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La sfida plaout Pro Patria-Verona vista dai busstocchi

Hellas Verona Football club spa (1903)

 

Colori sociali: maglia blu con bordi gialli, calzoncini blù, calzettoni blu con bordo giallo 
Sede via Leone Pancaldo, 68, 37138 Verona
Stadio "Marc'Antonio Bentegodi", Piazzale Olimpia, 37138 Verona. Dimensioni (105 x 68) - Capienza 39.211

Verona 262.500 abitanti - totale provincia di Verona 838.000

Abbonati 9.635

Amministratore unico: Conte Pietro Arvedi D'Emili
Direttore sportivo: Riccardo Prisciantelli
Direttore amministrativo: Pierluigi Marzola
Relazioni esterne: Simone Pulifiato 
Segretaria: Nicoletta Manfrin 
Allenatore: F. Colomba, dalla 7^ D. Pellegrini, dalla 19^ M. Sarri, dalla 26^ D. Pellegrini
Allenatore in 2^: Diego Caverzan
Prep. portieri: Dario Marigo
Prep. atletico: Cristian Mazzurana
Medico sociale: Dott. Enrico Ligabue
Massaggiatore: Giuseppe Venturelli

 





CALCIOMERCATO INVERNALE:

ARRIVI: Minetti (c78-Messina), Altinier (a83-Mantova), Vigna (c77-Arezzo), Gonnella (d76) e Piocelle (Fra c78-Grosseto), Garzon (c81-Chievo), Stamilla (c83-Piacenza), Bellavista (c77-Bari), Di Bari (d83-Taranto)

PARTENZE: Ferrarese (c80-Cremonese), Cossu (c80-Cagliari), Iovine (c85) e Herzan (c81-Spezia), Martinelli (d71-rescis), Dianda (C.A. c87-Vibonese)

 

LA  ROSA 2007-08


Portieri: Cecchini (86), Franzese (81), De Andrade (82)


Difensori: Castellan (88), Comazzi (79),
Di Bari (83),  Gonnella (76), Hurme (Fin.- 86), Mancinelli (82), Morabito (78), Politti (87), Orfei (76), Sibilano (78)

Centrocampisti: Bellavista (77), Corrent (79), Di Giulio (72), Garzon (81), Giraldi (89), Greco (89), Minetti (78), Piocelle (Fra-78), Stamilla (83), Vigna (77) 

Attaccanti: Altiner (83), Cissè (88), Da Silva Barbosa (Bra 78), Ikavleski (Bel. 88), Morante (79), Pastrello (84), Vriz (88), Zeytulayev (Uzb-84)

 

GLI ULTIMI CINQUE CAMPIONATI

 
2002-03 Serie B 13° posto - All. Alberto Malesani
2003-04 Serie B 19° posto - All. Sandro Salvioni poi Sergio Maddè 
2004-05 Serie B  7° posto -  All. Massimo Ficcadenti
2005-06 Serie B 15° posto - All. Massimo Ficcadenti
2006-07 Serie B 19° posto - Retrocesso in C1 dopo spareggio con lo Spezia - All. Ficcadenti dalla 18^ Ventura

 

HELLAS VERONA - PRO PATRIA

Arbitro Sig. Renzo Candiusso di Cervignano del Friuli (Ud)

Ci siamo gara di andata di play-out contro il Verona. Spiaceva già vedere il Verona, in C1, spiace ancora di più tornare dopo quart'anni al "Bentegodi", per giocarsi una partita che vale salvezza. Certo nei nostri desideri c'era la voglia di tornare, nell'impianto veronese, ma per giocarci un qualcosa di più piacevole o magari in una categoria superiore, cosa che non sarebbe affatto dispiaciuta ad entrambe le tifoserie. Nella storia della C1, mai un play-out è stato così ricco, con uno scudetto, una partecipazione alla Coppa dei Campioni, una vittoria nella Coppa delle Alpi (antesignana dell'Uefa) e complessivamente ben 36 campionati di Serie A. 

Gialloblù, compagine di grande blasone e dal passato glorioso, l’ormai ex prima squadra di Verona è scivolata lo scorso giugno in terza serie dopo ben 66 anni ininterrotti di A e B e a conclusione di un vero e proprio “annus horribilis” dello sport scaligero. Campione d’Italia nella stagione 1984-85 e ancora oggi nei ricordi simbolo di un calcio diverso e lontano dal business moderno, anche nella storia più recente, durante la gestione del poco amato Giambattista Pastorello. Adesso, dopo il miracolo rimasto incompiuto da Giampiero Ventura la scorsa stagione, squadra, società, nella figura dell'attuale proprietario il Conte Pietro Arvedi, si sono ritrovati nel punto più basso della loro storia centenaria e scudettata.

Verona che viaggia sull'orlo dell'abisso, pagando le precedenti gestioni scellerati di Pastorello, con il Conte Arvedi, attuale proprietario che cerca di tenere in piedi la baracca in qualsiasi maniera, ma la situazione per gli scaligeri sembra purtroppo più grave del previsto. La compagine gialloblù ha viaggiato tutta la stagione sul fondo classifica, alle prese con una grave crisi societaria, con il presidente Arvedi, nell'occhio del ciclone, contestato duramente dalla tifoseria veronese, osteggiato dal sindaco Tosi, e finito nell'occhio del ciclone della magistratura, con due inchieste proprio negli ultimi mesi. La prima per la ventilata cessione, con pagamento di 5 milioni di euro falsi, la seconda, per il gruppo bresciano Lancini, che è stato tirato in ballo proprio dall'attuale proprietario, come possibile acquirente del sodalizio, che poi si è rivelato un bluff ed erano le persone che tentavano di pagare la società con gli euro falsi. Non ultimo ha contribuito il continuo cambio di allenatori, partendo da Franco Colomba, a Pellegrini, quindi l'intermezzo con Sarri che ha lasciato il timone dopo una parentesi difficile dal punto di vista dei risultati nonostante l'arrivo di suoi pretoriani come Stamilla e Vigna ai tempi della Sangiovannese. L'arrivo e l'abbandono di Giovanni Galli a cavallo dell'inverno, così come Renato Cipollini, nel mese di Marzo alla vigilia della gara contro la Pro. 

Ma è un Verona, ringalluzzito e non poco, per aver centrato i play-out, dopo un campionato passato interamente sul fondo, giocandosi in pratica la stagione e la propria storia, all'ultima giornata sul sintetico di Manfredonia, dove pur uscendo battuto per 2-1, con rete di Sau al 92' si è regalato gli spareggi salvezza, condannando i padroni di casa alla retrocessione diretta in C2. Nel girone di ritorno i gialloblù, hanno conquistato 18 punti, ben sei in più della Pro Patria, che all'andata aveva chiuso però con 26 punti all'attivo mentre gli scaligeri si erano fermati a 13.

Gialloblù che presentano in panchina il varesino Davide Pellegrini, subentrato prima a Franco Colomba, e poi a Maurizio Sarri, per una squadra e società che si è clamorosamente scontrata da subito con la dura realtà della categoria, specialmente in un campionato tosto come è stato quello di quest'anno, dove c'è stato molto livellamento verso la fascia medio-alta, con squadre organizzate e che bene o male presentavano un pò tutte giocatori di spessore, alcuni anche dai curriculum più che ottimo, cosa che non manca nella rosa veronese.

Prima gara da prendere con molta, ma molta attenzione, per tanti fattori, sia il fattore campo, con i veronesi che avranno circa 15.000 persone a sostenerli, sia per la rosa della squadra di Pellegrini, che in due gare potrebbe far valere tutta l'esperienza della rosa a disposizione, che certamente non vale il penultimo posto in classifica. Importante per i tigrotti, sarà uscire imbattuti dal Bentegodi. Pro Patria che affronterà la gara prima di tutto il centrocampo titolare per le assenze per infortunio di Tramezzani, Fiorentino, Vecchio oltre di Dalla Bona squalificato e di Marino, praticamente fuori rosa da Gennaio. Inoltre i biancoblù potrebbero scontare anche la mancanza del difensore Francioso, che ha rimediato una distorsione in settimana, nel test contro le formazioni giovanili, assottigliando ulteriormente i giocatori a disposizione di Marco Rossi, che si troverà così costretto a chiamare i giovani, Schiavano (91) e Martini (90) per questo delicato incontro.

Per la gara contro la Pro, i veronesi, dovranno fare a meno di alcune pedine, su tutte Stamilla per squalifica ed altre per infortunio, come il centrocampista Greco che si è fratturato il setto nasale e la clavicola, oltre con il dubbio dell'esperto difensore centrale Gonnella (scuola Inter), figliol prodigo, per anni al Verona, prima della parentesi grossetana, da dove ha fatto ritorno a Gennaio. Oltre a Zeytulayev tenuto a riposo in settimana, per un problema alla caviglia, mentre l'altro difensore Hurme ed il centrocampista Vigna, stanno svolgendo lavora a parte alla ricerca della miglior condizione.

