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Nuovi stadi, viaggi e miraggi. Durissima analisi del "Il Fatto Quotidiano"

Da Roma a Firenze, l’Italia corre Costruire tutto, come per Italia ‘90. L'impietosa analisi "Il Fatto Quotidiano" di Malcom Pagani  (ex Sky e l'Unità, figlio della scrittrice Barbara Alberti) e Giacomo Russo Spena (figlio dell'ex parlamentare di rifondazione Comunista)...
Giardini di cemento accanto ai prati verdi.Per il nuovo stadio “Delle Aquile”, da edificare sui 600 ettari di proprietà dei fratelli Mezzaroma sulla Via Tiberina,“la nuova casa della Lazio”, ilPresidente Claudio Lotito aveva fatto i conti senza il fiume. Alberghi, campi sportivi, parcheggi, piscine, uffici, musei tematici. Il tutto in un’area a forte rischio esondazione del Tevere. Il terreno, che dopo la costruzione delle strutture, avrebbe visto il suo valore moltiplicarsi, forse rimarrà tale. Campagna romana senza gloria. I tifosi ironizzano: “Avremmo giocato a pallanuoto”, Lotito, contestato, tace. Storia non dissimile per la Roma di Rosella Sensi, che avrebbe individuato nella“Massimina- La Monachina”, area non edificabile (perché dichiarata “destinazione agricola”), il luogo eletto per il futuro impianto della società. Richiedendo la cancellazione dei vincoli del piano paesaggistico adottato dalla Regione, che prevede di legiferare proprio in materia di tutela dell’Agro Romano.

A Firenze, per i suoi parchi tematici torniti da negozi, Diego Della Valle aveva individuato la zona di Castello. Le ruspe di Ligresti e il non ostracizzante interesse dell’ex sindaco Leonardo Domenici, dopo un intenso traffico di intercettazioni telefoniche, avevano allarmato la magistratura. Tutto sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica (con malcelata rabbia del patron di Tod’s) e nuova linfa al progetto, da parte dell’uomo (nuovo?) del palazzo toscano, Matteo Renzi. Si decide a giorni e Castello non ha perso appeal. Renzi si era orientato verso Osmannoro (proprietà del costruttore Fratini) e Ligresti, per cui la questione non è relativa, attende comunque il via libera.

Senza imparare dai propri errori, la storia si ripete. A quasi vent’anni dalla sbornia di Italia ‘90, col suo corollario di stazioni ferroviarie abbandonate, progetti iniziati e lasciati a metà del guado, indagini, arresti e processi, ecco riapparire una nuova   crociata. Immaginare stadi avveniristici è la moda del momento.Costruirli, il passaggio successivo. Le arene del paese sono vuote. Dopo Milan e Inter, nella classifica dei 50 club europei capaci di riempire tribune e gradinate, l’Italia occupa la retroguardia. La Juve è fuori e dentro il recinto, ma oltre il 30° posto, resistono Napoli, Lazio e Fiorentina. Lontanissime dal Manchester United, capace di trascinare all’Old Trafford, una media di oltre 75.000 persone a gara.

Per eliminare la burocrazia, il Ddl 1881: “Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione degli impianti sportivi”, giunge al momento giusto. Nel progetto di legge firmato (per quanto valgano le categorie) da 32 deputati di centro, destra e sinistra, in testa Butti del Pdl, si postula la rivoluzione. In seguito ad un accordo di programma tra la società sportiva che vuole relizzare la struttura e la Regione, infatti,ogni procedura avrà una corsia preferenziale e i tempi non potranno superare i dieci mesi. Obbiettivo prìncipe, gli Europei del 2016, non ancora assegnati ma prospettati come l’avvento del Messia dall’intero movimento calcistico.

Il termine per avanzare le candidature è il 15 gennaio e in molti, hanno cominciato a correre. In un pallone che lamenta modesti incassi complessivi se paragonati a quelli inglesi o spagnoli, i presidenti hanno iniziato a far cadere carte topografiche e plastici dall’alto. Ventiquattro società hanno presentato il loro progetto. Come in Dogville di Lars Von Trier, esistono realtà virtuali ed effettive. Un mondo di proiezioni economiche e un altro pianeta, quello politico, non indisposto ad assecondare le brame di chi nel calcio, scorge una slot-machine potenzialmente fruttuosa. Approvata senza indugi al Senato, la legge sui nuovi stadi italiani, è passata senza intoppi anche al vaglio della VII commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati, con una deliberante che ha evitato il voto in Aula e il parere consultivo delle commissioni Ambiente e Lavori Pubblici. Alla prova del voto definitivo però, non è detto che tutto fili liscio. "Si dovrà sentire il parere di tutti", afferma Fabio Granata del Pdl aprendo a parziali modifiche del testo. Oltre le veline entusiastiche e le vuote enunciazioni, si è affacciato il sospetto della speculazione edilizia.

