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Pro Patria: dal sogno all'incubo in quattro minuti - varesenews.it

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Il Padova vince 2-1 allo Speroni e vola in serie B. Doppietta di Di Nardo e gol di Urbano. I tigrotti perdono in casa e lasciano la promozione ai biancoscudati


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La Pro Patria perde 2-1 contro il Padova allo “Speroni” e vede infrangersi il sogno della serie B. Una gara decisa negli ultimi minuti del secondo tempo, dopo che i biancoscudati erano rimasti in dieci per l'espulsione di Di Venanzio nel finale della prima frazione. Grande prestazione di Di Nardo, autore dei due gol ospiti e sempre pericoloso con la sua velocità.

Mancava davvero poco alla Pro per realizzare il sogno promozione e raggiungere la serie cadetta: "solo" novanta minuti. Lo 0-0 di Padova rappresentava una gran dote per i ragazzi di Lerda, ma nell'ultima gara tutto è sfumato e dal sogno si è piombati in un incubo. Ci sono voluti 4 minuti ad uno scatenato Di Nardo per chiudere i giochi. La Pro Patria è apparsa meno lucida del solito, con poche palle pericolose create e un centrocampo più attento a difendersi che a rilanciare. Anche il trio delle meraviglie Do Prado-Fofana-Toledo è apparso spento, con troppi tentativi in solitaria e poca verve nelle occasioni propizie. Dietro la difesa ha sofferto per tutto il match la vivacità di Di Nardo, pagando dazio all'esperta punta prima su un corner e poi con un pasticcio tra Urbano e Pisani che ha dato il via libera all'attaccante ospite. I biancoscudati hanno tutto sommato meritato di vincere, considerando che a fine primo tempo sono rimasti in dieci uomini per l'espulsione di Di Venanzio: i veneti ci hanno creduto fino alla fine e hanno portato a casa il bottino pieno. per la Pro tanti rimpianti e un sogno che si infrange a pochi minuti da un dolcissimo risveglio.

FISCHIO D’INIZIO – Undici titolare tigrotto con Fofana al centro dell'attacco, Giambruno confermato tra i pali, in difesa Pisani Al posto di centrale al fianco di Urbano e Morello fuori. Sabatini sostituisce lo squalificato Jidayi con Pederzoli, mentre Baccolo gioca al posto di Rabito dietro le punte Varricchio e Di Nardo.

IL PRIMO TEMPO – Parte molto bene la Pro, con palla a terra e passaggi brevi e veloci. Al 5' un lampo di Toledo, ma il tiro viene respinto di pugno da Cano, abile poi a bloccare il tentativo di tap-in di Fofana. Il Padova non trova spazi e i palleggiatori tigrotti alzano e abbassano il ritmo della gara a loro piacimento. Gli ospiti recuperano campo poco a poco  e bisogna aspettare il 32' per rivedere un tiro della Pro, che con Fofana prova invano a beffare Cano con un rasoterra. Al 40', dopo un parapiglia in area venete, il Padova rimane in dieci: Di Venanzio, ammonito poco prima con Cristiano, si fa cacciare per un fallo a metà campo.

LA RIPRESA – Prova subito a far fruttare la superiorità numerica la Pro Patria, ma il destro di Toledo al 2' finisce alto sopra la traversa. Poi è il Padova a salire in cattedra, con i ritmi che restano lenti: Di Nardo è imprendibile, ma impreciso. Al 24' Correa potrebbe chiudere i conti, ma il suo sinistro dall'interno dell'area incoccia il palo e finisce sul fondo. Al 35' Di Nardo porta in vantaggio il Padova ribattendo in rete una respinta di Giambruno su un primo tentativo di testa di Varricchio. Passano 4' minuti e gli ospiti raddoppiano ancora con Di Nardo che sfrutta una brutta indecisione della difesa tigrotta per superare Giambruno e insaccare. Al 43' accorcia le distanze Urbano che devia in rete un corner dalla sinistra di Dalla Bona. Il Padova in contropiede potrebbe firmare il terzo gol, ma Giambruno compie un altro grande intervendo mandando in angolo il tiro di Rabito. Nel recupero Do Prado e Fofana avrebbero la palla del pareggio, ma non riescono a pungere.

