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Vittorio Galigani annuncia all’Ansa le dimissioni irrevocabili dall’incarico di Direttore Generale della Taranto Sport.

 Non è mai troppo tardi
Vittorio Galigani annuncia all’Ansa le dimissioni irrevocabili dall’incarico di Direttore Generale della Taranto Sport.
Per chi scrive, Vittorio Galigani non avrebbe dovuto mettere proprio piede nel Taranto. Chi ha un briciolo di memoria (e dignità) non può dimenticare cosa ha rappresentato il Sig. Galigani quando un tal Altamura, con la casacca biancorossa, veniva spacciato da Taranto e giocava allo Iacovone mentre il Taranto peregrinava per la provincia in cerca di ospitalità.
Per non parlare del curriculum: basta andare su google per farsi un’idea.

La prima cosa che chiedemmo a Blasi quando rilevò il titolo sportivo dal tribunale fu la totale e incondizionata discontinuità con il passato. E ci fu presentato Galigani come biglietto da visita. Dopo quattro anni di onorato servizio per il Sig. Blasi, Vittorio Galigani rassegna le dimissioni e lo fa attraverso l’Ansa e non mediante gli amici giornalisti del posto; un canto del cigno con enfasi nazionale? Può darsi. Ma nell’immediato ci saranno solo ripercussioni.

Vittorio Galigani pochi giorni fa è stato nominato responsabile del GOS: con le sue dimissioni, la società del Sig. Blasi dovrà trovare un’altra persona in fretta e furia per ricoprire quel ruolo altrimenti ci possiamo scordare la riapertura dello stadio (secondo rumors, la Questura si accontenterebbe per domenica di almeno 150 stewards).
Non solo: le dimissioni del Sig. Galigani possono essere deflagranti per la assai precaria struttura societaria. Se l’organigramma della Taranto Sport è ridotto all’osso per andare sempre e comunque al risparmio, andando via Galigani se sarà difficile nell’immediato trovare qualcuno che risponda al telefono, figuriamoci se ci sarà qualcuno in grado di mettere mani nelle carte federali. E questo, quando siamo nel rush finale del mercato.

Il Sig. Galigani andava mandato via e non attendere le due dimissioni. E sarà necessario trovare un professionista del calcio che sappia come muoversi il prima possibile e senza tergiversare altrimenti si rischia una frittata di dimensioni ben più consistenti.

P.S. A scanso di equivoci e senza fraintendimento alcuno: se al posto di Galigani verrà annunciato (come temiamo) un certo Sig. Telegrafo vorrà dire che il Sig. Blasi vuole solo provocare.

fonte: tarantosupporters.com

E adesso ridateci lo Iacovone
Foto tratte dal blog http://solotaranto.altervista.org
Really thanx to Massimo Universitari Siena
 
Andare fuori casa al sostegno del Magico, sia da autorizzati che da clandestini, permette di visitare il mondo e scoprire realtà quantomeno bizzarre. Perché l’applicazione tenace delle norme di sicurezza all’interno e al di fuori degli stadi è un fatto squisitamente locale.
Chi non ricorda Pistoia? Prefiltraggio all’acqua di rose, tornelli e palmari wireless non funzionanti... ma l’apparenza era salva e con essa tutte le italiche virtù di lotta contro la violenza.

A Benevento accade ancora di meglio. Lo stadio lo conosciamo dai primi anni ’80 quando proprio in terra sannita festeggiammo due promozioni in serie B. Un Santa Colomba grande, capiente… da 18mila spettatori. Uno stadio che giocoforza rientra nel cosiddetto Decreto Pisanu.
Ma Benevento è terra florida di miracoli e miracolati. Perché nonostante uno stadio così grande e capiente, i biglietti si possono acquistare senza essere nominativi; come prefiltraggio nel “settore distinti” vi erano delle semplici transenne che servivano esclusivamente per veicolare i tifosi ma non rappresentavano sicuramente "un'area di prefiltraggio". Nessun tornello per selezionare l’ingresso. All'interno dello stadio sono state notate le telecamere per il servizio di sorveglianza ma anche in tema di stewards c’era tanto da discutere.
Il Santa Colomba è uno stadio aperto. Con capienza ridotta ma aperto.

