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Manganelli: tessera tifoso sia adottata da tutti i club Un anno fa la morte di 'Gabbo'

Fonte:"La Repubblica"

La tessera del tifoso sarà una sorta di "telepass", con l'obiettivo di "riportare la gioia delle famiglie negli stadi italiani". Lo ha affermato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, nel suo intervento al seminario di aggiornamento per giornalisti sportivi in corso a Coverciano. "Abbiamo ideato la tessera del tifoso per selezionare i tifosi. Adotteremo regole anche impopolari perché questa venga adottata al più presto da tutti i club. Ovviamente per averla ci sono dei requisiti minimi: il tifoso non deve essere stato colpito da Daspo e non avere problemi penali per reati da stadio negli ultimi cinque anni. Un minimo di scrematura va fatto. Non ci sarà più un biglietto cartaceo ma una tessera a banda magnetica che consentirà anche delle agevolazioni, come quella di poter andare in trasferta anche nel caso in cui questa fosse 'vietata'. Noi vogliamo un mondo di tifosi censito, affidabile e fidelizzato. Io investirei su questo progetto e vediamo che succede".


Petrucci, misure anti-violenza sufficientemente efficaci

Fonte: "ASCA"

(ASCA) - Roma, 12 nov - Le misure anti-violenza applicate dopo i disordini della prima giornata di Campionato sono ''sufficientemente efficaci e i dati sono sotto gli occhi di tutti: ci sono meno incidenti sugli spalti e c'e' una riacquistata credibilita' dei tifosi''. Lo ha detto il presidente del Coni, Gianni Petrucci, a ''Panorama del Giorno'.

Secondo Petrucci ''il calcio italiano e' migliore di come si vuole far apparire. Tra l'altro quello giocato e' vincente: siamo campioni del mondo e agli ultimi Europei abbiamo fallito perdendo ai calci di rigore''.


TIFOSO UCCISO A BADIA AL PINO

Il giorno del ricordo

Un anno fa la morte di 'Gabbo'

E’ il giorno della memoria per Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale fulminato sul sedile posteriore di una Renault Megane nell’area di servizio di Badia al Pino, ma è anche il giorno in cui l’attenzione torna a concentrarsi su un agente che vorrebbe essere solo dimenticato, nel suo nuovo incarico al reparto logistico di Firenze, cui è stato trasferito da pochi giorni, dopo i mesi trascorsi nelle stanze della Polfer fiorentina
Fonte: "La Nazione"


12 novembre 2008 - Il giorno del primo anniversario della morte di Gabbo, un altro undici novembre dopo la domenica nera del calcio italiano, non è un bel giorno per Luigi Spaccarotella, l’ex poliziotto della Stradale che sparò il colpo mortale. Per colpa del caso, come dice lui, o per un’errata valutazione, come gli imputa la procura nel processo per omicidio volontario. E’il giorno della memoria per Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale fulminato sul sedile posteriore di una Renault Megane nell’area di servizio di Badia al Pino, ma è anche il giorno in cui l’attenzione torna a concentrarsi su un agente che vorrebbe essere solo dimenticato, nel suo nuovo incarico al reparto logistico di Firenze, cui è stato trasferito da pochi giorni, dopo i mesi trascorsi nelle stanze della Polfer fiorentina. Alla Polstrada di Battifolle, invece, Spaccarotella, non ha più messo piede.

 

Il giudizio più critico, perchè giunge dal superiore più autorevole, è quello del capo della polizia Antonio Manganelli, che parlando al centro tecnico di Coverciano della Federcalcio si assume sì 'tutte le responsabilità', ma torna a bollare come 'avventato' il gesto del poliziotto. "Non si usa la pistola per sedare una rissa", stigmatizza il numero uno della Ps. E non è l’unico a criticare il comportamento dell’agente. Assai più pesante la dichiarazione di due deputati del Pdl, Claudio Barbaro e Paola Frassinetti, che domandano al ministro dell’Interno perchè contro Spaccarotella non sia stato preso alcun provvedimento disciplinare di sospensione. Intanto, nei cortei dei tifosi fanno capolino di nuovo gli insulti al poliziotto: 'Spaccarotella b...' è il contenuto di un grande striscione appeso nel centro di Roma, mentre a Badia al Pino, sul cartello che indica la direzioni Firenze sono incollate parole irreferibili sull’agente. Insieme al solito slogan: 'Giustizia per Gabriele'.