Il tecnico Davide Pellegrini, nella sua seconda fase, ha riproposto il suo modulo, il 4-3-3, che vede il brasiliano Rafael in porta, in difesa che a grandi linee dovrebbe vedere a destra Orfei, ex Salernitana, autore di un gol, Comazzi (ex Milan e Lazio) a sinistra, al centro Sibilano (esordiente in Serie A con Fascetti nel 1997), proprio con la maglia scaligera. e Di Bari, autore della rete vittoria nella gara di ritorno tra bustocchi e veronesi. Reparto che può contare su molta esperienza e fisicità, con Orfei che sa rendersi pericoloso anche sui corner, in rete a Busto, con una bella girata. Di Bari che può giostrare da terzino e Comazzi portato a spingere. Pacchetto che però pecca di coesione e soffre le accelerazioni e gli scambi nello stretto, oltre a qualche amnesia di troppo.  A disposizione Mancinelli e Politti.

A centrocampo, molto cose sono da valutare. Pellegrini potrebbe dare una maglia all'esperto Nicola Corrent (79), nato a Verona, con molta esperienza in A e B, con le maglie di Monza, Salernitana, Como, Modena, Ternana con lui in ballottaggio il francese Piocelle, altro rientro in gialloblù del mercato invernale. Due le maglie certe, la prima per l'ex Chievo, Pavia e Livorno, Garzon, che dovrebbe sistemarsi sulla fascia destra. La seconda per Bellavista in mezzo. In avanti una vecchia conoscenza, Altinier, prelevato dal Mantova, già in categoria con i virgiliani ed il Cittadella, dove ebbe la sua miglior stagione con 11 presenze e quattro reti. Giocatore da area di rigore, abile anche nel fare da boa ai compagni. Ai suoi lati l'ex messinese Minetti a sinistra, anche lui più volte incrociato in passato con le maglie di Genoa, Reggiana e Pisa. Portato a saltare l'uomo, con dribbling in velocità, cerca anche di tornare per aiutare il centrocampo e con ogni probabilità Cissè nazionale della Guiana, di proprietà dell'Atalanta che dovrebbe essere preferito al brasiliano William Da Silva. A disposizione del tecnico rimangono i giovani Vriz e Iakovleski, mentre l'ex Morante, dovrebbe finire alla meglio in panchina, se non in tribuna, come nell'ultima parte della stagione. Veronesi, che in stagione, hanno mostrato di crederci fino in fondo con diverse vittorie arrivate proprio sul filo di lana, come in casa con la Ternana, a Busto ed a Monza. Spesso quando vanno in vantaggio, gli uomini di Pellegrini, sono diventati più propositivi, andando anche generosamente ad aggredire l'avversario con un pressing alto, ma poi vanno in palese difficoltà fisica, rischiando più volte di capitolare, arroccandosi strenuamente alla difesa del risultato. 

In questa stagione i veronesi avuto il peggiore attacco del girone con 24 segnature, come il Manfredonia retrocesso, con la squadra di Marco Rossi, che invece ne ha realizzati 33, di cui 13 solo Gasparello con un solo centro dal dischetto. Difesa bustocca perforata 35 volte, con un crollo vistoso nel ritorno, mentre i veneti hanno dovuto raccogliere dal sacco il pallone 41 volte, quasi nella media del girone. Per una differenza reti che vede la Pro a -2, mentre il Verona segna un -17. Gli scaligeri, hanno conosciuto la sconfitta 17 volte, peggio hanno fatto solo, ancora il Manfredonia con 19, quindi Lecco con 18, la Pro si è fermata a 10. In casa hanno totalizzato 21 punti, quattro in più della Pro, che con 17 è stata la peggiore squadra del torneo. Fuori casa hanno conquistato 10 punti, di cui tre a Busto, mentre i tigrotti ne hanno messi in carniere 21, quinta forza del campionato. Biancoblù e gialloblù, con il Manfredonia, hanno il minor numero di vittorie solo sette in tutto il campionato. Diciassette i pareggi della Pro, contro i 10 del Verona.

La Pro Patria, non ha mai vinto al "Bentegodi", solo due i successi contro gli scaligeri nella loro casa, ma nel vecchio impianto, uno a tavolino in Serie B, nel campionato 52-53, per invasione di campo, l'altro nel campionato 61-62. In questa stagione, l'arbitro Candiusso di Cervignano del Friuli, non ha mai arbitrato i tigrotti.

 

LO STADIO

L'attuale stadio veronese è intitolato al Dott. Marcantonio Bentegodi, veronese doc, vissuto nell'800, che è tuttora considerato uno dei pionieri dello sport in Italia, spingendo sempre più giovani ad interessarsi all'attività fisica.

Fu uno dei promotori già nel 1868, di una polisportiva comunale; dispose nel suo testamento una parte dei redditi del suo patrimonio fosse destinata all'insegnamento della ginnastica e della scherma". Nel 1877, venne costituita, l'istituzione comunale di ginnastica e scherma Marcantonio Bentegodi, con una vera e propria fondazione sportiva, attiva ancora adesso.

L' impianto, prese il posto del vecchio stadio, situato proprio in centro, nella zona di Piazza Brà, nell'area dove si trova l'attuale parcheggio dell'Arena. Venne inaugurato nel corso del campionato 1963-64, con i veronesi in Serie B, in una gara molto sentita, il derby contro il Venezia nel dicembre del 63; capienza al tempo di circa 40.000 spettatori, portati negli anni seguenti a 42.500 unità. L'impianto scaligero si presentava, le tribune posizionate su tre differenti livelli, una pista per l'atletica a divedere il campo dai tifosi, oltre alle pedane per il salto il lungo. Una particolarità del tempo dello stadio veronese, fu la presenza di vetrate lungo quasi tutto il secondo anello, formato da pochi gradini, che teneva riparati gli spettatori, come negli attuali palchi-box moderni.

Inizialmente venne ribattezzato dai veronesi come "stadio dei quarantamila" o anche "stadio del miliardo", alludendo rispettivamente, al numero degli spettatori e alle spese, elevate per erigerlo.

Il "Bentegodi", appariva sin da allora come uno degli stadi più belli d'Italia, tanto da sembrare quasi eccessivo per una formazione era in quegli anni abituata a stazionare nella serie cadetta, senza particolari ambizioni. A metà degli anni 70' divenne il primo stadio italiano, a disporre per le tifoserie in trasferta la curva opposta, a quelli di casa, creando un così un cordone sanitario, con debita distanza dalle mitiche Brigate Gialloblù.

Praticamente esaurito, nell'anno dello scudetto di Bagnoli, con le Brigate Gialloblù presenti nella Curva Sud.

In occasione dei Mondiali di calcio di Italia 90', vennero apportati dei lavori di miglioramento ed ampliamento, vennero tolte le vetrate, sul secondo anello, quindi sono stati coperti tutti i settori, con la creazione di una tettoia che sporge per tutto il perimetro dell'impianto, attualmente è omologato per 39.211 spettatori.

Il record di presenze nell'impianto, è ovviamente nell'anno dello scudetto, nella gara contro il Milan, all'11^ giornata, il 2 Dicembre 84, quando ci furono 48.600 spettatori di cui 31.093 paganti più 17.545 abbonati. Attualmente il "Bentegodi" si presenta come uno degli impianti più funzionali d'Europa; per capienza è il decimo d'Italia.

La Pro Patria, ci giocò la prima volta il 19 Gennaio 1964, nel campionato di Serie B, con i biancoblù che schieravano tutti ragazzi di Busto e dintorni, cresciuti nel vivaio che vedeva in porta Umberto Provasi, in difesa Pippo Taglioretti, Giancarlo Amadeo e Signorelli, a centrocampo Lello Crespi, Vittorino Calloni, Franco Rondanini ed in attacco Enrico Muzzio e Carletto Regalia.

Bruno Bolchi e Gipo Calloni con la maglia del Verona, nella stagione 1963-64 

Verona che contrapponeva tra i pali Ciceri, linea difensiva con Carletti, Cappellino e Peretta, in mediana Savoia e Zeno, l'ex Bruno Bolchi ed in attacco con il veronese doc Maioli, Gian Piero Calloni, bustocco del rione dei Frati, cresciuto nella Pro, il quale per un anno vestì la maglia degli scaligeri, prima di tornare a vestire la maglia della Pro, per diventare uno degli attaccanti più amati dai tifosi biancoblù.

Fu una partita tutta bustocca, terminata sull'1-1; infatti al vantaggio tigrotto di Muzzio, tanto per cambiare, rispose per i gialloblù proprio Gipo Calloni.

Ultima volta contro il Verona al "Bentegodi", fu nella stagione 65-66 sempre in Serie B, alla 23^ giornata, il 27 Febbraio 66, con vittoria dei padroni di casa di misura.

In realtà l'ultima volta della Pro, nell'impianto scaligero, fu nella stagione 78-79 campionato di C2 girone B, quando alla 5^ giornata di ritorno affrontò l'Audace San Michele Extra, ai tempi secondo squadra di Verona, in una gara giocata di sabato pomeriggio e terminata 0-0.

Inoltre da Verona, è assente dalla stagione 87-88 sempre C2/b, quando perse 1-0, con il Chievo, proprio all'ultima giornata, ma questa questa partita venne disputata nel primo impianto dei clivensi il "Bottagisio".

