Blog: http://seriec1.ilcannocchiale.it

Serie C, il modello inglese

Serie C, il modello inglese


Un pallone unico fornito dalla Umbro. Un nuovo logo. Macalli vuole rifare il look alla sua categoria. Tutto bene, ma non basta. Il confronto con il modello inglese, dimostra che i numeri sono schiaccianti a favore del calcio britannico di serie C. Cresce l’esigenza di una riforma che tarda a venire.


La notizia è di oggi. La Lega di serie C ha deciso che, per i prossimi tre anni, la Umbro avrà l'esclusiva sul pallone unico da utilizzare per tutti gli eventi che dipendono dalla federazione fiorentina.

 

La serie C si uniformerà in tal modo alle altre leghe italiane e alla sua omologa inglese, la Football League 1 e 2. Sono stati inoltre ventilati, dal presidente Mario Macalli, cambiamenti che lui stesso non ha esitato a definire clamorosi.

 

Sarà opportuno chiarire innanzitutto, visto il richiamo dello stesso Macalli al modello britannico, quali siano attualmente le vistose differenze tra la serie C italiana e la sua omologa inglese.

 

La serie C inglese è costituita dalla Football League 1 (terza serie, analoga alla nostra C1), e dalla Footbal League 2 (quarta serie, che coincide alla C2 italiana). Con una differenza numerica assai significativa. Vale a dire che, rispetto alle 90 squadre della nostra C, quella inglese ne conta appena 48 (vale a dire 52 in meno)

 

La Football League 1 si gioca infatti in un campionato a girone unico di 24 squadre, ognuna delle quali disputa 46 partite in totale. Le prime due squadre sono promosse direttamente al campionato cadetto inglese (Championship) insieme alla vincitrice dei play-off tra le squadre dalla terza alla sesta posizione. Le ultime quattro squadre sono retrocesse direttamente (senza che sia prevista la disputa dei playout) alla Footbal League 2, che conta pure 24 squadre a girone unico.

 

Vale la pena ricordare che la Football League, nella stagione 2006-07, ha fatto una media di 8.000 spettatori a partita. Neppure la Footbal League 2 se la cava male, visto che la sua media è di 4.000 presenze per gara.

 

Numeri che la categoria diretta da Macalli si sogna la notte. Nello stesso campionato (fonte digilander) il girone A della C1 ha totalizzato 1.191 presenze medie per partita e il girone B 2.791. Che fa un totale di 2.491 spettatori per ogni gara giocata tra le 36 squadre della serie C1. Cioè poco più della metà di quelli (4.000) raccolti dalla Football League 2.

 

Si tratta di cifre (e di raffronti) che dimostrano, impietosamente, come il distacco tra la C inglese e quella italiana sia ormai gigantesco. In buona sostanza rapportabile all’eccesso di squadre in lizza, che si traduce in una sostanziale perdita di interesse da parte degli spettatori.

 

Urge dunque una riforma, che però è lungi dall’arrivare. Siamo infatti, come abbiamo già sottolineato anche per la serie B, verso la fine dei campionati e domina un immobilismo che non promette niente di buono.

 

Cambiare, in serie C, non si può ridurre a buttare in campo un pallone Umbro uguale per tutti ovvero limitarsi a modificare un logo. Significa realizzare quella rivoluzione copernicana che in Inghilterra hanno già messo in piedi da un pezzo. E i risultati di questi due diversi modi di agire sono fortemente penalizzanti per un sistema calcio italiano ormai agonico.

 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

http://www.calciopress.net/news/125/ARTICLE/4737/2008-05-20.html

Pubblicato il 20/5/2008 alle 21.48 nella rubrica Generiche.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web