I volti e la delusione dei tifosi davanti al maxischermo

Museo del Tessile invaso da un tifo civile, infine deluso, per questo attesissimo big match tra Pro Patria e Padova. Tanta gente rimasta fuori dallo Speroni, tra la speranza e il ping pong tra Busto e Benevento


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Museo del Tessile invaso da un tifo civile, infine deluso, per questo attesissimo big match tra Pro Patria e Padova. È una strana accozzaglia quella riunita al Museo del Tessile. Tanta gente rimasta fuori dallo Speroni, giovani e meno giovani. Qua e là facce da stadio: ultras senza biglietto, anziani già visti in più occasioni in tribuna. Fa un po' vergogna saperli, dopo decenni di fedele tifo, costretti a vedere la partita così. Quello che scorre sul maxischermo nella sala convegno, su quello più piccolo e sul televisore del bar, offertoci cortesemente da Rai Sport, è un ben strano spettacolo. Nell'era delle magnifiche sorti e progressive del digitale e dei canali illimitati, è ping pong tra lo Speroni e Benevento, dove giocano i padroni di casa e il Crotone: ci si fa una cultura sul calcio del sud. Per la cronaca passano i calabresi: almeno nella vicina Lonate Pozzolo, che ha legami d'affezione fortissimi con il Crotonese, forse un po' di festa si farà.

Il pubblico del Museo del Tessile è caldo, ogni tanto si unisce ai cori dello stadio. In sala camicie a quadretti, magliette a colori vivaci, canotte, teste rasate e muscoli in vista, oppure shorts e top; bandieroni con i colori della Pro Patria. Qualche bambino qua e là, al pascolo con mamma e papà; belle ragazze come fiori su un prato biancoblu. Di bocca in bocca circolano birre passate come la borraccia di Coppi e Bartali, cucchiaini avidi affondano in gelati e granite. Applausi sulle belle giocate dei primi, illusori minuti di dominio tigrotto, ma la partita seguita metà dal punto di vista delle emozioni è un obbrobrio. Come farsi alternativamente di anfetamine e di valium ogni cinque-dieci minuti. Di quel che succede a Benevento poco importa anche ai tanti di origini non propriamente bustocche doc.

La pausa è un apostrofo incolore in un mare d'incertezza: si capisce che il match è difficile. L'espulsione del padovano Di Venanzio, forse eccessiva, è stata salutata con un'esultanza che si pagherà molto cara. La ripresa offre dopo un quarto d'ora la morte tecnica del proiettore del maxischermo, che già nel primo tempo aveva lasciato tutti "ciechi" in un paio d'occasioni. All'inizio si pensa al solito problema, poi l'irritazione cresce, si fa levata in piedi di massa ("sollevazione", etimologicamente) con proteste, e migrazione verso il bar oppresso da una calura umida e da una densità di popolazione inedita. Quando il Padova, naturalmente mentre il canale Rai sta seguendo la partita di Benevento, va a segno, scende l'inverno. Qualcuno comincia già ad arrotolare bandieroni: serviranno per almeno un altro agro anno di purgatorio in Prima Divisione. Al due zero l'abbandono del bar è un fatto di massa: ai miracoli, già fatti due volte con la Reggiana, non crede più nessuno. Eppure i ragazzi di mister Lerda per poco non ce la fanno anche questa volta. La speranza è l'ultima a morire.

Alla fine la crudele presa in giro dei playoff, inventata anni fa per far cassa sui biglietti al costo di far fuori chi si era guadagnato la promozione sul campo, colpisce ancora. Su di categoria ci va la squadra che ha rimontato agguantando l'accesso alle disfide finali con cinque vittorie di fila prima dell'ultimo pari di fine stagione, ironia della sorta con una Pro Patria che se avesse vinto sarebbe andata dritta in B. Ci vanno invece i veneti nonostante l'asserita ostilità dei fischietti (che anche oggi li hanno "colpiti" ma non affondati). Resta in C1, chissà per quanto, e con la squadra da ricostruire da cima a fondo, il calcio-champagne di chi è riuscito a tenere insieme una squadra non pagata per cinque lunghi mesi -straordinario -, e a non vincere il torneo pur essendo partito con sei vittorie consecutive. Decisivo, come da settimane temevano tutti, il maledetto gol dell'ex, Cammarata della Samb, incassato alla penultima giornata; naturalmente era stato venduto a gennaio, dopo non aver trovato spazio, naturalmente è andato a segno al 92' davanti ai suoi ex tifosi, allo Speroni, facendo di tre punti un punto solo. La differenza tra andare in B e non andarci.
 
