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I club accerchiano Macalli «Basta trasferte al Sud»


 

ASPETTANDO I CALENDARI. MENO SPESE PER I VIAGGI E TANTI DERBY, IL CONSIGLIO DELLA LEGA PRO: «TORNIAMO ALLA DIVISIONE TRADIZIONALE»

Ci sarà un girone del Nord per il Verona? Tutto nelle mani dell’Osservatorio

 

Un taglio netto pochi chilometri sotto il Po. L’indicazione non arriva dai politici leghisti ma dal consiglio direttivo della Lega Pro che si è riunito giovedì scorso a Firenze. Potrebbe cambiare ancora una volta la divisione dei due gironi della Prima Divisione, si potrebbe tornare alla separazione orizzontale dopo quella longitudinale - un po’ a zig zag, a dire il vero - che era stata applicata un annno fa.
Due le necessità dei presidenti. Le spese, innanzitutto. Un girone del Nord e uno del Sud garantirebbero viaggi più corti, meno giorni di ritiro in albergo, meno spese per le trasferte. In secondo luogo aumenterebbero i derby, vista la vicinanza di tante squadre, partite più calde, tanti spettatori in più allo stadio, incassi più consistenti.
Una linea razionale che è stata praticamente avallata da tutto il consiglio direttivo e anche il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, potrebbe sposare questa tendenza e ratificare la decisione in settimana visto che non si può perdere altro tempo per fare i gironi, stilare i campionati di Coppa Italia e quelli del campionato. La partenza ormai è alle porte, la Coppa debutterà il 17 agosto, il campionato il 31 agosto salvo scioperi. Gli ultimi ripescaggi con Pro Patria, Lanciano e Spal al posto di Lucchese, Spezia e Avellino regalano una ragione in più al presidente Macalli per proporre una divisione orizzontale visto che potrebbe essere ripescato anche il Lecco, formazione lombarda appena retrocessa in Seconda Divisione, al posto della Massese. I toscani sono in gravi difficoltà economiche, la Covisoc ha bocciato l’iscrizione, solo il Tar potrebbe riammetterli al campionato.
In questo momento, nelle 36 squadre iscritte alla Prima Divisione ci sono quattro venete (il Verona di Gian Marco Remondia, il Venezia, il Portogruaro e il Padova), una piemontese (Novara), sette lombarde (Cremonese, Pergocrema, Legnano, Lumezzane, Monza, Pro patria e Pro Sesto), quattro dell’Emilia Romagna (Reggiana, Spal, Ravenna e Cesena), sono così sedici le «nordiste», potrebbero diventare diciassette con il Lecco e, a questo punto, basterebbe aggiungere una squadra marchigiana come la Sambenedettese oppure una rappresentante dell’Umbria da scegliere tra Ternana, Foligno e Perugia per arrivare a diciotto e chiudere il raggruppamento dimenticando almeno per un anno trasferte particolarmente insidiose come quella di Pagani, di Foggia o di Cava dei Tirreni. Situazioni a rischio che potrebbero portare anche alle decisioni dei prefetti di vietare le trasferte ai tifosi. Se fosse rispettata questa divisione razionale, senza rivoluzioni astruse di chi non ha mai visto una partita in uno stadio italiano, nel girone B finirebbero sei campane (Benevento, Cavese, Juve Stabia, Paganese, Marcianise e Sorrento), tre pugliesi (Foggia, Gallipoli e Taranto), due abruzzesi (Pescara e Lanciano), tre toscane (Arezzo Massese e Pistoiese), una calabrese (Crotone) una rappresentante della Basilicata (Potenza) e due umbre da scegliere tra Perugia, Ternana e Foligno. Tutto a posto? Nemmeno per idea. L’anno scorso proprio Macalli decise di dividere le squadre campane (Paganese e Cavese giocarano nel girone dell’Hellas) e quelle pugliesi (nel raggruppamento del Nord furono inserite Foggia e Manfredonia) aumentando le partite a rischio in un girone solitamente tranquillo. «Queste sono le indicazioni dell’Osservatorio del Viminale - disse Macalli - perchè ci sono troppe partite a rischio in Campania o Puglia». Strano visto che, nella credenza popolare, i violenti e i razzisti si nascondono solo nel Nord e magari in Curva Sud. Seguendo questo ragionamento dovrebbero essere divise anche le squadre venete, quelle lombarde, quelle toscane, quelle romagnole. Sicuramente non sarà così ma questa volta Mario Macalli e l’Osservatorio dovranno giustificare decisioni impopolari.L. M.

  Sciopero dell’Aic contro le rose


Nella prima giornata di campionato le squadre di serie A e B scenderanno in campo con 30 minuti di ritardo. La protesta è stata decisa come solidarietà a una protesta sull’utilizzo delle «rose» da parte delle squadre di Prima e Seconda divisione (le ex serie C1 e C2) che di fatto hanno estromesso centinaia di giocatori. Il Consiglio direttivo dell’Associazione italiana calciatori (Aic) - con una nota - ha comunicato che nella prima giornata di campionato le squadre di Prima e Seconda divisione non scenderanno in campo e A e B ritarderanno il fischio d’inizio.
«L’Aic vuol scioperare? Sono decisioni che parlano da sole - è stato il commento di Macalli - . Il calcio italiano è in una crisi irriversibile, causata proprio dai costi eccessivi che gravano per i costi dei calciatori. Tentiamo da anni, e fino ad oggi, di dire a tutti che è importante l’impiego dei giovani. Ma l’Associazione calciatori ha sempre osteggiato questa politica. Se vogliono fare scioperi li facciano pure...».
«Se un club vuol tesserare 600 giocatori lo può fare - ha spiegato Macalli all’agenzia Italpress - Le restrizioni? Sono rose di calciatori con 15 over più tutti gli under. Ho letto sui giornali che il tecnico dell’Inter, Josè Mourinho vuole 22 giocatori: evidentemente vogliono le seconde divisioni dove svernano gli “elefanti" e da noi non trovano posti».

http://www.larena.it/ultima/oggi/sport/Cab.htm

Pubblicato il 5/8/2008 alle 1.16 nella rubrica Generiche.

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