Come raggiungerlo
 
Autostrada A4 BRESCIA - VERONA
Uscita Verona Casello VR Nord: circa 6 minuti in auto
Uscita Verona Casello VR Sud: circa 12 minuti in auto

EGIDIO "CHA CHA CHA"

Calloni, un nome tipico bustocco e delle zone circostanti. Un nome che a Busto Arsizio, vuol dire centravanti, nel ricordo di Giampiero "Gipo" Calloni, dal "rione dei Frati", e che è stato uno dei migliori attaccanti di sempre nella storia della Pro, pur segnando nella serie cadetta, e che per una stagione nel 63-64, vestì anche la maglia del Verona, andando a rete proprio nel confronto interno del "Bentegodi", contro la Pro. 

Altro Calloni nella storia della Pro è Vittorino, motorino inesauribile del centrocampo biancoblù degli anni sessanta in Serie B ed uno degli alfieri della Pro con 301. presenze, prima di diventarne allenatore. Calloni è associato al calcio italiano per le gesta di un altro attaccante Egidio Calloni, ovviamente nato a Busto Arsizio (1 Dicembre 1952) centravanti di peso di Varese, Milan, Verona, Palermo, Perugia e Como, tutte tra A e B. Egidio come tanti altri altri di Busto e dintorni che non ha mai vestito la maglia della Pro, per motivi oscuri; l'elenco sarebbe lunghissimo e molto nobile bastano solo i nomi di Costacurta, Ferri (Cagliari), Stellini (Bari), Piovaccari (Treviso), Iori (Cittadella), Parolo (Foligno), solo per citare i primi che saltano in mente.

Egidio Calloni, si mette in evidenza subito nelle squadre giovanili dei dintorni, per via del fisico possente, un vero e proprio armadio da aria di rigore e viene prelevato praticamente subito dall'Inter che lo girò poi alcuni anni dopo al Varese. La società biancorossa, lo manda a fare esperienza nel Verbania in Serie C, dove l'allenatore è Pippo Marchioro e la difesa è guidata da un certo Osvaldo Bagnoli, alla sua ultima stagione con il calcio giocato. 

Una signora squadra quella dei lacuali del tempo, perchè in porta hanno Fellini ed in difesa Fabio Crugnola, che di li a poco vestiranno la maglia della Pro, Sulla fascia giostra Salvadori che poi vincerà lo scudetto con il Toro, a centro campo un altro futuro ex granata come Butti e Guidetti poi al Como e Napoli in A. I lacuali chiudono la stagione al sesto posto, con Egidio Calloni che fa sfracelli 15 reti in 38 presenze. 

Torna a vestire la maglia biancorossa del Varese, in serie cadetta. Prima annata chiusa con 19 partite e sette reti, la seconda con sedici centri in trentuno presenze. In totale nel biennio 72-74, in cinquanta presenze la butta dentro ventitre volte, grazie alla sua forza fisica ma anche ad una buona freddezza dagli undici metri. Rivelandosi uno degli attaccanti più prolifici della Serie B, suscitando l’interesse di club blasonati, approdando al Milan. Quindi Milanello, ovvero Carnago, scendendo una decina di chilometri da Varese, ad una manciata da Busto, rimanendo sempre nei dintorni di casa. 

Calloni si ritrova così la maglia numero nove dei rossoneri sulle spalle e come compagni di squadra Gianni Rivera, Albertosi, Bet, Benetti, Zecchini (poi allenatore della Pro), Chiarugi, Bigon. Esordio nella massima serie in Juve-Milan (13.10.74 conclusasi sul 2-1) per  un'ottima stagione con 26 presenze e 11 reti,  mettendosi in evidenza oltre per la forza fisica, anche per un "look" un pò fuori dall'ordinario per i tempi e per i gusti di Nereo Rocco, allora allenatore del Milan; capelli lunghi e barba incolta di diversi giorni, che comunque sapeva come pungolare il suo ariete la davanti. Secondo anno con i rossoneri, aumenta il bottino con 25 gare disputate e 13 reti, terzo posto in classifica finale e la vittoria della Coppa Italia, con i supporters milanisti che intonano il coro "Egidio cha-cha-cha" Terza stagione ed incominciano i guai con l'arrivo di Nils Liedholm in panchina ed in squadra Capello, Collovati, Giorgio Morini e Ruben Buriani. Incomincia ad incepparsi in 29 presenze racimola solo cinque reti, il suo modo di giocare molto fisico a tratti irruento e sgraziato non si amalgama bene con quanto richiesto dal vate svedese che lo richiama spesso a rientri a centrocampo per sostenere la squadra e perde di lucidità sotto rete, trovandosi in una squadra che quasi non aveva altri attaccanti, con qualche goal di troppo "mangiato", alcuni in maniera anche clamorosa, che gli valsero il famoso appellativo di "sciagurato Egidio", coniato da Gianni Brera, che trasse spunto dal personaggio dei "Promessi Sposi", il seduttore della Monaca di Monza, definito nel romanzo "un giovine, scellerato di professione". 

Vuoi lo scarso feeling con il gioco di Liedholm, vuoi il continuo sentirsi appioppare il nome di "Sciagurato Egidio", fatto sta che sotto rete prende ad impappinarsi sempre di più, buttando alle ortiche palloni da favola, servitegli da Bigon, Rivera e Capello. Chiudendo di fatto dopo quattro stagioni la sua esperienza milanista, con 31 goal realizzati in 101 presenze, che tutto sommato non sono poi una disfatta e motivo di vergogna. Da eroe della domenica, era passato ad antieroe, per eccellenza. Altri più titolati e pagati hanno fatto decisamente peggio. La sorte gli aveva voltato le spalle nel momento in cui clamorosi svarioni sono passati alla storia satirica del campionato, e facendoli lasciare il Milan l'anno prima del decimo scudetto, per passare al Verona, in cerca di rilancio per il campionato 78-79. 

Gli scaligeri in quella stagione non hanno una rosa di valore, partono con Mascalaito in panchina a cui all'8^ giornata subentra Chiappella che non riesce ad evitare la retrocessione in B. Per Egidio Calloni, sono 20 presenze con otto reti, un bottino tutto sommato non male, che gli vale la chiamata del Perugia, per fare da riserva a Paolo Rossi, racimolando solo 12 presenze e nessuna rete. Scende di categoria passando al Palermo, dove si presenta con il solito look e con qualche chilo di troppo, ma segnando 11 reti in 29 partite, che gli valsero la chiamata ancora in Serie A, con il Como, tra infortuni ed altro chiude la stagione con solo 8 presenze e due reti, chiudendo di fatto la sua carriera a 30 anni. 

Di se stesso ha detto di essere stato "un mediocre approdato immeritatamente ad alti livelli". Forse qualche passaggio a vuoto di troppo sotto porta, e l'appellativo che lo perseguitato per anni, lo ha fatto smettere prima, ma 75 reti in 220 presenze tra A e B, non sono roba da tutti, come le 5 presenze e due reti in Nazionale B, oltre alla vittoria della Coppa Italia ha cui ha contribuendo fattivamente, ed è stato anche un ottimo rigorista con undici penalties realizzati su dodici tentativi. Attaccante ambidestro, faceva della sua forza fisica (oltre un metro e 80 centimetri), il suo punto di forza.  La grande massa muscolare delle gambe gli consentiva una notevole pericolosità nel gioco di testa, mettendo in difficoltà anche gli stopper più esperti, ma era dotato anche di un tiro dalla distanza oltre che una dose di freddezza dagli undici metri che stride un pò con l'appellativo di "Sciagurato Egidio". 

Finita la carriera da calciatore è diventato rappresentante-ispettore per una nota azienda produttrice di gelati per la sponda piemontese del Lago Maggiore e della Cusio-Ossola. Seguendo a livello amatoriale alcune squadre della zona, di cui è stato anche allenatore per alcuni periodi. Era tornato alla ribalta nazionale il 12 Luglio del 2007, quando venne ricoverato all'Ospedale di Domodossola, vittima di un'ischemia cerebrale che lo aveva colpito, mentre era alla guida della sua macchina, con la quale si  andò a schiantarsi contro un palo della luce, proprio a seguito del malore. Il Milan, segui tutta la riabilitazione, nel centro di Carnago, con "Milan-Lab".


UN PRECEDENTE A VERONA

La Pro ha un precedente favorevole a Verona, risalente alla stagione 1953-54 in Serie B. Era il periodo in cui i biancoblù, dovettero far fronte alla rocambolesca retrocessione dell'annata precedete dalla Serie A con la società che venne praticamente rifondata con un trio di presidenti composto dal mitico Peppino Cerana, Angioletto Garavaglia e Pietro Labadini sostenuti da altri tredici consiglieri. Come direttore tecnico si scelse Natale Masera, tigrotto degli anni ruggenti della prima Serie A, poi con le maglie dell'Ambrosiana-Inter, Napoli e Bari, mentre come allenatore la scelta cadde su Giacinto Ellena, ex gloria granata, il tutto per cercare di ritrovare subito l'Olimpo calcistico. Ellena ebbe il merito di smussare qualche angolo di troppo tra società e settore tecnico e di dare un'impronta ad un organico quasi improvvisato in sede di calcio mercato, per una squadra che sembrava dovesse lottare solo per una posizione di rincalzo. Invece per tutta la prima parte della stagione i tigrotti rispolverarono gli artigli ed insidiarono da vicino la prima piazza occupata da Catania. 