Quest’estate l’Osservatorio ha indicato tutti Impianti superiori a 7500
Il Santa Colomba, così come lo Iacovone, non compare in questa lista. Il Santa Colomba, così come lo Iacovone, in passato è stato chiuso ed ha subito la riduzione prima a 9900 spettatori e poi a 7499 per evitare gli strali del Decreto Pisanu. Ma lo Iacovone è stato chiuso, il Santa Colomba no.

SCOPRI LE DIFFERENZE

A Benevento i fratelli Vigorito, proprietari che club sannita, hanno sempre dato la massima disponibilità nel fare i lavori di messa a norma a proprie spese e in qualsiasi momento, anche e soprattutto per la tanto agognata serie B.
I fratelli Vigorito hanno sempre sostenuto pubblicamente che sono disposti ad anticipare i lavori per ridurre i tempi che l’amministrazione comunale deve sostenere per le inevitabili vie burocratiche.
I fratelli Vigorito hanno sempre sostenuto pubblicamente che sono disposti ad anticipare i costi della messa a norma del Santa Colomba che l’amministrazione comunale potrà rendere quando ne avrà la disponibilità.
I fratelli Vigorito una cittadella dello sport l’hanno costruita per davvero e non con le chiacchiere.

A Benevento le istituzioni (tutte!) si fidano dei proprietari del club che hanno dimostrato con i fatti di essere persone assolutamente serie e credibili. Questa clima di concordia, fiducia, trasparenza ed entusiasmo che si respira nel capoluogo sannita si riflette inevitabilmente nei rapporti città/società di calcio e permette alla locale squadra di calcio di usufruire della struttura sportiva con l’osservanza - diciamo così - “blanda” delle regole di sicurezza.

Un clima di concordia, collaborazione e trasparenza impossibile dalle nostre parti in quanto il Sig. Luigi Vito Blasi, nel corso degli ultimi quattro anni, non ha trovato di meglio che litigare con l’amministrazione comunale (sfrattato dallo Iacovone per morosità sia dalla giunta di destra che dalla giunta di sinistra), con il Presidente della Provincia, con i Questori che si sono succeduti e addirittura con il Prefetto, la massima espressione dello Stato del territorio, che è stato costretto a convocarlo per fargli firmare la penultima convenzione di utilizzo dello stadio e assorbire tutte le carenze e ostracismi della società alla riapertura dello Iacovone nel corso delle numerose riunioni della Commissione di Vigilanza.

Di contorno, la classificazione della tifoseria rossoblu tra le prime cinque in Italia in tema di pericolosità.

Ma adesso ridateci lo Iacovone

Noi siamo le prime vittime di una società inqualificabile per condotta e azioni. Ma siamo altresì convinti che con un altro soggetto e un’altra società, così come è successo a Foggia, lo stadio sarebbe stato aperto da mesi.
Dopo aver visto di persona e in tv come viene applicato il decreto Pisanu e dopo l’esperienza istruttiva di Benevento, fatte salve le carenze che la Taranto Sport dovrà colmare, tenere ancora chiuso lo Iacovone sarebbe davvero uno schiaffo in faccia alla città intera.


Qualcuno pagherà... disse qualcuno
 
Se all’inizio di stagione qualcuno (un nome a caso, Vito Luigi Blasi) avesse detto: “signori; non c’è trippa per gatti! Le mie possibilità economiche non possono garantire ancora un campionato di vertice; ho lo stadio chiuso per chissà quanti mesi, il calcio è un’azienda in perdita, punteremo sui giovani e ad un progetto a medio lungo termine in cui la parola d’ordine sarà austerità e quest’anno sarà dura salvarci ma contiamo sul sostegno dei tifosi… …beh… chi avrebbe avuto niente da dire? Nessuno che ami il Taranto avrebbe avuto niente da dire.

Perché questa premessa? Perché ogni tanto bisogna ricordare a noi stessi un po’ di cose già dette. Trite e ritrite. Perché poi si viene a leggere che la tifoseria malsana contesta per partito preso quando le cronache degli ultimi mesi altro non sono che lo specchio inequivocabile di un disimpegno scientifico, di una condotta esecrabile, di una voluta gestione di un girone d’andata a costo zero (quello si!).

