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Macalli annuncia: “niente riforma”.

Le squadre di D preparano i ripescaggi?


Il tema della “Riforma per trauma” terrà banco nella prossima settimana, fino al Consiglio Federale del 19 luglio, quando (a meno di ulteriori ricorsi) si arriverà all’ufficializzazione dei campionati 2012/13. Mario Macalli, nonostante siano solo 59 le compagini in regola (dopo l’ok della Reggina per l’utilizzo del Granillo a favore dell’Hinterreggio) continua a rimanere molto abbottonato. Nell’intervista rilasciata per l’emittente LiraTv, spiega: ”Ci sono squadre in difficoltà,e quindi aspettiamo che queste società abbiano il tempo di fare i loro ricorsi così come previsto dalla normativa. Il termine scade il 16 Luglio alle ore 13:00, dopo di che il 19 Luglio ci sarà il Consiglio Federale il quale provvederà a diramare gli organici, quindi aspettiamo quella data per poter far poi un consiglio di Lega per cercare di mettere insieme i gironi per poi iniziare a giocare.“

Macalli ripete più volte che la riforma partirà dalla prossima stagione come previsto: “Le riforme in generale si fanno per norma, e di norme sulle riforme non ce ne sono. L’anno scorso ho presentato come capo della Commissione Federale delle ipotesi di riforma che non sono state approvate in quanto altre forze politico-sportive non erano d’accordo. Quindi non è stato approvato nulla entro i termini previsti del 30 Giugno prima e del 31 Luglio poi, visto che si è spostata con delibera del Consiglio Federale: le riforme si fanno solo con Norme, se le norme non ci sono allora per forza esistono due campionati, uno di Prima e uno di Seconda divisione. Se il Consiglio Federale – che è l’organo sovrano di governo – darà consensi, anche da parte della nostra Lega, perché vorrà fare cose diverse, allora lo ascolteremo. Ma non credo proprio che arriveremo a tanto, vedremo cosa succederà e anche in funzione del numero delle società che sono in difficoltà per mettere insieme dei gironi che siano compatibili con un campionato importante come quello di prima e seconda divisione.”

A questo punto è facilmente immaginabile che il consiglio federale, che due mesi fa aveva disposto il blocco dei ripescaggi, possa varare una norma di ‘ammissione per vacanza d’organico’ per alcune squadre di Serie D. Va ricordato che la graduatoria di ripescaggio stilata dalla Lega Dilettanti non è ancora stata pubblicata (a differenza di quello che hanno scritto molti organi di stampa) e che quella resa nota fino ad oggi è relativa ai soli punteggi play-off. In quella ‘vera’ il Brindisi sarebbe quindicesimo ma ‘solo’ cinque delle squadre che lo precedono sono interessate al salto di categoria. In ogni caso, che si rientri o no, la città stavolta ha il dovere di provarci. Innanzitutto perché vincere il prossimo torneo di D è quasi impossibile. Poi perché una squadra in Lega Pro costerebbe meno. E, soprattutto, perché ad un anno dalla riforma della C unica non si può perdere questa occasione.

fonte: brindisimagazine.it

Macalli: “la riforma subito? E’ difficile”



FALLIMENTI -
Dalle istituzioni del nostro calcio arrivano messaggi contraddittori, perché contraddittoria è la situazione generale. Giusto per chiarire il quadro: alla serie C di quest’anno erano iscritte 77 società, 13 in meno dell’anno scorso a causa di fallimenti e problemi economici. La Figc ha quindi deciso di cancellare un intero girone di seconda divisione. Dei 77 club ai nastri di partenza, ben 27 sono stati penalizzati a stagione in corso per inadempienze amministrative. E con il segno meno davanti, hanno perso tutti i contributi che la Lega Pro stanzia per chi utilizza i giovani in modo continuativo (per chi ha occhio, a fine stagione possono entrare in cassa decine di migliaia di euro).

CRISI - Visto il momento generale, la crisi e le difficoltà degli imprenditori negli investimenti sportivi, si teme che la prossima sia un’estate tragica, con una sfilza di club destinati a chiudere bottega. In previsione di un’altra ecatombe, il Consiglio federale aveva inizialmente deliberato la linea da seguire: fino a un numero di 60 squadre iscritte alla Lega Pro, non sarebbero stati effettuati i ripescaggi. Se si fosse scesi sotto le 60 squadre, allora si sarebbe proceduto con le integrazioni d’organico. Ciò vuol dire, che, se dovesse essere confermata questa linea, per confidare nella chiamata in categoria superiore una squadra di serie D dovrebbe “gufare” almeno una ventina di club. Brutto a dirsi, ma l’evenienza non è così lontana dalla realtà.