Tra fine Aprile e Maggio però avvenne un vero e proprio sbandamento, esattamente come in questa sciagurata stagione di Serie C1, con la squadra che andò incontro ai tracolli di Cagliari, Lodi ed anche in casa contro il Monza.

Ellena venne sollevato dall'incarico e la squadra venne affidata al veronese Luigi Rossetto, uomo di polso e senso pratico che rimise in piedi la baracca che stava ormai per cadere clamorosamente in vista dello striscione finale.

Il 16 Maggio del 1954, la Pro rese visita al Verona, nel vecchio impianto, a ridosso dell'Arena, proprio nel momento cruciale della stagione, con gli scaligeri che tentavano il disperato assalto alla seconda piazza occupata proprio dai tigrotti, sostenuti da circa un migliaio di aficionados. Lo stadio dei gialloblù era una vera bolgia, come citano le cronache del tempo, e la gara giocata ai limiti della regolarità: palloni che sparivano nei popolari e che non venivano restituiti, falli e gioco duro da entrambe le parti. La ripresa era iniziata da circa un quarto d'ora, quando ad un ennesimo fallo di gioco, entrò in campo un tizio, che si diresse verso l'arbitro. 

Non si saprà mai se veronese o bustocco, nel marasma generale che c'era con l'arbitro Arpaia, che sembrava già intenzionato a sospendere la gara. Al 76' arriva il vantaggio della Pro, con un'azione di Hofling dopo aver saltato un avversario in dribbling, con i giocatori di casa che reclamavano su un fuorigioco inesistente, in quanto si trattava di azione personale. 

L'arbitro nonostante le vibranti proteste, indicò lo stesso il centrocampo, mentre sulle tribune erano in molti a tentare una seconda invasione. 

A quattro minuti dalla fine, arrivò il pareggio dei gialloblù, questa volta si in palese fuorigioco con il mediano scaligero Sessa, che in pratica andò anche a fare blocco sul portiere bustocco Uboldi, impedendogli la parata, con l'arbitro che convalidò lo stesso, ma facendo capire chiaramente che si trattava di una rete pro-forma, perchè riteneva di fatto conclusa la gara con l'invasione di inizio ripresa. Ed infatti così fu, la vittoria venne assegnata poi a tavolino alla Pro, in base all'articolo 58 con uno 0-2 a tavolino. A fine stagione i tigrotti conquistarono per l'ultima volta la Serie A, nello spareggio a Roma, nel vecchio impianto intitolato al Grande Torino, oggi "Flaminio", per 2-0 sul Cagliari davanti ad oltre 25.000 persone tra cagliaritani e romani, che tifavano contro.

 

TIGROTTI, PER PENNA DI UN VERONESE

 

Ti ricordo con rabbia, Hellas Verona.

Io, nato tigrotto

nella selva dell’Alto Milanese

(erano giorni favolosi,

la Pro aveva unghie

al suo ruggito tremavano

tori, grifoni, zebre)

non ho dimenticato l’antico affronto.

La tigre dormiva sazia

In una macchia di sole:

tu giungesti nel pomeriggio, cacciatore

spietato e freddo come la canna

del tuo fucile;

un colpo e la Signora della foresta

giacque

nella macchia che s’oscurava

di sangue e di crepuscolo.

Ti ricordo con rabbia, cacciatore

vestito d’un maglione giallo e blu

e ora ti vedo

uccidere ancora

spietato e freddo come la canna

del tuo fucile,

e non pensi

che uccidendo concimi la rabbia

di un vecchio ragazzo che non dimentica

un pomeriggio lontano

quando s’oscuro il sole

e la selva fu nera di sangue.

Quanto qui citato è opera del bustese Virgilio Uberti Bona (1916-1970), poeta ed intellettuale di un certo rilievo, anche se quasi sconosciuto persino nella sua città, ed è dedicato alla squadra di Busto Arsizio, la Pro Patria, militante per dodici volte nel campionato di Serie A, più altre quattro quando la massima serei calcistica si chiamava Divisione Nazionle ed era divisa in due gironi. 

Come si evince ad una prima scorsa, l’occasione di una sconfitta interna contro i gialloblù dell’Hellas Verona, che dovrebbe essere quella relativa al campionato 56-57 in Serie B, diviene occasione per una profonda riflessione sulla vita e sulle sue delusioni, quasi un rito di passaggio dall’ adolescenza alla maturità. In questa sede la poesia – che pure mostra un variegato intreccio di citazioni più o meno palesi: da Osborne ad Hemingway e a Virgilio. 

Si ha un linguaggio "sportivo", e più precisamente calcistico, di termini ed immagini che richiamano direttamente alla memoria pagine ed espressioni salgariane. A cominciare dal secondo verso, “Io, nato tigrotto”…. che inquadra ed imposta un ambito semantico e simbolico “la selva”, dove si svolge l’eterno conflitto tra forte e debole, cacciatore e preda. In un senso più ristretto, e in qualche modo ‘tecnico’, la Pro Patria nel suo complesso è paragonata alla tigre  (“Signora della foresta”), mentre “tigrotti” sono i componenti della squadra stessa e, per estensione, i suoi tifosi, come appunto l’allora giovane Virgilio Uberti Bona. Né è questa una invenzione del poeta, che anzi riprende una tradizione - come vedremo tra poco – precedente, che ha avuto largo successo ed è ancora fiorente, come ben sanno i cultori di Eupalla.

 
Come un ‘tornante’ che si rispetti, facciamo ‘la spola’ e ripercorriamo il campo verde delle ipotesi, trasferendoci di nuovo dal calcio alla letteratura, individuando l’origine della parola sin qui oggetto d’analisi.

Come conferma l’esperto Roberto Fioraso, il termine "tigrotti" compare per la prima volta ne "La tigre della Malesia" di Salgari, poi, naturalmente, è ripreso nell'edizione in volume Le tigri di Mompracem, con i pirati di Mompracem sono schierati davanti al loro capo e, si legge che  "Sandokan gettò uno sguardo di compiacenza sui suoi tigrotti, come amava chiamarli, [...]".


Evidentemente essi sono definiti "tigrotti" perché seguaci, amici, sudditi della Tigre della Malesia, ossia di Sandokan, il quale a sua volta definisce  i tigrotti "suoi figli.

Per quanto riguarda i motivi del passaggio, già il testo citato in apertura ci richiama ad una consuetudine sportiva, l’abbinamento squadra-animale simbolico (“la Pro aveva unghie / al suo ruggito tremavano / tori, grifoni, zebre”) è abbastanza comune e può essere attivato dai colori delle maglie e dalla loro speciale disposizione (le zebre sono così accostate alla Juventus, i canarini al Modena, le rondinelle al Brescia ecc.) o dalla ripresa di elementi presenti nello stemma cittadino (la lupa romanista, il biscione interista), così che il campionato spesso diventi un vero giardino zoologico reale e fantastico, con la presenza di tori, asinelli, grifoni, leoni, galletti, ecc. In tale contesto zoomorfo sorge l’equivalenza tigri-tigrotti=Pro Patria, dettata da due motivi probabilmente congiunti. Da un lato la caratteristica sopra accennata: la squadra di Busto indossa una maglia assai particolare, inconfondibile, ad ampie strisce orizzontali bianche e blu, alternate. 

Da qui la forte caratterizzazione ottico-cromatica che sin dagli ani venti induce i cronisti a definizioni quali “zebrati” e “bleu-cerchiati”.

Oltre alla zebra – peraltro già da tempo appannaggio della Juventus e dunque difficilmente estendibile ad una diversa compagine – la tigre è un altro animale che in qualche modo si può visivamente accostare per il suo manto alla casacca dei bustocchi. Ma, verrebbe da dire, perché proprio la tigre?  E' rilevata dal pionieristico lavoro, di Carlo Bascetta (Il Linguaggio sportivo contemporaneo, Firenze, Sansoni, p.101), il quale però registra il termine “tigrotti” semplicemente riferendolo alla Pro Patria senza tentarne una spiegazione. Possiamo forse abbozzarne una, ricordando che l’audacia ed il coraggio,  era delle caratteristiche di Sandokan e dei suoi pirati, accompagnata anche dalla forza, come recepisce e conferma il Grande dizionario della lingua italiana Utet (vol. XX, Torino, 2000), alla voce “Tigre” e, ugualmente, ma con l’aggiunta della componente giovanile, al lemma “Tigrotto”. Di quest’ultimo si introduce una specifica lettura sportiva, definendo tigrotto il “giocatore della squadra di calcio della Pro Patria (con riferimento alla maglia bianca a strisce orizzontali celesti)”, allegando come fonte una citazione giornalistica risalente al novembre 1948 che elogiava “l’impeto, l’ardore combattivo dei tigrotti”. Ecco dunque avvenuta, nel nome di Salgari, una sorta di fusione tra ragioni visivo-coloristiche e simboliche.

