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Arezzo, Ugolotti condannato ad arrivare primo, Cari non commenta: "Dico solo che mi dispiace" - amarantomagazine.it

Scritto da: Andrea Avato, mercoledì 25 febbraio 2009
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Piero Mancini in conferenza stampa
Tre cose balzavano agli occhi, e alle orecchie, durante la conferenza stampa di stamani: le spiegazioni di Mancini, i toni moderati di Ugolotti e il silenzio di Iaconi. Il presidente, a differenza di quanto accaduto altre volte in circostanze simili, non ha preso di mira l’allenatore giubilato di fresco. Si è limitato a dire che i numeri non erano più dalla parte di Cari (?) ma poi, facendo il punto della situazione, ha riconosciuto che lo spogliatoio è solido, compatto e molto più unito dell’anno scorso, che il tecnico ha dato un’identità marcata alla squadra, facendo un buon lavoro, che la posizione di classifica è ancora positiva e che lui, Mancini, confida sempre nella rimonta fino al primo posto. Al che, probabilmente, pure Ugolotti si sarà chiesto: ma allora perché ha mandato via Cari e ha chiamato me? Mancini una parvenza di risposta l’ha data poco dopo, quando ha spiegato che “questa staffetta è il tentativo di non perdere il treno per la B, un modo per non avere rimpianti a fine stagione”. Il presidente, per chiudere, ha garantito a Ugolotti “tutto l’appoggio che una società può dare all’allenatore” e qua, francamente, il paradosso è gigante, perché se tale appoggio lo avesse avuto Cari, oggi parleremmo d’altro. Mancini, prima di cedere la parola al ventesimo mister della sua gestione, gli ha lanciato un augurio che aveva le sembianze di un diktat: “spero che d’ora in avanti l’Arezzo vinca tutte e undici le partite che restano da giocare”. Logica vuole che a questo punto, se un terzo posto non basta a salvare la panchina, bisogna solo arrivare primi.
Guido Ugolotti, che ha trasformato la timidezza che aveva da calciatore in una rassicurante bonomia, per certi versi è molto simile a Cari. Pacato nei modi ma deciso nei propositi, senza fronzoli e senza spacconate, ha confessato che per lui questa di Arezzo è una grande occasione. “Ho rifiutato altre proposte perché speravo di potermi cimentare in un campionato di vertice” ha detto, definendo la chiamata di Mancini “un piccolo miracolo”. In effetti per Ugolotti quella che può giocarsi in amaranto è una chance in grado di dare una svolta alla sua carriera. L’ex centravanti di metà anni ’80 ha voluto dare un metaforico abbraccio a Marco Cari (“lo conosco da tempo, lo chiamerò al telefono”) e si è dichiarato convinto di poter risalire la classifica (“altrimenti non sarei qui”). Il compito di Ugolotti, Mancini gliel’ha detto a chiare lettere, è di andare in B, possibilmente mettendosi tutte le avversarie alle spalle, senza transitare dai play-off. In tal caso chissà, potrebbe pure allungare il contratto, per ora valido fino al 30 giugno. Ma questa è un’altra storia.
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il diesse Iaconi insieme a Ugolotti
Al tavolo della conferenza si è seduto anche Andrea Iaconi, che però non ha parlato né rilasciato dichiarazioni. Il diesse non era favorevole all’esonero di Cari, lo ha temuto fin da domenica e lo ha appreso ieri pomeriggio, quando Mancini lo ha messo di fronte al fatto compiuto. Il presidente sapeva che Iaconi avrebbe tentato di dissuaderlo e, per questo, lo ha volutamente tenuto all’oscuro. Il direttore sportivo, che nel calcio ci sta da una vita, sa che adesso mettersi ad aggiungere polemiche su polemiche sarebbe inutile e dannoso. Siccome c’è un campionato tutto da giocare, meglio tentare di ricomporre i cocci, salvare il salvabile e poi a giugno tirare le somme. Quel che è certo è che mandare avanti una società in questa maniera, scavalcando il responsabile dell’area tecnica sulla decisione di cambiare allenatore, continuando a campare alla giornata, senza uno straccio di progetto e affidandosi, come sempre, solo e soltanto a qualche botta di fortuna, è il segnale più inquietante di un trend che non cambia. E che condanna l’Arezzo a navigare a vista, oggi come ieri e probabilmente come domani. Perché Ugolotti, Iaconi ne è consapevole, al primo risultato negativo sarà trattato come Cari. O come Cuoghi. O come Conte. O come Gustinetti. O come Somma. Eccetera eccetera.



 