Niente di nuovo sotto il sole: è già successo con il Sig. Blasi che ogni stagione si butta alle ortiche il girone di andata per poi provare a mettere una pezza con il mercato di gennaio e sperare in una sana botta di culo. Ogni stagione con il Sig. Blasi trova un girone d’andata mortificante e un girone di ritorno importante. Non può essere un caso; non è un caso.

La nostra è una tifoseria sicuramente turbolenta, umorale, atipica, anarchica ma è anche la stessa tifoseria che riesce a staccare quattromila abbonamenti (i più cari di tutta la terza serie) sulla parola. Una tifoseria che quando vuole, si mobilita. Una tifoseria che ha ambizioni smodate e che riesce ad ammaliare i calciatori a venire a Taranto più che le lusinghe a costo zero dei vari dirigenti; una tifoseria con un grandissimo senso pratico della realtà. Una tifoseria (la gran parte) che è stanca delle continue prese per il culo del latifondista imolese.

La parola d’ordine è salvezza. Ma non era più comodo rispettare gli impegni con un certo Shala che prendere dal Cosenza tal Spinelli? Nessun appunto all’argentino … ma tecnicamente il kosovoaro-elvetico ci sembrava una spanna superiore. E che dire della difesa più perforata del girone meridionale dopo il Lanciano? Si conferma in blocco e si lascia partire D’Alterio (non era più comodo rispettare gli impegni?) per prendere tal Lolli (nessun appunto all’iraniano de Roma… ma tecnicamente il napoletano ci sembrava anch’ egli una spanna superiore).
Prima che ce lo dica qualcuno che possa risentirsi per lesa maestà: noi di pallone non ne capiamo niente. E proprio perché non ne capiamo niente ma siamo intrisi di malvagia ostilità non riusciamo a comprendere come mai è stato preso Dionigi la scorsa stagione quando anche le pietre sapevano che era rotto e come possa essere ceduto adesso quando – per grazia divina – se galleggiamo ancora è grazie ai gol di chi – giocoforza – è costretto a farsi reparto da sé.
Ovviamente nessuno andrà sotto il balcone di Dionigi a stracciarsi le vesti in caso di cessione… queste cose le lasciamo volentieri ala curva sud di Milano. Ci chiediamo, insomma, se convenga al Taranto privarsi del suo attuale migliore realizzatore o se la possibile cessione serva solo a fare cassa. Noi una risposta ce l’abbiamo da tempo ma lasciamo lo spazio libero a chiunque di coltivarsi le proprie illusioni.

Benevento non era certo il campo da dove strappare punti. Lo sapevamo sin dall’inizio. Ma da una squadra scarsa al cospetto di una corazzata noi che di pallone non ne capiamo niente ci saremmo attesi barricate, morsi alle caviglie, corse a perdifiato, rabbia agonistica. Meno male che ci sono i fini esteti del pallone nostrano che ci spiegano quanto siamo malsani e in malafede.
E’ singolare inoltre notare che da quando il presidentissimo si è “ricaricato” ed è partito ufficialmente e in pompa magna l’”Anno zero”, il Taranto ha perso due trasferte su due con una squadra (per noi che non ne capiamo niente) peggiore di quella di mercenari che ci ha fatto vergognare prima dell’avvento del cosiddetto ”anno zero”. Prima avevamo in covo di serpi, adesso abbiamo una squadra nuova condotta magistralmente da un illuminato capitano che prima dell’”anno zero” non era degno nemmeno di stare in panchina (ovviamente esclusivamente per motivi tecnici, sennò qualcuno può tacciarci di lesa maestà)
Non solo: l’attesa per il mercato di gennaio è stata spasmodica. Avrebbe dovuto essere la panacea di tutti i mali,. Il nuovo corso del ricaricato messia dei messapi.
A conti fatti, a pochi giorni dal countdown finale, la squadra appare mesta e raffazzonata tanto quanto il covo di serpi così mirabilmente sgominato dal vate imolese con la sola imposizione dello sguardo magnetico.
Qualcuno pagherà, disse qualcuno. Il conto è in bella mostra ma nessuno ancora è passato alla cassa. Come vuole la tradizione.

Pubblicato il 27/1/2009 alle 22.13 nella rubrica Taranto.

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