Resta solo da precisare, se è possibile, almeno per approssimazione, la data di tale conio linguistico. 

A fronte della proposta del Grande dizionario della lingua è infatti possibile proporre una fonte più autorevole, che consente peraltro di anticipare di parecchi anni la definizione salgariana, in qualche modo perfezionandola ed adattandola alla perfezione al nuovo specifico contesto agonistico. Per ritrovare il bandolo della matassa occorre, quasi circolarmente, di nuovo spostarsi tra Busto Arsizio e Verona, come già proponeva il testo iniziale.  
 A conclusione del campionato 1930-1931, il quarto della Pro Patria in divisione nazionale, un grande del giornalismo sportivo, il veronese Bruno Roghi, pur in presenza di una stagione non particolarmente felice della Pro Patria (giunta in effetti quart’ultima), ne esaltava comunque lo straordinario carattere – in grado di sopperire alle carenze tecniche e ad un organico apparentemente inferiore alle altre concorrenti - e ufficializzava una volta per tutte la definizione di ‘tigrotti’. L’articolo, significativamente intitolato La ‘Pro Patria’ cuor di tigrotto e riportato sulla prima pagina de “La Domenica Sportiva”, il settimanale illustrato de “La Gazzetta dello Sport”, alla data 12 marzo 1931, merita la rilettura integrale, sia per la sua brillante prosa sia per la sapienza tecnica dell’autore. Lasciamo dunque la parola a Roghi, che ci invita ad un viaggio a ritroso nel tempo, quando il calcio era ancora, per dirla con Brera, “un mistero senza fine bello”:


"Ci sono squadre che quando riescono a intrufolarsi nei ranghi della massima Divisione se ne stanno quiete per un pezzo. Ritemprano le energie consumate nel periodo della durissima battaglia per la promozione, si guardano attorno intimidite come un provinciale capitato in un salotto frequentato da conti e duchesse, si fanno piccine piccine per non farsi troppo notare. Hanno paura, dopo la gran fatica durata per vincere le riluttanze del maggiordomo che non voleva dare il passo alle intruse, di essere scaraventate giù dalle scale con una spinta più sprezzante che risoluta.

La Divisione Nazionale, insomma, mette soggezione. E quando la squadra nuova arrivata entra, con al sua toeletta sportiva dai colori sgargianti nel verde salotto delle altere compagne dal nobile casato e dalla luminosa tradizione, ha sempre paura di decifrare, sulle labbra degli spettatori, un sottile sorriso di ironia. Nel mondo calcistico ne uccide più il timore reverenziale che la classe; e la squadra matricolina deve sempre pagare all’emozione e all’inesperienza un obolo pesante.

Questo discorso andrebbe benissimo se non ci fosse la “Pro Patria” a riderci su. Spingi e spingi, la “Pro Patria” riesce nel 1927 a qualificarsi per la massima categoria.

Squadra di provincia, fresca di nomina, un serbatoio di goals e di punti per le squadre muscolatissime e titolatissime che militano nel suo girone: un “Bologna”, una “Juventus”, un’”Internazionale”, una “Roma”, un “Modena”...

La “Pro Patria” debutta a Bologna: fa pari (1-1) e il goal lo segna lo studente Varglien. Due domeniche dopo va a Cornigliano: batte la “Dominante” e due goals li segna Reguzzoni. Due partite, due schietti successi, due giocatori il cui nome è ancora oscuro ma che con gli anni e le belle imprese convergeranno sulle gambe virtuose i fasci di luce della fama calcistica e, di conseguenza, i fasci di banconote delle società opulente. Si parla di una “Pro Patria” sbarazzina e bizzarra che, approfittando della disattenzione generale, ha scroccato di sorpresa i suoi primi successi. Saranno gli ultimi, alla distanza la squadra scoppierà. Alla distanza - durante quel girone di ritorno che stronca i novellini - la squadra lombarda sconfisse la orgogliosa e possente “Juventus”. Si dice: bella forza! Il campo dei bustesi è l’antro della tigre: chi ci si avventura ci lascia la pelle. Allora la “Pro Patria” va a Modena e vince, va a Roma e vince. Allora si delibera di conferire a questi giovinotti, una volta per sempre, la qualifica di “tigrotti”. Non si tratta del conferimento protocollare del nome e degli attributi di una fiera qualunque tanto per far bella figura in quella specie di buffo serraglio che è il Consorzio delle squadre di calcio. Si tratta veramente di “tigrotti” con tanto di unghioli e con quel loro caratteristico modo di balzare addosso agli avversari che neppur hanno il tempo di tirare il respiro...

Quel clamoroso matricolato nei ranghi della massima Divisione ha dato alla “Pro Patria” - di colpo - autorità e fama. E quello slancio repentino che nel 1927 ha permesso alla giovine squadra di “piazzarsi” da pari a pari nella costellazione delle vedette ha fissato, fin da allora, le schiette e inconfondibili prerogative della squadra; le quali prerogative sono rimaste nel sangue della “Pro Patria”, nonostante la varia vicenda dei giocatori in partenza e in arrivo, come il clima della tonalità percorre ed aleggia in tutto il pezzo nonostante i capricci e le avventure delle modulazioni.

Squadra nata per la battaglia è la “Pro Patria”. Non che il suo gioco sia povero di pregi tecnici e il suo stile sia macchiato e confuso. La tecnica e lo stile, poi, non sono proiezioni della geometria sullo schermo verde dei campi di football sì che una squadra, per il fatto solo di non essere ligia ai gelidi canoni dell’accademia, debba essere sdegnosamente condannata. La tecnica non si manifesta soltanto in metodici e nitidi disegni aerei di un pallone calciato da uomini-macchine...C’è una tecnica e c’è uno stile, difficili da incapsulare in definizioni rigide, ma non per questo meno evidenti e vitali, anche nel gioco delle squadre che esprimono compiutamente se stesse nelle fiamme del combattimento. Così la “Pro Patria”, tipica squadra d’assalto, generosa e ardentissima, sprezzante della statura degli antagonisti, prodiga delle proprie energie fino all’esaurimento."

Bruno Roghi da La Gazzetta dello Sport 12 Marzo 1931

 Si ringrazia il Prof. Alberto Brambilla, per la gentile concessione dell'articolo.

 

I PRECEDENTI



Palmares

Pro Patria: 12 Campionati di Serie A / 1 Coppa delle Alpi 

Verona: 24 Campionati di Serie A / 1 Scudetto 1984-85 / Ottavi di Finale Coppa dei Campioni

1927-28 Div. Naz. Gir. B
9^ 27 Nov. 27 Hellas Verona - Pro Patria 2-1: A. Morandi (V), L. Tommasi (V), Fizzotti (Pro)
19^ 26 Feb. 28 Pro Patria - Hellas Verona 4-0: 3 Reguzzoni, 1 Tognazzi

1953 -54 Serie B
3 Gen. 54 Pro Patria - Verona 1-1: Hofling (Pro), Luosi (V)
16 Mag. 54 Verona - Pro Patria 1-1: Poli (V), Frasi (Pro), in seguito 0-2 a tavolino per invasione di un tifoso veronese

1956 -57 Serie B
28 Ott. 56 Pro Patria - Verona 1-2: Danova (Pro), Ghiandi (V), Bassetti (V)
17 Mar. 57 Verona - Pro Patria 1-0: 

1960-61 Serie B
22 Gen. 61 Pro Patria - Verona 3-1: Basiliani (V)
4 Giu. 61 Verona - Pro Patria 3-2: Cosma (V), Fontanesi (V), Zavaglio (V)

1961-62 Serie B
26 Nov. 61 Pro Patria - Verona 0-1: Maschietto 
8 Apr. 62 Verona - Pro Patria 0-1: 
Coppa Italia
28 Ago. 61 Verona - Pro Patria 2-0: Savoia, Maioli


1962-63 Serie B
16 Sett. 62 Pro Patria - Verona 2-0
3 Feb. 63 Verona - Pro Patria 1-0: Fantini

1963-64 Serie B
19 Gen. 64 Verona – Pro Patria 1-1: Muzzio (Pro), Gipo Calloni (V)
14 Giu. 64 Pro Patria – Verona 1-1: Cera (V)

1964-65 Serie B
12^ 6 Dic. 64  Verona - Pro Patria 0-0
31^ 2 Mag. 65 Pro Patria - Verona 2-2: aut. (V), Sega (V)

1965-66 Serie B
4^ 26 Set. 65 Pro Patria - Verona 1-1: Maschietto (V)
23^ 27 Feb. 66 Verona - Pro Patria 1-0: Sega 

2007-08 Serie C1/a
10^ 28 Ott. 07 Verona - Pro Patria 0-0
27^ 16 Mar. 08 Pro Patria - Verona 1-2: 10' Imburgia (Pro),49' Orfei (V), 89' Di Bari (V)

 

LA TIFOSERIA

Potremmo definire i veronesi, solo e semplicemente, una tifoseria che ha fatto storia.