Non stupisce quindi l'apparente mancanza di reazioni rabbiose tra le centinaia di tifosi accalcati per il maxischermo (finchè è durato): in tanti, troppi, in fondo se lo aspettavano e lo avevano messo in conto. Perchè se la fortuna è c(i)eca, la sfiga è slovacca, come si suol dire. Dopo anni di illusioni e delusioni, culminate l'anno scorso in un'atroce retrocessione al 90', poi cancellata dal fallimento dello Spezia, un callo duro come cuoio si è ormai formato sugli stomaci. Ma i cuori restano, e sempre saranno, biancoblu.
21/06/2009
SdAredazione@varesene4ws.it

Tesoro: «E' il momento di stare vicini alla Pro»

Il presidente della società di fronte alla prima cocente delusione dal suo arrivo. C'è da ricostruire una squadra per riprovarci l'anno prossimo


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«E' il momento di stare vicini alla squadra, bisogna ripartire subito. Ho fatto una promessa, restare qui a Busto con la serie B o senza e manterrò questa promessa». Queste le parole di Antonio Tesoro, il giovane presidente del club biancoblù a pochi minuti dalla incredibile sconfitta subita sul terreno amico dello Speroni per mano del cinico Padova. «Chiedo il sostegno dei tifosi di sempre e di quelli che si sono avvicinati oggi con il sogno a portata di mano, chiedo l'appoggio della stampa che fino ad oggi ha aiutato a creare l'immagine della squadra - dice ancora Tesoro - la Pro Patria ritornerà a vincere». Nessuna parola di più su cosa succederà a questo gruppo, a questo mister.

La partita col Padova doveva dire tante cose: molti giocatori, che hanno resistito tutto l'anno nonostante i grossi guai societari, ora non saranno più obbligati a rimanere a partire da Do Prado e Fofana, l'allenatore Lerda non ha centrato il suo obiettivo sbagliando l'assetto tattico della squadra e ha le sue responsabilità, Music ha i suoi anni e chissà se avrà ancora voglia di spendersi per la Pro Patria. Tanti i punti di domanda, tante le cose da fare per ricompattare il gruppo, non far scappare i gioielli di famiglia ed evitare di dover ricostruire una squadra da capo anche se, secondo molti, questo sarà inevitabile.

A fine partita il presidente è stato abbracciato da molti tifosi che non hanno fatto mancare la loro vicinanza, pacche sulle spalle e l'incitamento a non fermarsi, a continuare sulla strada presa, quella di rendere la Pro Patria una squadra che può andare in serie B. Dalla curva è arrivato il "grazie lo stesso" degli ultras e di tutti gli altri club a partire dallo storico club Pro Patria mentre alcuni giocatori piangevano sul campo e altri sono andati direttamente negli spogliatoi. Per Tesoro la luna di miele è finita e il brusco risveglio dal sogno gli ricorda i suoi impegni per la società: presidente, la città è dalla sua parte, ma ora comincia la parte più difficile.
22/06/2009
Orlando Mastrilloorlando@varesenews.it


Farioli: «La Pro si è accasciata ad un metro dal traguardo»

Il sindaco deluso dalla mancata promozione in serie B ma ottimista per il futuro incoraggia il presidente Tesoro: «Ha detto che vuole riprovarci l'anno prossimo»


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«La squadra ha fatto come Dorando Petri, si è accasciata ad un metro dal traguardo». Poche lapidarie parole per il sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli sono bastate a descrivere la dèbacle della Pro Patria di fronte al traguardo della serie B. Tra i vips presenti in tribuna non poteva mancare il primo cittadino che il giorno dopo la sconfitta per 2 a 1 contro il Padova, si affida alla sua retorica (questa volta della sconfitta) andando a ripescare la figura dell'atleta italiano che alle Olimpiadi, solo davanti al traguardo della maratona, finì per accasciarsi al suolo sfinito. E' un'intera cità che si lascia cadere a terra dopo il secondo gol di Di Nardo e il sindaco, che in molti non avrebbero voluto allo stadio, rappresenta questo momento di disfatta sportiva ma anche di immagine.