Legaambiente l’ha detto senza indugi: “E’ la più grande del dopoguerra, lo sport non c’entra niente”. Milioni di metri cubi di cemento, griffati da architetti celebri (c’è anche l’onnipresente Fuksas), con un impatto significativo e distante dall’ecologia su enormi zone ancora non edificate della prima periferia. Evadere dalle città, sembra essere infatti il primo imperativo. Il fatto che gli stadi attuali, siano stati eretti in aree “sottoposte a vincoli urbanistici e monumentali”, viene sventolato come un grave problema di ordine pubblico, da risolvere, in maniera equanime, distribuendo tessere per i tifosi, biglietti nominali (criticati dall’Uefa e unico caso europeo) e patenti di libera azione ai palazzinari.

Che gli impianti italiani siano vecchi non è una menzogna. Quasi ottuagenari per età media, nelle 126 strutture utilizzate da società professionistiche, ben 69 hanno una capienza inferiore ai 10.000 posti. Su sei miliardi di giro d’affari complessivo a stagione, (quasi mezzo punto di Pil), solo una piccola fetta, meno del 5 per cento, arriva dagli stadi. Per Juventus, Roma, Milan e Inter, la casa ospitante non vale più del 15% complessivo degli introiti. In Inghilterra, la percentuale degli incassi derivanti dagli stadi (rispetto al fatturato) sale fino al 42%. Quasi tre volte. Qui però si va molto oltre la modernizzazione. A fondo valle, esaurita la forza argomentativa di cifre e grafici, rimangono i sospetti. Di passaggio agognato da “stadio calcistico” a “stadio produttivo” (multifunzionalità dell’impianto, aree specifiche destinate all’intrattenimento e alla cultura) si parla da anni. Una formula, denunciano i detrattori, (in testa moltissime sigle ultras), volta ad affinare gli appetiti di chi sogna un nuovo boom. Costruzioni di centri residenziali e commerciali, privatizzazione degli impianti esistenti, modificazione di destinazioni d’uso delle aree pubbliche. Il tutto, naturalmente, attingendo con generosità al denaro pubblico. Deformando gli esempi inglesi (Taylor Act, 170 milioni di Sterline destinate alla costruzione di costosissime cattedrali )e tedeschi, l’Italia s’è desta. In un Paese che riduce al di sotto della minima soglia di accettazione, le erogazioni per servizi essenziali (scuola, ricerca, giustizia e sanità), il tema divide. Bianco o nero, senza mediazioni.

Con la scusa degli Europei di calcio,si stanno facendo passare scelte in cui a pesare sono interessi immobiliari di tipo speculativo”, dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente che attacca la parte della legge riguardante i “complessi funzionali”. Nel Ddl, insieme allo stadio, si può costruire anche un nuovo quartiere con attività commerciali, ricettive, di svago, unitamente a insediamenti residenziali. Da realizzarsi addirittura “in aree non contigue all’impianto”. Per facilitare il tutto, un piano triennale di intervento straordinario (soldi pubblici) che prevede la concessione di “contributi destinati all’abbattimento degli interessi sul conto capitale degli investimenti”. Davanti a un cataclisma simile, Alfredo Cazzola non avrebbe lasciato il Bologna in un amen. Romilia, l’arena che avrebbe dovuto sostituire il glorioso Dall’Ara, posta lontano dai portici, tra Budrio e Medicina, tramontò all’inizio di agosto di due anni fa. Anche in quel caso, parchi tematici, villette a schiera per 30mila mq, rischio esondazione e 234 ettari lontani da autostrade e ferrovie. I tifosi avrebbero dovuto, in estate e in inverno, sobbarcarsi quasi due chilometri a piedi dalla stazione più vicina. La provincia bocciò senz’appello il piano Cazzola Non esistono le condizioni per procedere in un ambito agricolo ancora integro”. Cazzola non si trattenne: “Da oggi, tutti sanno che a Bologna non si può più investire” e cedette l’impresa ai Menarini, anch’essi costruttori non disinteressati a un progetto simile che ora langue, in una partita a scacchi tra Pd e Udc, nelle segrete stanze di Palazzo D’Accursio. Diversi ma non troppo, i casi di Palermo e Genova. In Sicilia, Maurizio Zamparini, smania. Accantonato il disagiato quartiere, Zen, il presidente punta sul Velodromo. Zampa vuole comprare l’area “Per innalzare l’impianto e altre opere sportive, ludiche e commerciali”. Ineluttabilmente, Zampa bussa al Comune. “Chiederò di venderci i terreni e fare presto con le autorizzazioni”, mischiando voglia di cambiamento e pretesa nell’abusato richiamo “all’orgoglio siciliano”. Ultima stazione, Genova. Il “Ferraris” è tra gli italiani, il più inglese tra gli stadi. Nonostante ciò, è allo studio il progetto di abbatterlo. Nuovo contenitore: introiti e appalti. Per il parlamentare del Pd, Roberto Della Seta, “La costruzione di nuovi stadi è solo un pretesto per dare mano libera ai poteri forti”.
Intanto gli ultras non rimangono in silenzio. “Il solo costo dei biglietti per una famiglia di 4 persone si aggira in media sui 200 euro. Quante persone potranno sottrarre dal bilancio familiare 5000 euro a stagione?” replica Lorenzo Contucci, avvocato [magari raccontare chi è Lorenzo Contucci chiarirebbe qualcosa..., S&B]. In realtà chi ha un basso salario non può più permettersi lo stadio: “Si sta operando una sostituzione antropologica dei tifosi. Una pulizia etnica di classe”. Anche senza giungere a tanto, un piano esiste. L’isola che non c’è, prevede doppiopetto e invito. Il resto di niente, è una partita in tv. Senza rumore, urla, voci, passioni. Intorno fluttuano figure colorate. Da una parte all’altra, come in un acquario.