L'Hellas, sin dalla sua nascita può contare su un buon numero di affezionati, ma è solo con il secondo dopoguerra che attorno ai gialloblù si crea un primo vero zoccolo duro di appassionati, che seguono la squadra nel vecchio impianto vicino a Piazza Bra. Che la tifoseria veronese, fosse calda, si sapeva anche in tempi ormai relativamente lontani, e la Pro ne viene a conoscenza il 16 Maggio del 1954, quando è alla ricerca del ritorno in Serie A, si disputa Verona - Pro Patria, vantaggio dei padroni di casa con Poli e quindi è il veronese Frasi, che pareggia proprio per i biancoblù. Succede un mezzo finimondo, con invasione di campo ed in seguito 0-2 a tavolino, per i bustocchi.

In seguito alla prima storica promozione in Serie A, avvenuta nel 1957, si ha una prima parvenza di tifo organizzato; con il consolidarsi della formazione scaligera nella massima serie, nascono anche i primi club ufficiali di sostenitori, che seguono anche i gialloblù in trasferta, molti provenienti dalla provincia.

Il primo vero nucleo di ultras a Verona nasce verso la fine del 1969: è il periodo della contestazione giovanile in tutta Europa e USA, ed un gruppo ragazzi, tra i tifosi più vivaci ed intraprendenti, presero a ritrovarsi dietro lo striscione "I 4 Fedelissimi": embrione delle mitiche Brigate, che nacquero già nel corso della stagione 1970-71, ma ufficialmente il 30 novembre del 1971 come "Calcio Club Verona Brigate Gialloblù", affiliandosi inizialmente al centro di coordinamento dei tifosi scaligeri. Quando il Verona giocava in trasferta, si presentavano con uno striscione di tela blu con la scritta gialla "Brigate". Subito al gruppo iniziale si aggregano sia giovani dei ceti popolari che della "Verona bene", con lo stesso spirito sostenere la squadra e fare baldoria. Con gruppi sostanziosi che arrivano anche dalla provincia.

La denominazione "Brigate Gialloblù", venne scelta da due ragazzi, al tempo sedicenni, Franco Masotti e Massimo Tocco, quest'ultimo fu il primo presidente ufficiale delle B.G., mentre tra i nomi scartati c'era quello di Commandos Fedelissimi Gialloblù, per non imitare il già esistente Commandos Tigre a Milano ed altri poi sorti nel periodo un pò ovunque in Italia.

Scelsero questo nome in quanto al tempo erano militanti della Gioventù Studentesca, gruppo di sinistra del tempo. Al primo gruppo iniziale si aggiunsero altri ragazzi, di una fascia di età che andava dai 13 ai 20 anni, che si ritrovava un paio di volte a settimana, in locale di Vicolo Mustacchi, in zona Piazza Isolo, di cui pagava l'affitto auto finanziandosi; da subito non vollero saperne di venire inquadrati nelle regole del "Centro Coordinamento Calcio Club". Posizione al "Bentegodi", l'anello superiore della Curva Sud.
Le Brigate preso così a seguire la squadra, che negli anni '70 era quella del mitici Pizzaballa in porta, in attacco Mujesan e Clerici, oltre a Mascalaito, Sirena, Mascetti, Clerici. Tra i primi beniamini della tifoseria, in assoluto Zigoni, calciatore fuori dagli schemi, del Verona anni '70. Si presentarono i tutti gli stadi, anche dove al tempo era più disagiato arrivarci come Sardegna, Sicilia e meridione.

La storia del tifo scaligero si identifica in un questo anno, 1971, quando prendono corpo le "Brigate Giallobù", gruppo trainante del tifo a Verona e veri mastri di tifo per intere generazioni di giovani Ultras e non. Oggi purtroppo la generazione delle Brigate è sul viale dl tramonto, ma i più giovani hanno ereditato la reputazione di questo gruppo, uno dei più rispettati ed imitati in assoluto.

Veronesi a Torino (1971)

Nel 1972, accanto allo striscione B.G. compare anche quello Ultras, con un teschio al centro, un gruppo di destra, che poi segnerà la storia politica delle Brigate e del loro cammino. Per gli striscioni nel 1973 per la prima volta e' usata la tela cerata.

Fin dai primi anni di vita le BG dimostrano di valere e già nel 1974 vanno a Brescia, per quello che è qualcosa in più di un semplice derby, in corteo con lo striscione davanti e le cronache del periodo mettono in luce già l'indole turbolenta degli ultras gialloblù, nelle accesissime gare con il Bologna, soprattutto per motivi politici, il Vicenza questioni di vicinanza e politiche, la Juve, il Milan.

Nel periodo la curva veronese, si presenta con il classico tifo all'italiana, bandieroni, tamburi, fumogeni e lancio di coriandoli, con cori compatti e tonanti. I cori saranno presto una delle caratteristiche dei gialloblù, sempre molto originali. Spesso su melodie dei Beatles, Who e Rolling Stones, su cui venivano inserite spesso e volentieri, parole in dialetto stretto, se non stravolgerle completamente e ricantarle in veronese puro.

A metà degli anni 70' il Bentegodi divenne il primo stadio in Italia, a disporre per le tifoserie ospiti la curva opposta, a quelli di casa, creando un così un cordone sanitario, con debita distanza dalle B.G.

Dietro allo striscione delle Brigate, si formano anche altri gruppi, minori, che con gli anni diventeranno sempre più numerosi tanto da diventare, a metà degli anni ’80, un altro tratto caratterizzante della curva veronese. Subito dopo gli Ultras, compaiono i “marines gialloblu”.

Nel Giugno del 1975, per festeggiare il ritorno della squadra in Serie A, sono 5.000 i veronesi presenti a Como, ma i gialloblù vengono sconfitti, toccherà al presidente Garonzi, intervenire direttamente a calmare i tifosi, ma scortato dalla Polizia.

Nel 1976 alcuni esponenti delle BG stringono un gemellaggio storico con una curva inglese: quella del Chelsea, ai tempi una delle più turbolente tifoserie inglesi, che perdura ancora oggi dopo oltre trenta anni; di quel periodo gli striscioni con le sigle di chiara matrice anglosassone, come "Punk Brigade”,  “Hellas Army” e "The Deadly Sinner Club" ed il tifo veronese comincia dunque ad assorbire la cultura e fisionomia tipici del "British style".

Chelsea - Verona 1976

Nel 1977 le Brigate Gialloblù decidono di abbandonare il vecchio striscione, sostituendolo con il nuovo che al centro vede la scala a tre pioli come simbolo sormontante. L'evolversi del tifo in Italia si vede proprio nella Curva sud, del Verona, per la prima volta una "Union Jack" britannica, non solo ma anche nella stampa del materiale i veronesi si rifanno allo stile britannico come nel caso delle prime sciarpe a listarelle dei primi anni ottanta.

Sempre in questo periodo le BG, prendono a manifestare marcatamente un profilo politico di destra, fino al punto da essere una caratteristica intrinseca dell'immagine del gruppo stesso che si definisce orgogliosamente ed ostentatamente di destra, anche se all' inizio nel nucleo fondatore ci sono anche militanti di sinistra e rude boys.

Con la retrocessione del Verona in B, al termine della stagione 1979-80, le B.G. non perdono certamente lo smalto ed il temperamento, anzi si compattano ancora di più, conquistando le prime pagine per i tafferugli con milanisti e vicentini ed alcune tifoserie meridionali che spesso e volentieri lasciano il "Bentegodi" a gambe levate.
Veronesi, che manifestano un atteggiamento irriverente e sfrontato nell'affrontare le tifoserie avversarie, striscioni spesso originalissimi.

Gli anni ’70 sono però anche il periodo in cui ci sono diversi gemellaggi. Oltre a quello già citato con il Chelsea, le BG stringono altre amicizie, alcune delle quali dopo essersele date di santa ragione! È il caso di quelle con Sampdoria e, soprattutto, Fiorentina, uniche di quel periodo ancora vive e vegete, ma anche con i granata del Torino e stranamente con i con i giallorossi romani, ma con quest'ultimi ovviamente non durerà molto.

Dietro allo striscione delle BG si muovono migliaia di persone, e nella seconda metà dei turbolenti anni 70' la tifoseria gialloblù, si fa notare non solo per il calore con cui segue la squadra, ma anche per i numerosi incidenti che provoca sia in casa che fuori, dove si presenta sempre massicciamente, con tamburi al seguito e l'immancabile striscione per l'idolo Zigoni. In diverse occasioni si và però anche oltre, nelle vicinanze dello stadio scaligero viene trovato di tutto; nella gara contro la Juventus del marzo 77, sulla pista di atletica del "Bentegodi" viene rinvenuta addirittura una bomba a mano, lanciata con ogni probabilità, proprio dalla curva sud e, solo per una fortunata coincidenza, la seconda "sicura" ha tenuto impedendone l’esplosione.

La squadra chiude l'era del presidente Garonzi, vittima anche di un sequestro di persona e scivola in B, il Bentegodi si svuota, curva compresa. Solo lo zoccolo duro rimane a sostenere una squadra che rischia addirittura la retrocessione in C. Il discorso non cambia nemmeno nel campionato seguente e la curva si spopola sempre di più, il campionato di serie cadetta 1980-81 registra il minimo storico di abbonati solo 2.900. Per la tifoseria scaligera e per le B.G. è il momento di un cambio generazionale.

