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Venezia, Incontro tifosi con squadra e C.D. dopo le turbolenze di domenica scorsa a Portogruaro




Lettera: "Lo stadio, i valori, la storia"

Fonte: "www.vesport.it"

"Leggo che la questione stadio è sempre al centro del dibattito sul futuro del calcio.
A mio parere questo è davvero un falso problema che genera più guai di quelli che vorrebbe risolvere.
A tal proposito trovo illuminante la riflessione prodotta dal Gate22 in occasione della festa del 2 giugno al Baracca.
Il testo è qui di seguito e vi prego di pubblicarlo per promuovere una discussione seria sull'argomento.

Alessandro"

FESTA ALLO STADIO BARACCA: "CENTO DI QUESTI VENTANNI"
RIFLESSIONE

Lo stadio: questione di identità

Noi del Gate 22 siamo di casa in Europa.
Tornei, reti antirazziste e contro il footballbusiness.
Attività sociali e difesa della cultura popolare del tifo.
Contatti e un patrimonio di relazioni ereditate, coltivate ed ampliate, scambi di opinioni e di esperienze. Abbiamo contrabbandato idee e progetti per provare a costruire un nuovo calcio ed un nuovo tifo ultras.
Ci siamo confrontati con tante realtà, grandi e piccole.
Abbiamo sentito le loro storie. E loro le nostre ma, ad una domanda non siamo stati capaci di rispondere:
“Ma perché volete lo stadio nuovo?”.
Già, perché?
In tutta Europa i tifosi si tengono stretti i loro stadi.
Organizzano campagne per difenderli dalla speculazione edilizia.
Si mobilitano contro i nuovi stadi e le devastanti ristrutturazioni di quelli storici.
Lo stadio visto come patrimonio comunitario e identitario.
Sul quale costruire miti, leggende e cultura sportiva.
“Ma perché volete lo stadio nuovo?”.
Una domanda che ci rode la mente come un tarlo.
Perché una comunità cittadina, non solo sportiva, si è lasciata travolgere da questa irrefrenabile voglia di un nuovo stadio?
Più tifosi di questa voglia che della squadra.
Non ci sarebbe niente di male, se non fossero gli effetti collaterali ad aver preso il sopravvento.
Questa voglia, da anni, determina l’agenda politica e sportiva in città, snaturandone progetti e obiettivi.
Non parliamo solo di Istituzioni e Società ma anche di cittadini, sportivi e tifosi.
Frasi che abbiamo sentito mille volte:
“Senza stadio non si può fare calcio”.
“Il Penzo è troppo scomodo, non ci vengo ma quando giocheremo in terraferma…” E via così.
In Europa ci prenderebbero per matti.
Qui siamo convinti di amare l’Unione disertando il nostro stadio per farcene costruire uno nuovo.
A 12 km da piazza Ferretto, a 20 da Marghera.
A due ore da Casteo.
Lontano dal cuore ma vicino all’aeroporto.
E al casinò.
In mezzo al nulla.
Un’arena nel deserto pensata per clienti e non per tifosi.
La demonizzazione del Penzo, dei suoi guai e della sua scomodità, sarebbe dovuta servire ad avvicinare la costruzione del nuovo impianto.
Niente di più sbagliato.
Sono passati quindici anni e non ci si è mossi di un millimetro.
Ed è sana e onesta l’autocritica di quelli tra noi che hanno più lunga militanza nell’ammettere gli errori del passato.
Ben altri erano i fattori in grado di far muovere la partita.
In compenso un’intera generazione di tifosi ha alimentato con questa panzana la propria apatia perdendo la via dello stadio e la passione per i colori.
Ci sono state certo altre concause, prima tra tutte le scellerate promesse di trionfi che puntualmente si sono tramutate in fallimenti.
Di risultati sportivi ed economici.
Di feeling con la città.
Con il risultato di accrescere disaffezione e perdita di identità tra tifosi e cittadini.
Ma torniamo allo stadio nuovo. E a quello che abbiamo.
Se si vuole una gallina domani non si calpestano le uova oggi….
Se si vuole lo stadio ha poco senso gridare LOOSTADIONUOVO! VOO-GLIAMO LOO-STADIONUOVOO! e QUESTOSTADIOO-CADEAPEZZII!
Il Penzo è tanta parte della nostra storia.
E la propria storia va amata.
Non insultata e disprezzata.
Amiamolo così.
Non vecchio, storico.
Non fatiscente, spartano.
Romantico, come il calcio che ci piace.
E assolutamente unico.
Amiamolo e andiamone orgogliosi.
Il nostro Stadio. La nostra Casa.
La priorità è un’altra.
Ricostruire il sentimento profondo tra l’UNIONE e la comunità.
Andando allo stadio.
Ovunque sia.
Comunque vada.
Fregandosene delle scomodità e riscoprendo la straordinaria unicità della nostra identità sportiva fatta di due storie, diverse e uguali.
Una sola grande comunità.
E via con la baccarata verso Sant’Elena.
I vaporetti, le motonavi.
La passeggiata verso il tramonto in Riva 7 Martiri.
Non un peso ma un privilegio.
Chi ama l’UNIONE, chi dice di amarla, ci pensi.
Andare allo stadio.
Per il gusto di stare assieme.
Di sentirsi legati dalla stessa passione per i colori arancioverdi.
Oltre le vittorie e le sconfitte.
In Europa funziona così.
Ma funziona davvero.
E gli stadi sono pieni a prescindere dai risultati.
Certo ci sono le ristrutturazioni e i nuovi stadi, ma si fanno ascoltando le esigenze dei tifosi organizzati e non sulla base dei gusti dei futuri clienti.
No. Non parliamo del pianeta Champions League.
Ma di molte realtà di tedesche e britanniche di buon livello, dei campionati francese e spagnolo.
La cultura sportiva è fatta di tante cose.
Anche i messaggi che si danno contribuiscono a formarla. O a distruggerla.
Andiamoci a Tessera, anzi a Ca’ Noghera. Noi ci saremo.
E speriamo di fermarci là…e soprattutto di riuscire a distinguere le entrate dello stadio da quelle del casinò. Ma il presente si chiama Sant’elena. Il nostro presente e la nostra storia.
Assieme al Baracca. Dove siamo tornati oggi.
Dove è nata la nostra UNIONE.
Lo vogliono abbattere. Per farci case.
In cambio Mestre avrà un nuovo campo provvisto di tribuna da 4000 posti nell’area del Taliercio.
Le ragioni a favore sono sensate.
Dotare la terraferma di un impianto moderno all’interno di una cittadella sportiva.
Ok. Ci può stare. Ma due questioni sono ineludibili.
Che il nuovo Baracca sia uno stadio. Piccolo ma pur sempre uno stadio.
Non un campo con una mega tribuna da paesotto anonimo sperduto tra villette a schiera e capannoni industriali della pianura veneta. Per dare spazi anche al calcio minore.
Che i giovani di domani possano passare per via Baracca e via Oberdan sapendo che quì è nata una della due grandi storie sportive della nostra comunità.
Che possano fermarsi per vederne la memoria. Per respirare ancora cultura sportiva.
Che si progetti un museo del calcio in questa città, proprio qui. Insieme alle case ed agli spazi verdi.
Il Baracca e la sua storia così non moriranno.
Il calcio ed il tifo sono questo.
Un patrimonio di cultura sportiva da difendere da business di rapina e appetiti elettorali.
Questa è la strada che porta risultati nello sport, basta guardare la nostra pallacanestro.
Più duraturi di quelli effimeri legati solo ai risultati.
Queste sono serie ed efficaci politiche contro la violenza.
Che funzionano. Senza vietare.
E non ci rubano la libertà. Di soffrire, divertirsi, vincere e perdere tutti assieme.
Tutti in piedi dietro uno striscione, sventolando con passione i nostri colori.
È il giorno dell’UNIONE. Buon divertimento tifosi del VeneziaMestre.
Oggi non conta il risultato. Abbiamo già vinto.