Legge sugli stadi: Lolli e Butti ci credono ancora

Il punto di Fulvio Bianchi sul ddl stadi tratto dalla sua rubrica SpyCalcio, da Repubblica.it.
Polemiche (politiche) per la nuova legge sugli impianti sportivi che dopo il via libera del Senato, ora approda alla commissione cultura della Camera. Con il rischio che possa esserci un durissimo scontro fra Udc, Pdl e Pd. "Ma io resto fiducioso- ci ha detto l'on Giovanni Lolli (foto a destra), ex sottosegretario Pd - Ci sono alcune cose da cambiare, da rivedere: ma possiamo farcela entro fine anno". Ora il testo passerà alla Commissione Cultura della Camera (non ancora fissato il calendario dei lavori), poi potrebbe tornare al Senato per l'approvazione. Fra gli errori, c'è anche quello che prevede che la deroga ai lavori spetti alla giunta e non al consiglio comunale. Cose da cambiare, fatte per troppa fretta.
Il senatore del Pdl, Alessio Butti, fra i primi firmatari insieme con lo stesso Lolli, spiega: "Prima di commentare qualsiasi testo, specie se approvato all'unanimità da un ramo del Parlamento, occorrerebbe leggerlo con attenzione. Mi riferisco alla cosiddetta 'Legge sugli stadi' così duramente commentata da Legambiente". E aggiunge: "Premesso che il testo è aperto a tutte le modifiche che possano apportare miglioramenti, desidero ricordare che gli strumenti urbanistici vigenti, citati anche nel testo, sono sufficienti a tutelare l'ambiente che nessuno intende deturpare. Inviterei Legambiente a considerare che non sempre i sogni, specie quelli romani, di qualche presidente illustre (riferimento alla Sensi e Lotito, ndr) trovano sponda nelle leggi elaborate dal Parlamento. Il sogno resta un sogno, il disegno di legge però va letto almeno con attenzione e rispetto per il lavoro svolto da un numero infinito di persone di ogni schieramento politico e di ogni livello istituzionale".
Anche il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, cerca di tranquillizzare chi si oppone alla legge: "Non sarà possibile costruire impianti sportivi senza prevedere, nel piano di fattibilità, l'impatto paesaggistico. Un correttivo, questo, che è stato promosso dal governo grazie alla proficua collaborazione fra il ministro Bondi ed il sottosegretario allo Sport Crimi". Ma Giro ricorda anche che l'Udc considera il ddl ancora troppo debole il profilo della vincolistica idrogeologica e paesaggistica e assicura che "la questione andrà affrontata con il dovuto approfondimento".  
Franco Carraro, ex numero 1 del calcio, si dice anche lui "perplesso". Ma per altri motivi. Ecco la sua opinione: "La legge non prevede dei finanziamenti e indica delle procedure. Non si tiene conto di un dato: a decidere se bisogna costruire un impianto nuovo e dove costruirlo sono i Comuni, casomai in accordo con la Regione. La legge mi sembra un po' troppo centralista e, culturalmente, è in contraddizione con un andamento federalista che il nostro Paese e il nostro Parlamento sembra avere".
La Figc, come noto, ha chiesto gli Euro 2016: ed entro il 15 febbraio del prossimo anno deve presentare il dossier all'Uefa. Con l'aria che tira, tutto rischia di complicarsi sempre più. I tempi sono sempre più stretti.
Pubblicato da Stadi & Busines

Pubblicato il 29/10/2009 alle 12.57 nella rubrica Generiche.

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