Arriva Bagnoli in panchina, la formazione gialloblù risale in A, creando nello stesso tempo nella squadra lo zoccolo duro per la conquista della scudetto, istaurando con la tifoseria un rapporto che con il passare delle giornate diventa molto stretto, fino a quasi ad arrivare ad una vera e propria simbiosi. Nel campionato 80-81, le B.G. rifioriscono, presentandosi in 5.000 unità a Rimini e con esse anche gli scontri. La curva veronese, prende a caratterizzarsi in maniera diversa rispetto al passato, in maniera più aggressiva, divisa in molti gruppi minori, ma assolutamente compatta nel nome del tifo e progressivamente tenderà sempre più a destra, cosa che negli anni 70' nonostante la presenza di gruppi schierati dichiaratamente dal punto di vista politico, era riuscita in qualche modo a conservare una formale apoliticità. Agli inizi degli anni ’80, nella sud compaiono espliciti simboli politici; dal 1983 appaiono in curva gli striscioni del “Verona front”, gruppo vicino ad aderenti al fronte della gioventù e della “gioventù scaligera”, mentre si moltiplicano le bandiere provviste di croci celtiche e talvolta addirittura di svastiche. L’anima della curva però, come già detto, si presenta molto composita e accoglie anche, se pure in fortissima minoranza gruppi di sinistra come i “rude boys”.

Gruppi diversi molto eterogenei, ma sempre compatti nel sostenere l'Hellas Verona ovunque vada, e negli stadi riecheggia il mitico coro, poi copiato un pò da tutti "in ogni posto che andiamo, tutti ci chiedono, chi noi siamo, glielo diciamo, chi noi siamo. Brigate, brigate, gialloblu! Siamo l’armata del Verona e nessun ci fermerà, noi saremo sempre qua per restare in serie A il Verona è la squadra del mio cuor!”

Molti dei nuovi entrano in curva, esattamente con lo spirito con cui si entra volontari in un battaglione di Marines, con forte propensione allo scontro fisico con le tifoserie avversarie; e questo diventerà per molti il motivo principale di adesione alle BG. Già nel campionato 1981-82, che riporta i gialloblù in Serie A, la curva veronese aveva ricominciato a far parlare, per le intemperanze degli ultras, ma è a partire dalla stagione 1982-83 che l’immagine di tifoseria dura, prende il sopravvento su tutto il resto. Gli scontri iniziano già alla prima di campionato contro l’Inter e proseguono fragorosamente per tutta la stagione, culminando nella semifinale di andata di Coppa Italia, nel giugno 1983, contro il Milan.

Dal punto di vista coreografico la curva mantiene la sua vena colorata, anzi le bandiere si moltiplicano, in particolare quelle "scozzesi" a scacchi giallo-blu, spariscono invece i tamburi, mentre per qualche tempo prende piede la moda di presentarsi in curva con la maglia della squadra, di stile prettamente anglosassone. La particolarità, dirompente del periodo, inizia ad essere il tratto goliardico, a tratti veramente demenziale, che in alcune occasioni diventa cattivo, con cui le BG accolgono i tifosi e le squadre avversarie. Alcune volte si và anche un passo oltre.

Il campionato 1982-83 passa alla storia, per la contestazione beffarda al giocatore peruviano Uribe, del Cagliari, con lancio di banane. per una partita a Como, le B.G. arrivano con pinne, maschere da sub, materassini e paperelle ed altri animali gonfiabili. Per una trasferta a Firenze, ad un certo punto spuntano dei remi dai finestrini dal pulman delle BG, facendolo sembrare una nave vichinga; le carote gettate ai tifosi udinesi al grido di “buon appetito conigli!” con 6.000 veronesi al seguito che formano un unico serpentone in autostrada, sono solo alcuni degli episodi ormai entrati nella storia ultrà del nostro paese e fanno delle Brigate un gruppo "di rottura" anticipando i costumi ultras italiani degli anni a seguire.

Famosi rimarranno i mitici striscioni rivolti ai napoletani "Benvenuti in Italia", "Lavatevi", "Forza Vesuvio" che in ogni partita contro i campani ed in genere contro le squadre meridionali, verranno sempre rinnovati e ripresentati. Striscioni, che hanno tutt'ora una forte eco.

Nascono sempre in questo periodo sottogruppi come "Gruppo Onto Golosine" e "Tartan Army". Prende anche il sopravvento lo stile casuals sullo stile, mutuato dagli "Headhunters Chelsea", sulla cui scia realizzarono il biglietto da visita: "Complimenti, hai appena conosciuto le Brigate Gialloblù", che lasciavano dopo ogni scontro.

E come non ricordare di questi anni l'altro sottogruppo epico: "A.S.U." letteralmente "Associazione Stalle Umane", formato da personaggi fuori controllo, dediti a scorribande con atteggiamenti volutamente animaleschi, sullo stile hooligan inglese ed uso smodato di alcool in tutte le sue forme, vino e "sgnappa" su tutto. Riprendendo come non mai il motto "Veronesi tutti matti".

Sempre nei primi anni '80 nascono altri gruppi Ultras che affiancano le Brigate, il loro nomi sono: Gioventù Scaligera, Vecchia Guardia, Inferno Gialloblù e Verona Front. Con gruppi che arrivano dal Trentino, basso bresciano e mantovano.

A Belgrado il 28 Settembre 1983, c'è anche il battesimo europeo per gli scaligeri, in uno stadio certo non facile, sono migliaia i sostenitori gialloblù, che si fanno sentire, per la gara di Coppa UEFA, contro la Stella Rossa. Quindi trasferta di 5.000 unità a Graz in Austria, dove praticamente il Verona gioca in casa.

Questi sono gli anni d'oro per le Brigate, il tifoso scaligero in generale e l'Hellas di Bagnoli, Fanna, Brigel ed Elkjaer che 12 Maggio 1985 davanti ad oltre 10mila tifosi scaligeri vince a Bergamo, il suo primo e finora unico scudetto.

Stagione in cui trovare un buco al "Bentegodi" è praticamente impossibile, non solo ultras e tifosi organizzati, ma donne, tante e bambini, riempiono con orgoglio l'impianto scaligero, identificandosi al massimo in quella squadra, che in campo mette sotto Juve, Milan, Inter, Sampdoria e soprattutto il Napoli di Maradona.

Il 18 Settembre 85, Bentegodi esaurito per la gara di Coppa Campioni, contro il Paok Salonicco e massiccia presenza scaligera in Grecia; lo stadio è più che esaurito in ogni domenica, ma per ironia della sorte i tifosi gialloblù, non potranno partecipare alla partita di Coppa, contro la Juve a Torino, perchè il vecchio comunale è squalificato, per i tragici incidenti dell'Hysel. I 42.500 posti di capienza dello stadio "Bentegodi", risultano spesso insufficienti, per il calore e la passione della tifoseria gialloblù.

Sul fronte dei rapporti con le tifoserie avversarie, si registrano alcuni cambiamenti, viene stretto un patto con gli interisti, inversione di tendenza rispetto alla regola che non prevedeva amicizie con le squadre considerate "grandi": nel 1986, si registra "un insolito", per la tipologia della tifoseria, gemellaggio con i leccesi, mentre nll’88, i tifosi del Torino rompono il gemellaggio più che decennale.

Nel 1986 ci sono diversi incidenti, con il centro di Como, che in pratica viene devastato dal passaggio degli ultras gialloblù, con altri gravi incidenti in altre città che portano ad un forte attrito con la società scaligera. Contrasti che esplodono definitivamente nel dicembre 1986 dopo che gli ultrà veronesi mettono letteralmente  “a ferro e fuoco” Brescia, con oltre un migliaio di veronesi presenti già in città dalla mattina,  nella "speranza" di trovare gli ultrà locali. La mancata presenza degli storici rivali innesca la furia dei gialloblù; la zona della stazione, il viale che porta al Rigamonti e le vie adiacenti vengono distrutte, con cassonetti dati alle fiamme, bar devastati, passanti aggrediti, abitazioni danneggiate e per "gradire" violenti scontri con le forze dell’ordine, che cercano invano di mettere un minimo d'ordine.

La dirigenza del club scaligera reagisce duramente: Chiampan minaccia di ritirare la squadra dal campionato, proponendo la schedatura sistematica dei brigatisti, mentre l'allora sindaco Sboarina medita di chiudere la curva o di far giocare il Verona a porte chiuse. I fatti di Como e Brescia finiscono sul tavolo della Procura della Repubblica di Verona che inizia ad indagare su eventuali connessioni tra la curva veronese e gruppi locali di estrema destra. La polizia effettua centinaia di perquisizioni e il 1 Febbraio 1987 vengono arrestati 12 ultrà veronesi con l’accusa di “associazione a delinquere”. Si tratta di un’accusa gravissima: per la prima volta, in Italia, un tifoso di calcio viene trattato alla stregua di un criminale vero e proprio.

La Curva Sud si schiera in massa con gli ultrà arrestati: in occasione della partita contro la Roma, nella zona centrale della Sud rimane soltanto lo striscione “non 12 ma 5000 colpevoli”. Il significato della presa di posizione è abbastanza chiaro: gli ultrà arrestati saranno anche dei teppisti, ma processarli per associazione a delinquere è del tutto fuori luogo, almeno secondo i colleghi brigatisti. E' comunque chiaro che parte degli ultrà che si riconoscono nelle BG sfuggono al controllo dei “capi ed ogni occasione e buona per degli scontri.

