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Berlusconi: oneri contributivi troppo onerosi per le società calcistiche. Serve un risanamento

STIPENDI, FAIR PLAY FINANZIARIO, ONERI CONTRIBUTIVI, BUDGET E FIDEJUSSIONI: PER RISOLLEVARSI SERVE UN RISANAMENTO

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Le difficoltà del settore imprenditoriale che negli ultimi anni hanno coinvolto le aziende italiane e non solo, si riflettono negativamente anche nell’ambiente calcistico nazionale. A tutti i livelli.
Silvio Berlusconi che ancor prima di essere il presidente del Milan è il capo del Governo, in una recente intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha affondato pesantemente su un argomento interessantissimo. Di perenne attualità. Gli oneri contributivi (Enpals, Irpef, ecc.) che pendono in capo alla gestione di una società di calcio, inerenti i contratti economici con i propri tesserati, sono troppo onerosi. Impoveriscono i bilanci ed affossano le finanze dei club.
A differenza di quanto accade in altri Paesi europei dove la tassazione è più bassa. Questo argomento, di rilevante importanza, non è mai stato affrontato in Federcalcio e presso le Leghe con determinata volontà di risoluzione. Ora che anche il Premier ha sollevato il problema, un tavolo di concertazione Istituzionale, con alla base un progetto di riforma idoneo ed in previsione del tanto discusso fair play finanziario (che, ricordiamolo, deve essere da tutti attuato nei prossimi tre anni) si rende necessario. Se poi lo stesso Berlusconi volesse farsene anche portavoce, non sarebbe assolutamente disdicevole.

Gli stipendi ai tesserati stanno diventando una piaga. Nessuno riesce più a pagarli puntualmente e regolarmente. Alla scadenza tradizionale. I due mesi di ritardo sono diventati una consuetudine. In tutte le categorie, anche in serie A. Bari e Matarrese di questi giorni insegnano. In tanti vanno anche oltre, basta vedere le penalizzazioni comminate per tale motivo dalla Commissione Disciplinare. Per non parlare dei campionati dilettantistici dove la corresponsione dei compensi, in alcuni casi più eclatanti, è in arretrato anche di cinque, sei mesi. E badate che in quella serie oneri contributivi non se ne debbono pagare.

Di questo passo, ove nell’ immediato non si corra ai ripari, si rischia di mandare tutto all’aria. I rimedi, volendo, sarebbero anche semplici. Minore imposizione contributiva e fiscale abbinata ad un deciso contenimento dei costi del lavoro. Contratti economici adeguati alla categoria. Federazione, Lega Pro e associazione calciatori, lavorando gomito a gomito, debbono dotare le società degli idonei strumenti necessari, entro massimali ben definiti, prima per superare l’attuale momento estremamente delicato, e poi per pianificare l’attività futura.

Per chi non volesse rispettare i budget venga pure imposto di nuovo l’obbligo di quelle fidejussioni già in uso qualche anno addietro. Rappresenterebbero un deterrente eccezionale. La minore imposizione contributiva però, una volta ottenuta, darebbe una svolta epocale a tutto il sistema. La positiva attuazione di tale norma, darebbe più sicurezza a tutto l’ ambiente. Nessuno sentirebbe più la necessità, di ricorrere alla stipula di contratti, con formule ridicole che tutti sanno esistere e sui quali tutti, controllori inclusi, chiudono gli occhi e non solo. Bisogna avere il coraggio di ammetterlo. Questa nell’attuale è la vera sconfitta del sistema.
Il ricorso spasmodico a formule contrattuali, che eludono ogni regola, con la connivenza tacita di tutte le componenti. Necessità alle quali le società debbono obbligatoriamente ricorrere per sopravvivere, che sono palesemente conosciute da tutti, ma altrettanto volutamente, da tutti ignorate.

Il risanamento va pianificato partendo dalla soluzione di questo annoso problema. A pioggia tutte le altre regole. Seguendo il dettato del fair play finanziario. Tanto incassi e tanto spendi. Più sei capace nel produrre ricavi e più risorse hai per la gestione sportiva. Gli investimenti della proprietà debbono servire solo per un maggiore sviluppo del settore giovanile e per il potenziamento delle infrastrutture.
I dirigenti debbono essere i primi farsene una ragione. Non è un nuovo modello per mettere in difficoltà i club. Rappresenta l’ unico sistema per uscire da una spirale della quale non si intravede il fondo e per dotare l’azienda calcio di una stabilità progettuale a medio e lungo termine. In Lega Pro, in primis, è arrivato il momento di alzare il piede dall’acceleratore e, ridotta la velocità, usare più raziocinio nella gestione dei club.

Servono tempestivamente regole nuove, snelle e non coercitive dal punto di vista esclusivamente finanziario ed in questo la Federcalcio deve in assoluto proteggere le società e aiutarle a ristrutturarsi. Tenendo, in ogni caso sempre presente che, qualunque sia la riforma che sarà posta in essere in terza serie, meno squadre riusciranno ad iscriversi ai prossimi campionati e maggiore sarà la sconfitta per l’ intero sistema. Il teatrino dei ripescaggi non ne rappresenta la panacea. È già stato accertato. Senza bisogno di ricorrere ad esempi.
La partecipazione cosciente ed il confronto dei tifosi e degli appassionati di calcio con questa nuova realtà è indispensabile. Nessuno ha l’interesse di veder scomparire club che fanno parte del patrimonio calcistico nazionale e proprio per questo deve essere primario, anche per loro, il traguardo della continuità in proiezione di tempo. Inconfutabile conseguenza di una sana gestione.

Questo è il percorso vitale per dare un futuro al mondo del calcio. Solo così si potrà continuare a discutere di terzini, di mediani e di centravanti. Di fuorigioco si o di fuorigioco no, di arbitri e di moviola in campo. Solo così potrà ancora continuare a discutere di gol e perché no, di promozioni e di retrocessioni. Sancite solo dai risultati del campo però.

Vittorio Galigani, espertissimo dirigente, da 35 anni nel mondo del calcio. Già Direttore Generale di club come Verona, Ternana, Taranto, Fano, Cagliari e Pescara.
  di Vittorio Galigani

fonte: tuttolegapro.com

Pubblicato il 7/5/2011 alle 16.54 nella rubrica Generiche.

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