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Ultrà del Varese fuori per protesta "No alla tessera del tifoso" - laprovinciadivarese.it


Il presidio in via Crispi (Foto by roberto genuardi)

Varese Sì, via Crispi a Varese è un passaggio privilegiato per raggiungere lo stadio. E probabilmente è proprio per questo che domenica, in quel tratto di strada, sventolava tutta la rabbia degli ultrà biancorossi. Hanno scelto di disertare buona parte della prima stagionale della loro squadra perché non volevano tacere di fronte a quello che considerano un sopruso. Di nome tessera del tifoso. Un cartoncino che, da gennaio, diventerà obbligatorio per poter seguire la propria squadra del cuore in uno stadio diverso da quello di casa. In serie A, e poi forse anche in Lega Pro.

Così loro si sono ritrovati lì. A cantare sull’asfalto rovente per entrare allo stadio solo l’ultimo quarto d’ora. Una protesta senza tanti giri di parole, bastava leggere quei drappi che valevano più di mille discorsi:
«Niente di più vergognoso, la tessera del tifoso» e «Per Spaccarotella la libertà, divieti e tessere per gli ultrà» riferito alla sentenza del poliziotto che l’11 novembre 2007 ha ucciso con un colpo partito dalla sua pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Una presa di posizione decisa, nata spontaneamente nella città del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Un grido fermo ma civile, che si è unito a quello di tante altre tifoserie italiane rimaste spiazzate dalle nuove normative in materia di sicurezza negli stadi. Non ci vuole chissà che. Prendiamo
la giornata di domenica e facciamola scivolare un anno più in là, supponendo che la tessera del tifoso sia ormai obbligatoria anche in Lega Pro, o in serie B. Buzzegoli, ne siamo certi, avrebbe ugualmente marchiato a fuoco la rete con quel bolide a neanche due minuti dal fischio d’inizio. Al Franco Ossola ma anche in un campo diverso. Quei gol da lasciare a bocca aperta grandi e bambini, quei gol capaci di farti innamorare di una maglia e fartela portare appiccicata come una seconda pelle per tutta la vita. Già, ammesso che tu possa vederli dal vivo. Perché un varesino non sarebbe più libero di andare a vedere
una partita lontano da Masnago: ecco qual è il succo della questione.

Si parla tanto di «Varese land of tourism»? Ebbene, in tutte le città europee lo sport fa parte delle tradizioni locali da sottolineare sulle guide turistiche. In Italia, no. Qui se sei un turista e vuoi goderti lo
spettacolo più bello del mondo nel campionato più bello del mondo, sei tecnicamente un tifoso ospite. Perciò meglio cercarsi un bar
che abbia l’abbonamento a una signora pay-per-view e soprattutto sperare che il suddetto locale il 23 agosto sia aperto. E le mamme e i papà che vogliono far amare il pallone ai loro figli? Tra una tessera
dell’Esselunga e la carta sanitaria ci ficchino pure il "lasciapassare da stadio". Magari per portare la famiglia a Busto Arsizio. Sono spettri lontani, ma neanche troppo. Spettri da cancellare dall’orizzonte:
questo il messaggio lanciato domenica in via Crispi.

Meglio, nel frattempo, godere del presente e scacciare i brutti pensieri. E allora godiamoci un Sannino sempre più Special One che a fine gara fa radunare i suoi ragazzi al centro del campo, poi si allontana e spellandosi le mani insieme al resto dello stadio li indica, quasi a dire che il merito è tutto e solo loro. Godiamoci un pubblico straordinariamente numeroso vista la data e visto il clima. Godiamoci gli applausi rimbombanti tra gli stanchi piloni di cemento e un prato mai così bello a Masnago. Godiamoci le emozioni tipiche delle cose belle che ricominciano. Finché tessera non ci separi.
Federica Artina

fonte: laprovinciadivarese.it

Pubblicato il 25/8/2009 alle 15.14 nella rubrica Varese.

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