 30% è più
eclatante. La Fiorentina piange un crollo addirittura del 45%, mentre il
Milan, che la crisi l'aveva avvertita dodici mesi in anticipo con un
dimezzamento dei fedelissimi nel 2009, conferma la tendenza negativa:
15.000 sottoscrizioni, il 14% in meno.
Il mondiale in Sudafrica ha contribuito a deprimere gli appassionati, ma
sono altri elementi ad influire maggiormente: la crisi economica,
naturalmente, ma anche un calciomercato che certo non accende entusiasmi
in nessuna tifoseria. Anzi. Le magre campagne acquisti di questi mesi
non invogliano al sacrificio economico: se risparmia il presidente,
figuriamoci il tifoso. Maltrattato per tutto l'anno e di nuovo blandito e
corteggiato quando si tratta di metter mano al portafoglio, chiedendo
un atto di fede cieca. Le leggi anti-violenza sono un altro deterrente,
sia per il pubblico "normale" che per quello militante. Sempre più i
disagi. Alle code domenicali ai tornelli, alle gradinate inospitali e ai
servizi scadenti, si aggiunge ora anche la tessera del tifoso. Meglio
vedere la partita in tv, che oltre tutto si può acquistare a prezzi
sempre inferiori: i pacchetti alle pay tv sono più convenienti, rispetto
al passato.
La tessera del tifoso, obbligatoria per sottoscrivere abbonamenti e
acquistare biglietti di settore ospiti, ha incontrato la dura
opposizione di gran parte del mondo ultras. Sono 13 le curve di serie A
che hanno scelto per protesta di non abbonarsi, ritenendo la tessera una
forma di schedatura, una limitazione alla libertà. A Roma rimarrà
deserta mezza Curva Sud, cuore del tifo giallorosso, se il trend verrà
confermato. A Napoli - dove gli abbonamenti non sono ancora in vendita -
il dissenso dovrebbe spopolare entrambe le curve del San Paolo. Gruppi
divisi a Firenze e Palermo, contrari ma tesserati a Verona. La tifoseria
dell'Inter è l'unica ad aderire per convinzione, anche se il record di
sottoscrizioni è del Milan: oltre 210.000 in un anno.
La media spettatori sulle tribune italiani (25.192 nella scorsa
stagione), nonostante una crescita del 17% negli ultimi 5 anni, sembra
così destinata a rimanere al di sotto di quella dei grandi paesi
calcistici europei: Germania (42.490) e Inghilterra (34.088) sono
lontanissime, la Spagna (27.654) resta avanti e la vittoria mondiale la
terrà al riparo da rimonte. Campionati che pure godono di una copertura
televisiva simile alla nostra e di leggi ancor più repressive per le
tifoserie. Quindi sarebbe forse il caso di interrogarsi una volta di più
- anziché nascondersi dietro al paravento della tv - sulla qualità
dello spettacolo che le società allestiscono e sulla vivibilità dei
luoghi in cui, si fa per dire, goderselo.
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