L'ennesimo teatrino di un esonero

Scritto da: Andrea Avato, mercoledì 25 febbraio 2009
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il primo giorno di Cari ad Arezzo
L'ennesimo, farsesco teatrino dell'esonero non poteva che consumarsi di martedì grasso. E' stata per molti aspetti una carnevalata, anche se sono mancati coriandoli e stelle filanti. Come al solito, non si è prestata la minima attenzione alla forma del provvedimento, oltre che alla sostanza. Marco Cari è stato esposto al pubblico ludibrio di una conferenza stampa che, a riguardarla ora, fa tenerezza da un lato e rabbia dall'altro. Perché al professionista, oltre che all'uomo, poteva e doveva essere risparmiata l'ultima recita, in cui l'allenatore ha addirittura tentato di salvare ciò che non era più salvabile, vale a dire il rapporto con il presidente: "Non è così conflittuale come pensate" ha detto Cari, cercando di smorzare i toni e disinnescare le polemiche. Mentre lui gettava acqua sul fuoco, provando a ricostruire un clima normale, in un altro angolo della città si consumava il suo licenziamento. Cari è stato mandato in campo a dirigere l'allenamento, a parlare alla squadra, salvo poi farlo fuori al calar della sera, coi giocatori increduli. L'eleganza, questa sconosciuta... Eppure Cari, che in estate è rimasto al suo posto anche quando venne fuori il caos che tutti sappiamo, che di polemiche non ne ha mai fatta mezza, neppure quando è stato pesantemente criticato sui giornali e in tivù, avrebbe meritato un trattamento diverso. Ma il calcio, come dicono tutti, è crudele e la riconoscenza non esiste. Censurabile nella forma, il diciannovesimo esonero della gestione Mancini resterà un mistero anche nella sostanza. Cari è stato messo alla porta ufficialmente ieri sera, ma ufficiosamente era stato sfiduciato da mesi. Il che è incomprensibile, assurdo, deprimente.
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Cari e Mancini, strade divergenti
A giugno, con la società decapitata, un diesse arrivato da pochi giorni e costretto a barcamenarsi da solo, un mercato senza certezze e uno spogliatoio in fibrillazione, Cari avrebbe potuto ringraziare, salutare e trovarsi un altro club. Non l'avrebbe biasimato nessuno. Invece non solo è rimasto, ma ha costruito una squadra vera. Ha reso tutti i giocatori, anche quelli che se ne volevano andare, partecipi di un progetto. Ha trasformato un gruppo abulico, senz'anima, che si smarriva nei momenti decisivi, in un gruppo quadrato, spregiudicato e capace di rimonte esaltanti. Lo stesso spogliatoio che l'anno scorso non aveva un leader carismatico, ha trovato nell'allenatore la guida da seguire. Per non parlare del lavoro tecnico e mentale con giocatori in cerca di rilancio (come Bondi e Croce), in cerca di identità (come Matute e Baclet) o in cerca di conferme (come Terra e Fanucci). Cari ha iniziato con 9 risultati utili di fila, ha avuto un periodo di flessione di un mese in cui nessuno della società, a parte Iaconi, lo ha mai difeso. Poi ha messo insieme altre 8 partite senza sconfitte, ha perso a Taranto e l'hanno massacrato. Di spiegazioni tecniche per l'esonero, a ben guardare, non ce ne sono. Ad Arezzo, purtroppo, funziona così da troppo tempo. Gli allenatori sono tutti coglioni e mai nessuno, nel momento di difficoltà, può contare sull'appoggio della società. A Cari avrebbero potuto offrire sostegno e fiducia, anche perché la classifica è ancora buona, e le cose sarebbero migliorate. Invece l'allenatore ha dovuto ingoiare soltanto rospi, compreso quello rappresentato dalle telefonate al cellulare del presidente che partivano in tempo reale, in casa e fuori, per criticare la formazione o la sostituzione. Adesso una stagione che sembrava cominciata sotto la buona stella, è in mano alla sorte. Mancini ha deciso in perfetta solitudine di esonerare Cari e di prendere Ugolotti, bypassando il direttore sportivo. Quali garanzie possa offrire Ugolotti più di Cari, proprio non si sa. Magari l'Arezzo le vincerà tutte di qui alla fine, ma come sempre, ancora una volta, dipenderà solo dal caso. Ogni anno siamo alle solite, ogni anno siamo punto e a capo. E' una situazione veramente triste.


 

Cari non commenta: "Dico solo che mi dispiace"

Scritto da: Andrea Avato, martedì 24 febbraio 2009
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Marco Cari, primo esonero in carriera
Ha incontrato i giornalisti per la solita conferenza stampa del martedì, poi ha parlato con la squadra nello spogliatoio e sul campo d'allenamento, dove i giocatori si sono disposti in cerchio per ascoltare le sue parole. "Non dobbiamo farci prendere dal nervosismo né dalla frenesia, le pressioni fanno parte del gioco, sta a noi gestirle nel modo giusto, senza scompensi. Domenica vinciamo a Pistoia e ci rimettiamo in corsa": questo ha detto Marco Cari ai giocatori. A quel punto, nonostante il silenzio del presidente fosse sospetto, una sorta di quiete prima della tempesta, l'ipotesi di una conferma dell'allenatore aveva preso corpo. Invece, nel tardo pomeriggio, Mancini è andato allo stadio, ha messo al corrente il diesse Iaconi della decisione di cambiare guida tecnica e poi ha convocato Cari e i suoi collaboratori (il vice Di Stefano, il preparatore atletico Sgammato, il preparatore dei portieri Grilli), comunicando ai primi due il provvedimento dell'esonero e agli altri la prosecuzione del lavoro con lo staff di Ugolotti. Per Marco Cari è il primo licenziamento della carriera e il mister, rintracciato al telefono, non ha voluto commentarlo: "Adesso preferisco non dire niente, magari fra qualche giorno sarò più lucido. Faccio fatica a rendermi conto di quel che è successo e anche se so che il calcio è questo, mi dispiace moltissimo. All'Arezzo auguro tutto il bene possibile, spero che i ragazzi si riprendano alla svelta perché ne hanno le possibilità. E spero che tornino in serie B".

fonte: amarantomagazine.it

Pubblicato il 25/2/2009 alle 17.40 nella rubrica Arezzo.

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