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A rischio la legge sugli stadi, Euro 2016, meglio rinunciare? - repubblica.it

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La nuova legge sugli stadi è passata al Senato con voto bipartisan (d'altronde la stessa legge è bipartisan, Butti-Rognoni): ma adesso ecco che stanno nascendo problemi enormi, e chissà se risolvibili, alla Camera. Presto il testo dovrebbe finire alla VII Commissione cultura, scienza e istruzione: la presiede l'onorevole Valentina Aprea (Pdl), ne fanno parte anche Claudio Barbaro, che di sport ne capisce, Gabriella Carlucci, Luciano Ciocchetti, Manuela Di Centa (membro Coni e Cio), Giovanni Lolli (ex sottosegretario, fra i firmatari della legge), Andrea Sarubbi (Pd, esperto di calcio in quanto tifoso juventino...) ed altri.

Ma cresce l'elenco dei politici che sono contrari, o quantomeno perplessi: l'ex ministro Giovanna Melandi (Pd), la senatrice Brugnano (Idv), l'on. Ciocchetti (Udc), l'onorevole Giorgetti (Lega Nord), l'on Realacci (Pd), il senatore Della Seta (Pd), l'on. Granata (Pdl). Lo stesso ex presidente Figc, e membro Cio, Franco Carraro, ha fatto rilievi assai pesanti sul testo. In più durissima è stata Legambiente: "Questa legge non c'entra nulla con lo sport, è la più grande speculazione edilizia del dopoguerra". A Roma intanto il Ministero dei Beni Culturali ha bocciato le zone scelte da Roma e Lazio per "costruire" i nuovi stadi in quanto i siti individuati sono soggetti a vincoli ambientali: una comica. Il sottosgretario, con delega allo sport, Rocco Crimi, ha tentato di spegnere subito il fuoco che vorrebbe bruciare la nuova legge sugli stadi, attesa ormai da tantissimi anni: "Il disegno di legge non deroga al regime vincolistico vigente. Non approveremo un testo che non rispetti l'ambiente e il territorio".

Ma pare proprio che il cammino non sarà per niente agevole: se ci fossero modifiche sostanziali, la legge dovrebbe tornare al Senato ed è chiaro che non verrebbe mai approvata entro fine anno, come sperava Crimi. In questo caso, sarebbe un durissimo colpo alla candidatura italiana per gli Europei del 2016: prima edizione con 24 squadre, servono 9 stadi più tre riserve. Carraro, di recente, è stato lapidario: "Abbiamo tutto tranne gli stadi... E poi ci vuole l'appoggio del governo". Gli stadi non ci sono, e non è certo cosa da poco. E il governo, di questi tempi, ha ben altre grane per occuparsi degli Europei di calcio.

Che fare? La Figc entro il 15 febbraio deve presentare il dossier: si è svegliata in ritardo e ora sta cercando di recuperare terreno. Il project manager, Michele Uva, ha fatto il giro d'Italia parlando con gli enti locali: la situazione, in alcune città, non è per niente rosea. E senza legge, senza appoggio di Berlusconi, come possiamo presentarci davanti all'Uefa? Giancarlo Abete, n.1 del calcio, è persona intelligente e di buon senso: vale la pena portare ancora avanti questa candidatura? Non si rischia una seconda figuraccia? La Francia ha l'appoggio di Sarkozy, in più gli stadi. Noi, come al solito, stiamo a litigare. Peggio, comunque, quello che sta succedendo per l'Olimpiade 2020: lì siamo alla farsa.