MACALLI FRENA LA RIFORMA - Ieri sera, però, il presidente Mario Macalli (che fu il primo a sponsorizzare la revisione dei campionati) ci è andato più cauto. All’emittente Odeon Tv ha dichiarato: “La riforma va fatta secondo le regole. Una società che sale dalla serie D, deve produrre determinate garanzie economiche per la C2. Non posso obbligarla a giocare in C1, dove bisogna rispettare parametri più rigidi”. La differenza fra le due categorie non è da poco: la Lega infatti richiede una fidejussione da 600mila euro per la prima divisione e da 300mila euro per la seconda. Macalli, alludendo ai processi sul calcioscommesse, ha poi aggiunto: “Poniamo il caso che una società venga retrocessa dalla C1 alla categoria sottostante per problematiche diverse da quelle sportive. Se noi facciamo la riforma, di fatto ne annulliamo la pena da scontare. E comunque è impossibile parlare adesso: per assurdo potremmo ritrovarci fra gli iscritti solo club di prima divisione. O solo di seconda. Tra un mese, con le carte in tavola, valuteremo. Per me comunque il numero ideale è 68 squadre”.
A far sperare le squadre di serie D che vogliono essere ripescate ci sono un paio di dettagli. Il presidente della Lnd, Carlo Tavecchio, è un convinto sostenitore della riforma della Lega Pro ed è pure candidato a diventare il prossimo presidente della Federcalcio al posto di Giancarlo Abete. Nella lotta interna che c’è fra le varie componenti del Consiglio Federale, Tavecchio ha tutto l’interesse a valorizzare il lavoro della sua Lega. Non a caso l’anno scorso il Rimini vinse i play-off di serie D e fu ripescato in Lega Pro, costringendo l’infuriato Macalli (che non ne voleva sapere) a disegnare un girone di C2 con 21 squadre invece di 20. Insomma è ancora tutto da decidere.

La Riforma dei campionati passa dal numero dei fallimenti


Continua la telenovela “Riforma dei campionati” in Lega Pro con indiscrezioni e veri e propri colpi di scena che si susseguono di settimana in settimana. Difficile fare il punto della situazione, le dichiarazioni degli attori protagonisti vanno in direzioni opposte, proviamo quindi a fare soltanto un po’ d’ordine.

RIPESCAGGI - Partiamo dalle certezze: “l’abolizione dei ripescaggi” mette in chiaro che non si ripeterà quella promozione selvaggia di club dalla Serie D alla Lega Pro. Situazione scongiurata lo scorso anno dall’abolizione del Girone C di Seconda Divisione.

I ripescaggi sarebbero però necessari nell’ipotesi in cui si dovesse arrivare sotto le 60 squadre (17 esclusioni). Ma potrebbero essere necessarie anche se ci fossero 67 squadre ai nastri di partenza (10 esclusioni).

CRISI - Seconda certezza: il numero delle squadre a rischio oscilla intorno alle 15 unità. Tra queste Piacenza, Spal e Triestina (ormai data per spacciata).

Per far si che la riforma venga posticipata al 2013/2014 dovrebbero essere 68 le squadre presenti nella prossima Lega Pro con il format dell’ultima stagione calcistica con due gironi di Prima Divisione e due di Seconda Divisione. Impossibile al momento precedere con due gironi di Prima e uno di Seconda, perchè ci sarebbero 9 retrocessioni nei dilettanti da un unico girone.

MACALLI - Macalli è stato duro in una delle ultime dichiarazioni: “Per fare calcio ci vogliono i soldi. Nel calcio ci devono stare solo presidenti che hanno le risorse economiche per affrontare un campionato professionistico. Basta con le società senza soldi che rovinano l’immagine del calcio e penalizzano il lavoro dei presidenti virtuosi. Chi non ha i soldi vada a fare campionati dilettantistici”.

GIRONI - L’obiettivo resta sempre quello di portare l’organico a 60 squadre con 3 gironi di Prima Divisione come era un tempo. Ma a questo obiettivo si oppone l’Assocalciatori che chiede la tutela per i professionisti che si troverebbero senza contratto. L’Aic ha chiesto una revisione della riforma, evidenziando come risulterebbe più opportuno dare luogo a due gironi di Prima Divisione e due di Seconda Divisione e suggerisce di ospitare in Lega Pro le seconde squadre dei club di A.

Macalli risponde a Tommasi e lascia chiaramente intendere che per la riforma dei campionati i tempi sono oramai maturi: “mi meraviglio – ha spiegato – che insistano su cose così allucinanti. Non siamo un circo equestre. I presidenti di A piuttosto facciano ingresso nel capitale sociale dei club di Lega Pro, ma noi non possiamo più fare le banche della serie A».

Andrea Contaldi

Pubblicato il 17/7/2012 alle 2.25 nella rubrica Generiche.

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