Come nell'occasione in cui il Mantova si presenta al campo Bottagisio, per affrontare il Chievo; centinaia di tifosi della Curva Sud, si presentano solo per affrontare gli storici rivali mantovani. Altro episodio sul genere si verifica nel basket, quando al Palazzetto dello sport, arriva una delle due squadre bolognesi, con molti tifosi al seguito.
Tornano a girare l'Europa nella stagione 87-88, in sempre in Coppa UEFA, dove i gialloblù arrivano ai quarti di finali, venendo eliminati, non senza recriminazioni dal Werder Brema. Memorabili per le B.G. & co. le trasferte a Stettino in Polonia, quando c'era ancora la cortina di ferro, il muro cadrà due anni dopo. Utrecht in Olanda, con incidenti notevoli con i padroni di casa e la polizia, quindi in Romania a Bucarest contro lo Sportul Stundentesc.
Nel periodo nella curva scaligera, compare il primo bandierone copricurva, con il nome dello sponsor della squadra la Canon.

Curva sud Verona, 1987

Negli anni a seguire, il magico gruppo di Bagnoli si polverizza, con l'Hellas che scivola mestamente in B, nella stagione 89-90, mentre nelle B.G., prevale sempre di più il volto ideologico, facendo svanire in parte la sua originalità e goliardia.

Agli inizi degli anni 90' i diffidati gialloblù sono più di un centinaio e tutta la tifoseria scaligera è "sorvegliata speciale". L’impiego sempre più massiccio delle forze dell’ordine però, non frena gli ultrà veronesi che imperversano negli stadi della cadetteria nel vittorioso campionato 1990-91. Il ritorno in serie A coincide con nuovi disordini e nuove diffide. La curva veronese è costantemente al centro dell’attenzione dei mass-media.

Il presidente Mazzi, la stampa in generale, non ultimo il prefetto di Verona accusarono violentemente le B.G., che risposero con l'auto-scioglimento, per non dover rendere conto alla polizia del comportamento di ogni tifoso veronese; la curva scaligera la domenica successiva resterà vuota, per ricordare la sentenza che vide poi le B.G. condannate come associazione a delinquere ed alla valanga di diffide piovute nel dopo Cesena - Verona, altro momento critico nella storia delle Brigate. Si arriva così al fatale 14 novembre 1991, pochi giorni prima di compiere 20 anni, le BG annunciano il loro auto-scioglimento in accordo con tutti i gruppi presenti nella sud. I vertici dello storico gruppo si dicono stanchi di tanto accanimento nei loro confronti: non possono essere il capro espiatorio per problemi di ordine pubblico che travalicano il tifo sportivo e, in particolare, non possono rendersi responsabili di ogni individuo che porti una sciarpa gialloblu al collo. In occasione della partita Verona-Genoa, le ringhiere della curva sud, dopo 20 anni, restano desolatamente vuote.

I gemellati fiorentini, nella prima partita in casa dei viola, ricorderanno le Brigate Gialloblù, con una bellissima coreografia, che prendeva tutta la Curva Fiesole, formata da uno sfondo giallo e le lettere B e G in blù, con uno striscione che recava la scritta: "Ventanni di storia, non si cancellano....Onore alle B.G."

Come scrisse Silvio Cametti, l'autore dello splendido "I guerrieri di Verona" oramai introvabile nelle librerie, le Brigate Gialloblù sono state croce e delizia per la città, la provincia veronese e la tifoseria scaligera in generale. Aggregando centinaia di giovani che hanno provato motivazioni, emozioni forti e trasgressioni dietro quelle storiche insegne BG '71, che venivano prima anche dell'Hellas "Siamo i tifosi delle Brigate" precisavano. La particolarità delle BG e' stata quella di diventare il gruppo più avversato e guardato d'Italia da qui la frase, contro i compromessi:"Noi odiamo tutti", senza mai lasciarsi trasportare dai successi.

Gli anni '90 con l'Hellas tra la Serie A e la Serie B, la scena anche nel tifo è altalenante, non ci si può dimenticare del gruppo "I Febbraio", così denominato dal giorno in cui le B.G. vennero dichiarate associazione a delinquere, composto da ex membri delle Brigate Gialloblù e posizionato nei distinti.

Dopo lo scioglimento ufficiale, alcuni membri della la vecchia guardia, ripreso in mano la curva, pensando di riaprire un'altra pagina storica. Nell'estate del 1996, la Curva Sud torna alla ribalta, per l’incresciosa “impiccagione” di un manichino nero, raffigurante un calciatore di colore Ferrer, che doveva arrivare nelle fila gialloblù, e poi saltò. Episodio riconducibile a pochi elementi, certamente non condiviso dalla maggioranza degli ultras e della tifoseria in generale.

Dopo un lungo periodo di sbandamento in cui comunque l'Hellas non viene mai abbandonato ma sempre seguito anche se in modo non totalmente organizzato, entra in scena nei primi mesi del 1999 la "Banda Loma" che rivoluziona il tifo veronese e rompe i gemellaggi con Lecce e Inter e in questo periodo si arriva alla spaccatura interna con le ex Brigate.

Nella stagione 2000-01 dopo la retrocessione del Hellas in Serie B, si sono risollevati a fatica, dopo una crisi interna come tutto il movimento Ultras italiano, e nonostante i molti dissidi interni anche dopo la recente retrocessione in C1 partendo la passione per questi colori e con un impostazione più spontanea.

Esponenti di spicco degli anni d'oro sono rimasti ancora per un certo periodo in sud a Verona dietro le insegne B.G., lanciando di nuovo una moda estetica del tifo "all'Inglese" di cui si fanno progenitori almeno in Italia. Tra i gruppi da segnalare anche gli elitari "Lake Zone", presenti al "Bentegodi" da anni, provenienti della sponda veneta del Garda, che si autodefiniscono "gli ultimi dei romantici

Sono scompare le mitiche Brigate Gialloblù, ma non certo lo spirito che si sono portati dietro per decenni. Il loro stile britannico, presente sin dalle origini, si ripresenta nel nuovo look della curva veronese, che ricalca le sides d'oltremanica, con stendardi a due aste e "pezze", lanciando una nuova tendenza estetica e anticipando una modalità spontanea nell'incitamento.

Malgrado in molti chiedono il ritorno delle BG al timone, questo non e' accaduto, ma sono tornati esponenti di spicco degli anni d'oro e si continua ad usare quella dicitura. Ci sono ancora le correnti, Banda Loma ed ex BG. L'originalità' degli Hellas Fans non e' quella di una volta, ma c'e' ancora la voglia di stupire, come in una recente trasferta a Crotone, quando scesero dai pullman vestiti da sceicchi, lanciando alla popolazione locale, rotoli di carta-moneta, ovviamente falsi. Oppure come nel corso di questa stagione, quando prima dell'incontro interno con la Cremonese, il vero divertimento fu "il funerale", organizzato in curva, con tanto di corteo dietro una croce cantando "Io risorgerò". Nell'ultima gara contro il Foggia, contestazione al proprietario Arvedi, con il lancio da parte di tutto lo stadio, di banconote false, in risposta alle ultime uscite del presidente.

Tantissime ovviamente le rivalità, alcune che sfociano in qualcosa che và al di là del semplice tifo, acerrima con napoletani, nell'ultimo incontro di campionato, ci è scappata anche una rissa in tribuna stampa al "Bentegodi", quando una frase insultante di un radiocronista napoletano fece scoppiare il finimondo, con lo stesso che venne poi portato a giudizio, condannato giustamente a pagare una multa, purtroppo di soli 200 Euro.

Non meno sentita quella con i romanisti, quindi bresciani e bergamaschi, seguono milanisti, granata, con i vicentini, mantovani ed udinesi; in generale con tutte le squadre meridionali. Nell'ultima trasferta di campionato a Foggia, i circa 250 sostenitori gialloblù sono stati fatti oggetto di lanci di oggetti, cori razzisti ed altro, che alla società rossonera, sono costati una bella e sacrosanta multa.

Con la nuova gestione della curva nei primi 2000 molte amicizie sono state riviste, ma resta solido il gemellaggio con i fiorentini e le amicizie con doriani, laziali, triestini ed una parte coi Furiosi del Cagliari.

Diverse le associazioni di clubs e centro coordinamento gialloblù, a cui fa capo la tifoseria organizzata, che raccoglie simpatizzanti non solo a Verona città e provincia, ma anche fuori, con fans anche all'estero, che si ritrovano in varie associazioni. In questo campionato sono 9.635 gli abbonati ai gialloblù, uno dei record per la categoria, mentre le presenze medie nell'impianto veronese si attestano attorno alle 11.800 unità.

 

Curva sud Verona 2006-07

http://www.bustocco.it/LaProssimaAvversaria/2007-08/verona-pout.andata.htm

Pubblicato il 17/5/2008 alle 17.0 nella rubrica Pro Patria.

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