Calciopoli: giudice fra ricusazione e Csm
Un giudice sotto tiro: è Maria Casoria, presidente della nona sezione del tribunale di Napoli, che si occupa del maxi-processo a Calciopoli. La Casoria è un giudice scrupoloso, che tiene udienze-fiume e che ha già fissato (22) dibattimenti sino a giugno del prossimo anno con la speranza di poter arrivare a sentenza nel 2010. Ma adesso deve affrontare due ostacoli, impegnativi: i pm Narducci e Capuano (che ha sostituito Beatrice, trasferito a Roma) l'hanno ricusata perché secondo loro, con le sue dichiarazioni, avrebbe anticipato addirittura l'assoluzione degli imputati (Moggi, Lanese, Pairetto, Bergamo, Mazzini, presidenti di club, eccetera). Accusa durissima, e quasi senza precedenti nella storia della giustizia italiana.

Ora deciderà la Corte d'appello che aveva già respinto una ricusazione simile delle parti civili. Non si sa quindi che farà il presidente martedì 27 quando riprenderà il processo: potrebbe anche astenersi. Ma la Casoria deve superare anche un altro ostacolo: il consigliere Ciani, avvocato generale presso la Corte di Cassazione, ha sul suo tavolo da un paio di giorni la pratica e deve decidere se fare aprire un provvedimento disciplinare presso il Csm nei confronti della Casoria ma anche degli altri due giudici della nona sezione. Il motivo? La decisione di escludere le parti civili, decisione che è stata ritenuta "abnorme" dalla Cassazione che poi le riammesse. Insomma, il processo di Napoli va avanti in mezzo ai veleni. E i tempi rischiano di allungarsi.

Tessera tifoso: fra convegni e bocciature
Tessera del tifoso: settimana decisiva. Lunedì a Coverciano, in occasione del seminario Ussi, si terrà un dibattito su questo argomento di stretta attualità, che ha provocato (e provoca) infinite polemiche. Interverranno Mario Macalli, vicepresidente Figc e presidente Lega (che è favorevole alla tessera), poi Francesco Tagliente, questore di Firenze, Pietro Ieva, presidente dell'Osservatorio e Roberto Massucci, che dell'Osservatorio è stato da anni un punto di riferimento importante. Tagliente e Massucci sono stati fra i principali ideatori della tessera del tifoso: e l'hanno difesa anche ultimamente.

Ma il problema è che venerdì a Milano si terrà l'assemblea della Lega Calcio e nell'occasione i 42 presidenti di A e B chiederanno al ministro Roberto Maroni di fare slittare l'obbligo della tessera del tifoso alla prossima stagione. Come noto, Maroni vorrebbe (o voleva...) che fosse indispensabile da gennaio, almeno per chi va in trasferta. Respinto, con perdite. Le società non ne vogliono sapere (tranne Inter e Milan, anche se quella rossonera non è a norma) e non fanno alcuno passo avanti, collaborando poco o niente col Viminale. Gli ultrà hanno già contestato. Probabile che il progetto venga rimesso in un cassetto, e chissà per quanto. Maroni si è spinto troppo in avanti e poi non ha avuto la forza di difendere la sua decisione. Un brutta figura che si poteva evitare. In un ambiente, quello dei tifosi, già in ebollizione. O si ha il coraggio, o è meglio lasciar perdere.

Ecco come si scoraggiano i tifosi
Per decisione del Casms, Roma-Livorno di domani è chiusa alla tifoseria amaranto: antiche ruggini, anche politiche, fra i due gruppi. Lo stesso succede con i laziali. Ma il problema, non nuovo, è che i biglietti vengono venduti solo ai residenti nella Regione Lazio. Questo esclude molti tifosi della Roma che vengono da altre Regioni, o anche dall'estero: è stato segnalato il caso di un ragazzo corso che lavora a Gaeta ma ha residenza a Bastia, in Corsica. Niente da fare. Fuori dall'Olimpico anche un tifoso della Roma che vive a Praga ma attualmente si trova a Roma, in vacanza. Ok la battaglia contro la violenza, va fatta senza abbassare la guardia: ma così si fa di tutto per scoraggiare la gente per bene, gli appassionati veri, e non stupiamoci poi se gli stadi restano mezzi vuoti...


fonte: repubblica.it

Pubblicato il 29/10/2009 alle 12.36 nella rubrica Generiche.

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