 


A Badia al Pino, comunque, è una giornata relativamente tranquilla, meno tesa di quanto si attendesse alla vigilia. Non arriva nessuna delegazione ufficiale di ultras, solo tifosi alla spicciolata, con mazzi di fiori che vengono deposti ai piedi dell’altarino-totem che in questi giorni ha ripreso dimensioni notevoli nel piazzale dell’area di servizio, dopo mesi in cui le corolle erano solo appassite. Per immaginare il clima tranquillo, basti dire che uno dei tifosi, un laziale che vive ad Arezzo, sfugge ai cameramen mentre compie il suo omaggio, ma accetta di ripetere il suo gesto per le telecamere.  Un mazzo di fiori anche al casello di Battifolle, sull’aiola prima delle cabine di pagamento. Viene deposta di prima mattina e pochi se ne accorgono.

 

In serata, a Roma, fiaccolata commemorativa, ma ormai l’attenzione torna a concentrarsi sugli sviluppo giudiziari. Come 'La Nazione' aveva anticipato, si tornerà nell’aula del Gip il 16 gennaio e lì gli avvocati difensori ribadiranno la richiesta di rito abbreviato condizionato all’audizione incrociata dei periti balistici e a un sopralluogo nell’area di servizio che non aveva potuto essere discussa il 25 settembre, quando Gian Piero Renzo, allora legale del poliziotto, fece saltare tutto ecceppendo la nullità per un difetto di notifica. Alla ripresa lui non ci sarà. Spaccarotella lo ha revocato nei giorni scorsi, affidandosi all’avvocato fiorentino Federico Bagattini, che affiancherà il confermato Francesco Molino.

 


Il tema resta sempre lo stesso: omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale, come ipotizza il Pm Giuseppe Ledda, o omicidio colposo nella forma della colpa cosciente, come ritengono gli avvocati difensori? Dipende dalle testimonianze, dipende dalle perizie. Il processo è tutto da giocare e nessuno ancora sa quale sia la 'giustizia per Gabriele' invocata anche negli slogan di ieri.

Gabriele Sandri un anno fa, lacrime e rabbia

Fonte: "Calciomercato.com"

Un anno fa una pallottola attraversava due carreggiate d'autostrada e uccideva Gabriele Sandri. Un anno fa, la mattina di domenica 11 novembre 2007, l'agente Luigi Spaccarotella sparava uccidendo un tifoso della Lazio che andava a Milano per la partita con l'Inter. Area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo. Cronaca nera e pallone, ennesimo aggiornamento del binomio. 365 giorni dopo c'è la nebbia, in autostrada. E dentro, invisibile, la verità. La pistola puntata per colpire l'auto in fuga dopo una rissa in autogrill con gli juventini, come dicono i testimoni, oppure uno sparo inciampando, con il proiettile deviato fatalmente verso la giovane vita di «Gabbo», la tesi della difesa. Due ipotesi, la rabbia, le implicazioni del tifo violento, le immancabili polemiche. È ancora tutto fermo, dopo la prima udienza preliminare dichiarata nulla e il dibattimento in stand-by fino al 16 gennaio 2009. E martedì, un anno dopo, è il giorno del ricordo.

I FATTI È l'11 novembre 2007, c'è Inter-Lazio. Gabriele Sandri e altri quattro amici, tutti tifosi biancocelesti, sono in viaggio in macchina verso lo stadio Meazza. Si fermano per un caffè nell'area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo. Incrociano un gruppo di tifosi juventini, che stanno andando a Parma. La pausa caffè si trasforma in rissa. Nell'area di servizio sulla carreggiata opposta c'è una pattuglia della Polstrada. L'agente Spaccarotella viene messo sul chi vive dal parapiglia. È lontano. Dicono duecento metri, cento, in linea d'aria. Sente urla e grida. Vede un fuggi fuggi e un'auto che velocemente - o così gli pare - si allontana dall'area di servizio. Pensa a una rapina al benzinaio. Aziona la sirena. L'auto non si ferma. Spara. Uccide. Gabriele Sandri, che per gli amici ancora dormiva sul sedile posteriore dell'auto. La notizia si diffonde in fretta. Il Viminale non ferma il campionato, tranne Inter-Lazio e Roma Cagliari. Il racconto, rilanciato semplificato («Polizia uccide tifoso») e amplificato dalle dirette televisive, dalle radio degli ultras, dai blog delle tifoserie, accende la fiamma in quella polveriera che sono i rapporti tra le forze dell'ordine e l'area più violenta degli stadi. Una morte «per il calcio» viene declinata come morte «di calcio». E diventa una «chiamata» per l'orgoglio tribale degli Ultras. A Bergamo i tifosi dell'Atalanta scatenano la guerriglia in curva facendo interrompere Atalanta-Milan. A Parma invece si gioca e non avvengono incidenti. Tutto si concentra sulla capitale: aggressione alle istituzioni. Una serata di scontri e di guerriglia urbana, con caserme assaltate, agenti asserragliati, macchine date alle fiamme, la sede del Coni devastata. Alla fine si conteranno almeno 15 tra poliziotti e carabinieri feriti, 6 tra i vigili urbani, e anche 3 arrestati tra gli assalitori della caserma di via Reni e della sede Coni.