Incontro tifosi con squadra e C.D.

Fonte: "www.vesport.it"

La Presidenza del Venezia ha invitato i tifosi giovani ad incontrarsi e chiarirsi dopo le turbolenze di domenica scorsa a Portogruaro.
Appuntamento al Taliercio e confronto tra il Consigliere Delegato Michele Pirro, in quanto i Poletti erano impegnati altrove, e i "Vecchi Ultras" in quanto i "Gate 22" hanno declinato l'invito.
I Vecchi Ultras hanno precisato che, da parte loro, non verrà mai a mancare l'appoggio alla squadra ma la Presidenza dovrà essere sincera nel riferire come stanno veramente le cose e l'Amministrazione Comunale, Sindaco in testa, dovrà impegnarsi seriamente soprattutto sul fronte stadio nuovo.

Domani, intanto, riunione della Commissione Disciplinare a Roma per prendere in esame il deferimento del Venezia relativamente al mancato/ritardato versamento dei contributi Irpef sugli stipendi di maggio e giugno scorso.
Il Venezia, dice il CD Michele Pirro, aveva chiesto in tempo utile all'Amministrazione delle Entrate la prevista rateizzazione del pagamento ma la concessione è avvenuta oltre i termini e comunque la prima rata di 5.200 euro (su 48 rate da pagare) è già stata versata.

Sul fronte mercato, fa sapere il DS Andrea Seno, le cose probabimente si sbloccheranno la prossima settimana anche se per Ibekwe si prospetta la cessione al Bassano nell'ambito del giro che prevede la partenza di Malatesta verso la città del Ponte sul Brenta e l'arrivo in laguna dell'attaccante Rondon.

Pubblicato il 15/1/2009 alle 12.59 nella rubrica Venezia.

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