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Pro Patria, Beppe Manari, già vice di Franco Lerda, si presenta: "Non vedo l'ora di iniziare" - varesenews.it

La partita


Il nuovo allenatore, già vice di Franco Lerda prima aPescara poi a Busto, chiede soprattutto motivazione ai ragazzi che giocheranno con lui. Schema: confermato il 4-2-3-1.

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Anno nuovo, vita nuova per la Pro Patria. Crollati al vento dell'Est i castelli in aria, che pure apparivano solidissimi, di promozione in B, si parte per una nuova stagione con qualche punto fermo e molti punti di domanda. A entrambe le categorie di interpunzione si può ricollegare la figura del nuovo tecnico Giuseppe Manari, presentatosi oggi alla stampa. Da un lato è un punto fermo, perchè per due anni ha seguito da vice Franco Lerda nelle sue imprese a Pescara prima, a Busto Arsizio poi. Una scuola importante con un tecnico di sicuro valore. D'altro canto, come ogni esordiente, è una scommessa, ossia un interrogativo per il futuro. Per ora ha un contratto annuale, ovviamente rinnovabile. Assente il presidente Antonio Tesoro, a "scortarlo" nell'insidioso slalom fra le domande di una stampa assetata di novità che al momento ancora latitano, c'erano l'ad Fulvio Radaelli e il responsabile del calciomercato Francesco Lamazza.

Il quarantatreenne Manari, uomo del Sud, non ha ancora il patentino da allenatore, ma dalla federazione giungono segnali concilianti su deroghe e simili: e non è l'unico in questa situazione. Gli appositi corsi rimedieranno, e l'esperienza già c'è. Manari avrebbe dovuto essere l'allenatore della Primavera, se la Pro Patria ce l'avesse fatta a salire in B: «Questa era la proposta fattami il giorno stesso della finale dal presidente», poi visto come è finita è diventato tecnico della prima squadra, una soluzione pronta a portata di mano nel segno della continuità, così come quel pugno di giocatori rimasti sotto contratto - Melara («incedibile», Manari dixit), Morello, il portierone Anania, Urbano, Mosciaro, Rosso (di ritorno dal prestito all'Alessandria) - e i riconfermati, notizia di oggi (manca solo la firma), Cristiano e Music. L'ossatura insomma c'è: la polpa verrà. Il ritiro è vicino, il primo allenamento il 14 luglio: ma il mercato è difficile, le cifre alte, e i colpi migliori, si fa sapere, si potranno fare in agosto, come lo scorso anno. Purtroppo senza gli assi in partenza lo squadrone non sarà più quello che ci ha fatto sognare.

«Chi non ha motivazione non potrà stare qui» avverte Manari. Vuole gioatori determinati, con la fame dentro. Quando gli si ricorda che Tesoro lo ha definito "il nostro Pep Guardiola", quasi si imbarazza, ma ammette che lo stiule di gioco prediletto dal campione e allenatore del Barcellona gli piace non poco. «Non vedo l'ora di iniziare» dice: e gli si può credere. mentre si definisce un pezzo per volta anche lo staff tecnico (in arrivo un nuovo preparatore, Albarello), si fanno i primi nomi di mercato, con cautela perchè la strada per costruire l'organico di venti giocatori è ancora lunga. Spicca quello del centravanti Ripa, proprietà del Parma, che sarebbe in arrivo da Sorrento. «Ci parlerò quando sarà nostro» risponde Manari, che lo tiene in altissima stima. «È un giocatore completo, forse da categoria superiore: esplosivo, rapido, cattivo sotto porta. La mia prima scelta». Al via del raduno partiranno tutta una serie di provini: «cerchiamo anche giocatori da "ripescare" dopo un'annata balorda», esattamente come lo scorso anno quando con questo metodo si è messo insieme un mezzo Dream Team. Sulla campagna acquisti Lamazza si tiene abbottonato: è il momento di sapere molto e parlare poco. Le rivali si stanno muovendo con decisione sul mercato, soprattutto il Novara. Il Sudamerica è ciò che vorrebbero i tifosi, ancora ubriachi di brasilianate: ma Toledo non sarà facile da trattenere (veloce com'è, poi...), e Lamazza preconizza acquisti di giovani interessanti su cui investire per il futuro, piuttosto che di assi affermati delle categorie minori. «Siamo in una buona fase» si limita a dire l'uomo-mercato.

Per Manari l'impatto non sarà facile - ha un'eredità pesante da gestire, tifosi che si sono abituati al bel gioco. «Porterò avanti il 4-2-3-1» spiega. Con il tecnico piemontese l'addio è stato forse freddino, secondo alcuni, «ma per me è un amico, abbiamo condiviso esperienze straordinarie, poi sul piano tecnico ognuno ha le sue idee». Bisognerà forse riuscire a "cucire" meglio i reparti, operazione che l'anno scorso non è del tutto riuscita, con, parole di Manari, «una squadra spezzata in due», a trazione anteriore, talora con un vuoto a metà campo. Intanto, l'allenatore si è ben inserito a Busto e ci si trova benone: «Sto bene, adesso mia figlia andrà alle medie qui. È una città, ma sembra un paese, e a me piace perchè io vengo da un paese».
Nostalgia, nostalgia canaglia. Di una maglia, di una squadra, di un gol.
8/07/2009
SdAstefano.dadamo@varesenews.it

fonte: varesenews.it

Pubblicato il 8/7/2009 alle 15.50 nella rubrica Pro Patria.

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