LE TESTIMONIANZE «Ho sentito un tonfo, qualcuno ha pensato a una sassata, poi ci siamo girati quando abbiamo sentito Gabriele che ansimava, rantolava, perdeva sangue». Il primo testimone è Federico, uno degli amici in macchina con Gabriele Sandri. Lui racconta la versione nell'immediato, ancora scosso. «Ci siamo fermati, c'era panico. Siamo ripartiti di corsa, per cercare aiuto. Al casello abbiamo trovato la polizia». Nell'area di servizio in pochi si erano accorti che c'era stata una rissa. Non il personale del bar davanti al quale si sono insultati e affrontati i 10 tifosi laziali e juventini. «Non ci siamo resi conto di nulla. Abbiamo capito cosa era successo quando sono venuti a chiederci le cassette registrate dalle telecamere puntate sul piazzale. I muri sono insonorizzati», dice Francesca, dipendente del bar, entrata al lavoro pochi minuti prima. Il benzinaio invece ha visto. «Ho notato questi ragazzi che salivano con gli ombrelli su verso l'autogrill» racconta Federico Ghiezzi, che lavora al distributore di servizio. La sua testimonianza è acquisita dalla Polstrada. Da lontano il benzinaio ha visto qualcosa del tafferuglio, ma soprattutto ha sentito la sirena che ha diviso i due gruppi, suonata dalla Polstrada presente nell'area di servizio sull'altro lato dell'autostrada. «Poi ho sentito anche un tonfo, ma se fosse un colpo di pistola non lo so dire». L'agente Spaccarotella, durante gli interrogatori, ripete di aver sparato per sbaglio, mentre correva. Ma i testimoni chiave per l'indagine sono quattro e danno tutti, più o meno, la stessa lettura dell'accaduto: ovvero di averlo visto prendere la mira e sparare a braccia tese verso l'auto sulla quale viaggiava Gabriele Sandri. Tra queste testimonianze, oltre alla deposizione nota fin dal primo momento di un agente di commercio romano, anche quella di una cittadina giapponese che, come altri, in quelle ore dell'11 novembre si trova a sostare nell'area di servizio di Badia al Pino. I quattro dicono altro: sostengono di averlo visto puntare e sparare verso la vettura, alcuni di loro affermano di averlo notato a braccia tese.

LE PERIZIE Un proiettile esploso, un ragazzo morto. E due possibili ipotesi, per disegnare l'omicidio Sandri sulla traiettoria di quel proiettile. Una guerra a colpi di perizie. Per i legali della famiglia Sandri il proiettile che ha ucciso Gabriele non è stato deviato, l'agente ha sparato per colpire l'auto dove si trovava «Gabbo». Chiedono che si proceda per omicidio volontario. Alle certezze della famiglia della vittima si contrappongono quelle, diametralmente opposte, dell'avvocato Giampiero Renzo, che difende Spaccarotella, il poliziotto della stradale che ha fatto fuoco: la perizia evidenzia che sull'ogiva c'è un elemento estraneo non riconducibile al vetro della macchina nè alla catenina del ragazzo. E questo confermerebbe che il proiettile ha urtato un oggetto che potrebbe averne deviato la traiettoria in modo determinante. Il poliziotto ha sempre sostenuto di non aver fatto fuoco verso la macchina del tifosi laziali e, se dovesse emergere che il proiettile ha urtato contro un ostacolo, questa versione sarebbe, in qualche modo, confermata. Gli esiti degli esami, affidati dalla procura aretina al professor Domenico Compagnini, sono racchiusi in cinque tomi, contenenti dettagli dei reperti recuperati, studi sulla traiettoria e studi di natura chimica sul proiettile. L' ipotesi di una deviazione sarebbe emersa anche da una perizia svolta dal Cnr e depositata a metà gennaio. L'esame avrebbe riscontrato la presenza sull'ogiva di tracce di zinco e alluminio, metalli presenti sul rivestimento della rete che venne attraversata dallo sparo esploso dalla carreggiata opposta a quella sulla quale si trovava l'auto con a bordo Sandri.

Pubblicato il 13/11/2008 alle 1.55 nella rubrica Generiche.

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