Eppure era arrivato allo stadio munito di bandiera a scacchi biancoblù e cappellino, pronto al gesto eclatante (almeno pari alla pancia mostrata in occasione di una partita della Yamamay Busto di pallavolo) ma non c'è stata l'occasione: «Non si può comunque cancellare la splendida cavalcata di questa squadra durante tutto l'anno - ha detto ancora Farioli - hanno saputo farci sognare nonostante tutto intorno parlasse di incubo». Il sindaco non butta via quello che di buono si è riusciti a vedere in questo campionato e passa a parlare della società e del presidente Tesoro: «L'ho appena sentito - dice Farioli - non vuole lasciare la squadra, mi ha annunciato un'importante progetto di rilancio della società e mercoledì ne parlerà con la stampa, vuole riprovarci l'anno prossimo». L'ottimismo di Farioli non tarda a venir fuori ed ecco la sua iniezione di fiducia: «Nella delusione c'è una forte positività, è di questo che c'è bisogno in questo momento».
22/06/2009
Orlando Mastrilloorlando@varesenews.it

Lerda: "Leziosi e sterili in superiorità numerica"

Tabellini e interviste dallo stadio speroni di Busto Arsizio. Deluso l'allenatore di casa, euforico per la promozione Sabatini, tecnico biancoscudato

Lerda cerca di analizzare la sconfitta: «Nel primo tempo abbiamo giocato bene gestendo bene la palla e mostrando una buona personalità. La superiorità numerica ci ha fatto cambiare atteggiamento: siamo diventati leziosi e il nostro possesso palla era sterile. Dispiace perchè durante tutto l'anno abbiamo meritato forse più di tutti, ma il Padova oggi ha dimostrato che nulla va dato per scontato. Nella ripresa forse ci è mancata la lucidità in alcune giocate, stringevamo troppo senza creare i giusti spazi che ci servono in attacco. Il grosso rammarico sovviene ripensando ai grandi sacrifici che abbiamo fatto questa stagione, i ragazzi sono stati fantastici tutto l'anno e meritavano questo risultato, davvero un peccato, anche perchè è difficile da spiegare. Voglio sottolineare e ringraziare la famiglia Tesoro, in pochi giorni sono riusciti a portare serenità alla squadra e all'ambiente e gliene siamo realmente riconoscenti. Ora cercherò di staccare qualche giorno per riflettere sul mio futuro, nei prossimi giorni parlerò con i proprietari e arriveremo ad una decisione».

Sabatini ammette che credeva nel successo: «Una grande soddisfazione. Siamo stati bravi a non perdere la pazienza o la voglia di fare bene anche in inferiorità numerica e questo ci ha portato a fare il risultato. Sapevamo di poter far bene perché eravamo in gran forma e avevamo già messo in difficoltà nella gara d'andata la Pro, siamo stati abili a ferirli ancora oggi. Eravamo convinti di vincere e non lo dico con presunzione, affatto, ma questa stagione abbiamo sopportato davvero momenti difficili e ciò ci ha rafforzato. Non so ancora nulla riguardo al mio futuro, guidare il Padova in serie B mi piacerebbe ma spetta alla società la decisione».

IL TABELLINO

Pro Patria-Padova 1-2 (0-0)

Marcatori:
al 35' st e al 39' st Di Nardo, al 42' st Urbano.

Pro Patria:
Giambruno, Music, Barjie (dal 39' st Melara), Pisani, Urbano, Correa (dal 36' st Mosciaro), Cristiano (dal 22' st Zappacosta), Dalla Bona, Toledo, Do Prado, Fofana. All.: Lerda.
Padova: Cano, Petrassi, Di Venanzio, Cesar, Faisca, Pederzoli (dal 24' st Rabito), Baccolo, (dal 42' st Falsini) Bovo, Varricchio, Patrascu, Di Nardo (dal 42' st Gentile). All.: Sabatini.
Arbitro: Nasca di Bari (Santuari e Fortarezza; quarto uomo Massa)
Note: giornata calda e soleggiata, terreno in buone condizioni.
Ammoniti: Cristiano, Do Prado, Urbano e Correa per la Pro Patria. Petrassi, Di Nardo, Varricchio e Rabito per il Padova. Espulso al 42' pt Di Vananzio per doppia ammonizione.
Calci d'angolo: 6-2 per la Pro Patria. Spettatori: 3.761 (tutto esaurito).

fonte: varesenews.it

Pubblicato il 22/6/2009 alle 13.5 nella rubrica Pro Patria.

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